Seminario: il diritto alla \'buona vita\'

3' di lettura 07/04/2009 - Nei giorni scorsi a Roma si è svolto un seminario sulla ‘buona vita’, cioè la vita dei portatori di handicap e le loro difficoltà.

Nonostante i mass-media ignorino quello che si muove nella vita c’è un mondo vasto fatto di persone in carne ed ossa, di famiglie che viene consegnato all’invisibilità, ridotto al silenzio e quindi non meritevole dell’attenzione del legislatore: è la quotidiana vita del disabile. Il diritto ad una buona vita è diritto primario che non può sopportare esclusioni, cancellazioni, riduzioni a seconda delle condizioni fisiche o intellettive in cui una persona viene a trovarsi. Il caso di Welby e di Eluana, ha scritto Riccardo Bonacina, “sono state occasioni per dire sino all’ossessione quotidiana che così non si può vivere,che così non è più vita e che il costo sociale ed umano è insostenibile”. Così l’ handicap, la disabilità diventano sempre più un fastidio da rimuovere, una realtà da oscurare, un’ imperfezione da cancellare, un peso di cui liberarsi.


Nel convegno sono state delineate tre strade. La prima è quella di riprendere un’offensiva sul piano simbolico e comunicativo, per esempio proponendo ai Prefetti di segnalare al Presidente Napolitano per \"l’onorificenza al merito della Repubblica italiana” persone che si siano particolarmente distinte per l’affermazione del diritto ad una buona vita o genitori che abbiano dedicato tempo, intelligenza e cura a familiari affetti da grave disabilità. Un modo per dire che la forza della Repubblica , la tenuta della coesione sociale dipendono da quanto sapremo valorizzare e riconoscere questo lavoro invisibile per chi è più debole, per chi fa più fatica a tenere il passo.


In secondo luogo, da diverse legislature si è tentato di riconoscere, attraverso un anticipo del trattamento di pensione , il valore sociale del lavoro di cura di tanti genitori o persone che si dedicano a figli gravemente disabili. Un lavoro preziosissimo che solleva le istituzioni da costi molto più onerosi e che rimane invece del tutto non riconosciuto. La via, indicata in una proposta di legge sostenuta da numerose forze politiche ed in discussione alla Commissione Lavoro della Camera, potrebbe essere quella di attribuire a queste persone un numero di contributi figurativi commisurato alla prolungata assistenza ad un soggetto gravemente disabile.


Da mesi si attende la relazione tecnica della Ragioneria dello Stato sui costi derivanti per un provvedimento tanto atteso. Il governo non può continuare a fare melina e magari obbligare anche persone gravemente affette da patologie permanenti o degenerative alla verifica della sussistenza delle condizioni per il mantenimento di magre pensioni di invalidità.


Si individuino le risorse necessarie e si proceda con la necessaria rapidità. Infine c’è un altro provvedimento, giunto ormai alla fase conclusiva dell’esame della Commissione Affari sociale e Sanità della Camera con l’accordo di tutte le forze politiche, che potrebbe rappresentare un segno di civiltà ed umanità per il nostro Paese. Si tratta del ddl sulle cure palliative e sulle terapie del dolore che rappresenta un vero passo avanti sia per non abbandonare malati ormai in fine di vita, sia per consentire condizioni di cura e di assistenza dignitose per chi è affetto da patologie gravemente invalidanti.






Questo è un articolo pubblicato il 07-04-2009 alle 00:37 sul giornale del 06 aprile 2009 - 874 letture

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