Cinquant\'anni fa moriva don Primo Mazzolari

4' di lettura 08/04/2009 -

Don Primo Mazzolari era nato il 13 gennaio 1890 a Cremona e morì da parroco a Bozzolo (Mantova) cinquant\'anni fa il 12 aprile 1959. Di famiglia contadina, aveva fatto i suoi studi nel seminario diocesano di Cremona, dalla seconda ginnasiale fino agli studi teologici, sotto il vescovo Geremia Bonomelli (1831-1914).



I periodi di vacanza li trascorreva a Verolanuova (Brescia) dove suo padre si era stabilito, pur mantenendo sempre stretto contatto con il resto della famiglia rimasta a Boschetto di Cremona. Fu ordinato sacerdote il 25 agosto 1915 a Verolanuova dal vescovo di Brescia monsignor Giacinto Gaggia (1847-1933). Il mese di esercizi spirituali di preparazione all\'ordinazione Primo lo aveva trascorso a Chiari (Brescia) presso l\'abbazia dei monaci benedettini francesi di Solesmes.

Nei primi otto mesi di sacerdozio fu coadiutore nella parrocchia di Spinadesco, presso Cremona, quindi fu incaricato di insegnare italiano, storia e geografia nelle prime classi ginnasiali del seminario e, allo stesso tempo, prestò servizio domenicale a Boschetto dove il parroco titolare era ammalato. Con lo scoppio della prima guerra mondiale don Mazzolari ebbe subito il dolore di perdere il fratello Peppino caduto sul Sabotino, a nord di Gorizia. Anch\'egli fu costretto a partire per la guerra. Dopo la guerra, nel 1920, fu destinato a Bozzolo in veste di delegato vescovile della parrocchia della Santissima Trinità rimanendovi fino al 31 dicembre 1921. Senonché i suoi metodi pastorali e la sua ampiezza di vedute, tra cui non ultima la rispettosa e dialogante amicizia col sindaco del posto, Umberto Donini che era socialista, furono motivo di forte incomprensione e di critica da parte dell\'arciprete della parrocchia principale. A complicare le cose ci si mise, a un certo punto, anche la ferma presa di posizione di don Primo in difesa delle operaie tessili della locale fabbrica di calze. Allora il vescovo lo nominò parroco a Cicognara di Viadana dove, con il sacerdote precedente, si erano verificati seri problemi di convivenza con la gente del luogo.

Poi il suo vescovo, monsignor Giovanni Cazzani (1867-1952) decise di trasferirlo nuovamente a Bozzolo, riunendo sotto le sue cure le due parrocchie del paesino tra le quali persisteva una sorta di campanilistico antagonismo. L\'unificazione realizzata da don Primo pose fine all\'incresciosa situazione. A Bozzolo egli sarebbe rimasto fino alla morte.

Tutti in genere gli riconoscevano un forte senso evangelico e pastorale, capace di calarsi con realismo e pertinenza nella vita concreta e nei problemi più reali e umani della gente, oltre a una grande capacità di incidere sulle coscienze. L\'autorità ecclesiastica, soprattutto per i suoi molti scritti giudicati a volte troppo arditi e provocatori a un certo punto lo colpì con diversi interdetti. Ne La più bella avventura (1934) per esempio, don Mazzolari leggendo la parabola del figliol prodigo, aveva preso le difese del fratello minore scialacquatore e accusava il vuoto perbenismo - da schiavo più che da figlio - del fratello maggiore.

Negli anni della seconda guerra mondiale don Primo partecipò attivamente alla lotta di liberazione. Si adoperò per nascondere e salvare diversi ebrei e antifascisti - ma dopo la guerra avrebbe fatto lo stesso per difendere alcune persone compromesse col regime e ingiustamente perseguitate. Fu anche arrestato e rilasciato e dovette vivere in clandestinità fino al 25 aprile del 1945.

Nel dopoguerra fondò il periodico quindicinale \"Adesso\" (1949-1962) e diversi suoi scritti avrebbero attirato nuove sanzioni e richiami da parte dell\'autorità ecclesiastica. Vicende che avrebbero portato anche alla momentanea chiusura del giornale nel 1951. Negli anni Cinquanta maturò la sua visione sociale prossima alle classi più deboli e soprattutto incentrata sulle tematiche della pace con la condanna della dottrina della \"guerra giusta\" e dell\'ideologia della vittoria. E proprio negli ultimi mesi di vita il parroco di Bozzolo ricevette le prime e più alte attestazioni di stima da parte delle alte gerarchie. È noto come Papa Giovanni xxiii ricevendolo in udienza il 5 febbraio del 1959 lo salutasse con un appellativo gioioso rimasto celebre: \"La Tromba dello Spirito Santo\" dopo che nel novembre del 1957 l\'arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini lo aveva chiamato a predicare agli universitari. In seguito proprio Paolo VI avrebbe detto ricordando don Primo: \"Lui aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a tenergli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. Questo è il destino dei profeti\".






Questo è un articolo pubblicato il 08-04-2009 alle 23:55 sul giornale del 08 aprile 2009 - 860 letture

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