Legambiente alla manifestazione del Forum italiano dei movimenti per l’acqua

20/03/2010 -

“L’acqua è un bene comune, il suo utilizzo deve rispondere a criteri di utilità pubblica e Legambiente è assolutamente contraria a ogni norma che obblighi alla privatizzazione del servizio idrico nel nostro Paese” dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente. Per questo, l’associazione sarà in piazza domani a Roma con il Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Un tema, quello della privatizzazione, tornato d’attualità con l’approvazione della legge Comunitaria alla fine del 2009 che prevede l’obbligo di affidare tramite gara i servizi idrici.



In Italia, l’acqua è stata distribuita per decenni da soggetti interamente pubblici; questo non ha impedito che venisse amministrata in modi inappropriati, anche se, in alcune parti della Penisola, la gestione pubblica ha garantito un servizio efficiente ed efficace. Per Legambiente, nel nostro Paese l’acqua costa troppo poco, negli usi civili come in agricoltura, e anche per questo motivo se ne consuma troppa.

 

Fatto salvo l’accesso universale al servizio, e quindi la garanzia della fornitura di un minimo vitale per ciascuno, il prezzo dell’acqua andrebbe fissato tenendo conto del fatto che si tratta di un bene finito e probabilmente destinato a scarseggiare sempre di più per effetto dei cambiamenti climatici. Un bene, dunque, da consumarsi con parsimonia.

 

“Distinguere in modo rigido, come fanno molti paladini della privatizzazione, tra proprietà dell’acqua che deve rimanere pubblica, come peraltro sancito da innumerevoli norme di legge e convenzioni internazionali, e gestione del servizio che va affidata ai privati, è una formula astratta - prosegue Cogliati Dezza -. Se, come sta avvenendo in quasi tutti i casi di privatizzazione del servizio, i privati che gestiscono l’acqua sono grandi imprese multinazionali, questo rende assai complicato per i ‘controllori’ fare valere l’interesse pubblico nei confronti dei ‘controllati’. E non è vero che l’Europa impone agli stati membri la privatizzazione dei servizi idrici”.

 

“Meglio sarebbe - aggiunge Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria di Legambiente - lasciare a Comuni e Regioni la scelta su come gestire i servizi idrici, tenendo ben presente che si tratta di un bene che non deve sottostare a criteri mercantili. Lo Stato e gli Enti locali devono mettere in campo una forte, autorevole, indipendente autorità pubblica chiamata a controllare che le gestioni rispondano ai criteri di un uso socialmente equo e ambientalmente sostenibile dell’acqua”.

 

L’acqua non è solo quella che esce dal rubinetto di casa ma anche quella che viene scaricata nei fiumi, nei laghi e nei mari e che va prima depurata adeguatamente, oltre a quella che viene usata per irrigare i campi o raffreddare gli impianti delle industrie. La sfida ambientale della gestione della risorsa idrica deve passare anche dalla “gestione della domanda” alla “pianificazione dell’offerta”, partire cioè da una valutazione della reale disponibilità idrica per pianificare in seguito le attività, invece di basarsi sulle richieste idriche e cercare disperatamente di soddisfarle. La nuova legge non cambia il quadro, anzi lo peggiora fortemente, perché non compie alcun passo avanti verso la risoluzione dei veri problemi del settore idrico: l’accesso universale all’acqua potabile, la riduzione delle perdite di rete e dei consumi, la depurazione delle acque reflue.


da Legambiente





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 20-03-2010 alle 10:22 sul giornale del 20 marzo 2010 - 765 letture

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