Caravaggio, la bottega del genio

caravaggio 3' di lettura 02/06/2011 -

Si è conclusa domenica scorsa “Caravaggio, la bottega del genio”; la mostra, che si è tenuta nelle sale di Palazzo Venezia, è stata ideata da Rossella Vodret, mentre la realizzazione ha visto impegnati il Ministero per i Beni Culturali e la Soprintendenza per il Patrimonio storico e artistico della città di Roma.



Pur collocata al limite cronologico delle celebrazioni per i quattrocento anni dalla morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio, la mostra si è rivelata un'autentica miniera di sorprese, capace di meravigliare qualunque visitatore, tanto l'appassionato quanto il profano della storia dell'arte.

Non si è trattato, infatti, della tradizionale galleria di tele e didascalie: anzi, a dire il vero, in mostra non c'era neanche un disegno. Eppure non se n'è avvertita la mancanza, dal momento che è stata la tecnica stessa di Caravaggio ad essere svelata fin nei suoi segreti più intimi.

La prima sorpresa è arrivata dalla sala interattiva, in cui era presente la ricostruzione della cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi. Alle indagini degli anni Cinquanta con i raggi X si sono aggiunte quelle più recenti con gli infrarossi, le quali hanno mostrato i non pochi ripensamenti che hanno caratterizzato la composizione delle prime due tele del ciclo di San Matteo, ovvero la Chiamata e il Martirio.

Esami complessi, fino ad oggi patrimonio dei soli addetti ai lavori, e che invece le mostre come “La Bottega del genio” mettono finalmente alla portata di tutti: un semplice tocco sullo schermo di un computer permette infatti di scoprire i dettagli architettonici di un tempio in rovina che faceva da quinta alla scena del martirio, poi inghiottito da quel fondo nero divenuto un marchio di fabbrica della pittura caravaggesca. Ma le sorprese, è il caso di dirlo, non finiscono qui.

Nelle sale successive troviamo la casa-bottega di Caravaggio, che rivive grazie anche ad un meticoloso lavoro di scavo fra le chilometriche scaffalature dell'Archivio di Stato, che ha riportato alla luce una serie di importanti documenti sul soggiorno romano del pittore.

Contratti, denunce e soprattutto preziosi inventari, stesi allo scopo di pignorare i pochi beni dell'artista, oggi consentono di confermare quello che da tempo si sospettava: per dipingere dal vero i suoi soggetti Caravaggio aveva modificato l'interno della sua abitazione ricavandone una “camera oscura”, dotata di un'apertura nel soffitto per far entrare la luce, che il pittore regolava utilizzando lenti e specchi.

Di questo dispositivo la mostra ha proposto una versione efficace, culminante con la suggestiva ricostruzione della scenografia all'interno della quale è stato realizzato il San Girolamo, che ancora oggi possiamo ammirare nelle sale della Galleria Borghese. In conclusione “La bottega del genio” è stata qualcosa di più di una mostra, bensì un vero e proprio viaggio nella mente di Caravaggio, in cui è stato possibile cogliere in un modo nuovo gli elementi straordinari e innovativi della sua arte, che non smettono di affascinare collezionisti e semplici visitatori di ieri e di oggi.






Questo è un articolo pubblicato il 02-06-2011 alle 21:28 sul giornale del 03 giugno 2011 - 1082 letture

In questo articolo si parla di cultura, fabrizio chiappetti

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