Mario Giacomelli al Museo di Roma in Trastevere

2' di lettura 10/10/2012 - Al Museo di Roma in Trastevere sono esposte 90 immagini e 13 tra documenti e lettere del celebre fotografo marchigiano (Senigallia, 1925 – 2000) la cui arte fotografica, senza precedenti, sfugge ad ogni scuola o definizione e in cui le immagini sottolineano l’aspetto emotivo della realtà.

Per tutta la vita ha continuato a definirsi un tipografo eppure è considerato il più grande fotografo italiano del Novecento fin da quando, nel 1963, il curatore del MoMA di New York acquisì per il Museo la serie Scanno, inserendo anche una fotografia nel prestigioso catalogo Looking at Photographs.

Le immagini e i documenti in mostra sono stati selezionati tra i materiali che il CRAF ha acquisito nel 1995 con l’archivio di Luigi Crocenzi costituito da lettere, libri e fotografie che l’uomo di cultura fermano aveva raccolto nel corso degli anni. Tra questi materiali spicca per il suo enorme valore il corpus di oltre 250 vintages realizzati da Mario Giacomelli dagli anni ’50 alla fine degli anni ’70. Giacomelli e Crocenzi furono legati da un profondo rapporto di amicizia che si tradusse anche nella collaborazione alla sceneggiatura di Un uomo una donna un amore nel 1961 e di A Silvia nel 1963.

Nella prima parte della mostra vengono presentate le serie di fotografie degli anni ’50: Prime fotografie, Nudi, Mare, i Paesaggi (che si sono poi riproposti lungo tutta la vita artistica di Giacomelli), Puglia, Gente dei campi, risalenti a quegli anni e quindi Lourdes (1957) e Scanno. Seguono quindi Mattatoio (1961), Io non ho mani che mi accarezzino il viso (1962-63), A Silvia (1964), La buona terra (1964-65), Verrà la morte e avrà i tuoi occhi,Motivo suggerito dal taglio dell’albero (1967-69), Caroline Branson (la serie realizzata tra il 1971 e il 1973), fino a Studenti (del 1977).

Nel momento in cui Giacomelli organizzò il suo discorso come simbolico, superò l’estetica crociana e spostò il suo messaggio verso un espressionismo fotografico che esasperava l’aspetto emotivo della realtà sottolineato dai contrasti, dai segni. Inoltre al pari di Federico Fellini nel cinema, Giacomelli ribaltò completamente anche il punto di vista del neorealismo introducendo nelle immagini una nuova poesia tonale, anche onirica e realizzando racconti fotografici che si esprimevano sia nei ritratti sia nei paesaggi.

Curatore/i
Walter Liva
Catalogo
Litho Stampa






Questo è un articolo pubblicato il 10-10-2012 alle 19:35 sul giornale del 11 ottobre 2012 - 766 letture

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