5G e i potenziali rischi sulla salute

3' di lettura 28/12/2019 - Quando parliamo di inquinamento il primo pensiero vola a ciò che vediamo o percepiamo con i sensi come lo smog o le plastiche che invadono le nostre città, i nostri mari e i nostri fiumi. Ma non dobbiamo mai dimenticare, o sottovalutare, le forme di inquinamento nascoste e, per alcuni aspetti, più pericolose proprio in quanto non visibili o percepibili attraverso uno dei nostri cinque sensi. Stiamo parlando dell'inquinamento elettromagnetico.

Si apre in tutto il mondo un dibattito sull'applicazione della tecnologia 5G. Amata e pubblicizzata dalle compagnie telefoniche e dall'amministrazione politica con tanto di pubblicità, contestata oltre che dalle varie associazioni anche dalla popolazione sempre più sensibile e preoccupata alle minacce per i potenziali rischi sulla salute che questa tecnologia porta, inevitabilmente, con sè. Anche in Italia le future Smart City destano molta preoccupazione.

Il 2 marzo 2019 si è svolto, infatti, il primo meeting promosso dall'Alleanza Italiana Stop 5G che è culminato con la 'Risoluzione di Vicovaro', contenente linee di indirizzo per Governo, Parlamento, Enti Locali e Associazioni, sulla scorta dell'irrinunciabile e condivisibile principio di precauzione. Oltretutto, sempre più amministratori locali si oppongono ad introdurre le antenne di nuova generazione nei loro territori.

Ma cosa sono le nuove antenne 5G?

Questa tecnologia si basa sulle radiofrequenze a microonde millimetriche che necessitano dell'installazione di mini-antenne che poi sommandosi alle antenne 2G, 3G e 4G WI-Fi, Wi -Max metterebbero a rischio la salute degli elettrosensibili e non solo. Nonostante la mancanza del preventivo parere sanitario obbligatorio, come previsto dalla legge nr. 833 del 23 dicembre 1978, la sperimentazione va avanti ugualmente. La recente condanna del TAR Lazio contro lo stato "inerte " per la mancanza dell'informazione del pericolo invisibile dell'elettrosmog ne è la conferma. Ma il tema è ancora controverso. Da una parte c'è la conquista e l'accettazione di qualunque tecnologia, dall'altra v'è la preoccupazione per il forte impatto sull'ambiente e sulle persone. Pare certo, per pra, che le prime sperimentazioni nella Regione Lazio partiranno sul territorio dell'Aquila e su quello romano. Ma ci sono comuni che dicono 'NO' al 5G già da tempo.

Ai primi di agosto 2019 è nato, in contemporanea con altri coordinamenti regionali, il coordinamento Stop 5G Lazio di Alleanza Italiana Stop 5G che ha in Annalisa Buccieri la sua referente. L’obiettivo è di lavorare all’unisono in tutta Italia interscambiando metodologie e strategie condivise. Come primo atto tutti i sindaci del Lazio verranno raggiunti da una istanza di moratoria. Attraverso comitati e associazioni locali, nei comuni di Roma, Rieti, Cerveteri, Ladispoli, Frascati, Fiumicino, Grottaferrata, Monterotondo, Montecompatri e Rocca di Papa vengono individuati dei referenti locali per riuscire a produrre un'azione capillare mirata più incisiva e strutturata.

A novembre 2019, invece, il coordinamento Stop 5G Lazio ha inviato alla Commissione Agricoltura e Ambiente della Regione Lazio una richiesta di calendarizzazione della proposta di legge regionale N°25/2018, “Legge Quadro a tutela della salute pubblica dall’elettrosmog”.
Diversi i comuni laziali e municipi romani che hanno già adottato provvedimenti così come alcuni sindaci hanno già preso posizione sul 5G.

da Marzena Brzostowska






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-12-2019 alle 18:30 sul giornale del 29 dicembre 2019 - 461 letture

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