Conclusa visita del ministro degli Esteri cinese a Roma, in clima diverso rispetto a un anno e mezzo fa

5' di lettura 28/08/2020 - La cronaca di questi giorni si è concentrata anche sulla significativa prima visita all'estero di un alto esponente politico cinese dallo scoppio della pandemia da Coronavirus: il ministro degli Esteri di Pechino Wang Yi, che a Roma ha incontrato il suo omologo Luigi Di Maio, con cui ha rilasciato alla stampa dichiarazioni congiunte.

Scopo ufficiale della visita (che prosegue in altre capitali europee) era rinsaldare i rapporti tra Cina e UE, di fronte a non meglio precisate "forze esterne" autrici di "provocazioni e danneggiamenti" nei confronti di queste stesse relazioni.E', chiaramente, questo del Governo cinese, un riferimento neanche troppo velato agli USA di Donald Trump: che, guarda caso, proprio ai primi di agosto ha inviato - in evidente simmetria - il suo Segretario di Stato, Mike Pompeo, a vistare Austria, Regno Unito, Repubblica Ceca, Danimarca, Polonia e Slovenia (ma non l' Italia), per rafforzare i rapporti tra questi Paesi, gli USA e la NATO.

Da Roma, Wang si è spostato alla volta di Olanda, Norvegia, Francia e Germania: con l' Italia, tutti partner commerciali di primo piano della Cina. In conferenza stampa a Villa Madama, Wang ha puntato il dito contro il "vento di unilateralismo e di Guerra Fredda" che sente soffiare nel mondo. Una deriva, ha assicurato, che la Cina "non intende permettere". L'obiettivo geo-strategico di Pechino sembra chiaro: dare peso all'Europa per cercare una sponda amica nella crescente tensione - sul piano sia commerciale, da anni, che geopolitico - con Washington.Con gli USA, infatti, mentre si parla d' una prossima ripresa (comunque non facile) delle trattative commerciali, negli ultimi mesi i fronti aperti si sono moltiplicati: dalla vendita di armi americane a Taiwan alla contestata "legge sulla sicurezza" ad Hong Kong ( l' "altra Cina" e l'ex.colonia britannica, insieme a Tibet e minoranze etniche, come gli Uiguri nel Turchestan cinese, restano non solo tra le prime ragioni di critica al regime cinese da parte dell'opinione democratica internazionale, ma anche tra i principali punti di frizione tra Washington e Pechino). Dalle accuse di Washington sulle responsabilità cinesi per il Coronavirus alla crociata tecnologica contro il 5G di Huawei e le app "Tik Tok" e "WeChat". Uno scenario complicato, nel quale a Pechino farebbero molto comodo degli alleati: in primo luogo i Paesi della UE, verso la cui integrazione gli USA, invece, già da prima di Trump, si mostrano al massimo "tiepidi". Così, "un'Europa unita, stabile e prospera è importante per tutto il mondo: questo è il nostro giudizio strategico", ha sostenuto Wang; "e la Cina - promette - continuerà a sostenere l'integrazione europea con le proprie azioni concrete".

L l'Italia, in questo contesto di attriti tra le due superpotenze mondiali ( con la terza, anzi seconda, la Russia di Putin, non troppo nemica ma neanche troppo amica, di ambedue, che per ora sta guardare, prendendo però le sue iniziative), punta a giocare "un ruolo di ponte", ha spiegato il titolare della Farnesina Di Maio: pur ribadendo che il Paese "terrà fede alle proprie alleanze storiche", vale a dire gli USA e la NATO. Una posizione che per Di Maio consente "un rapporto sano e leale", basato sulla "franchezza" nel dialogo con la Cina.

Sono tanti i dossier sul tavolo della visita italiana di Yi. Senza poter qui entrare nei loro dettagli, come nei possibili retroscena, ricordiamo quelli più caldi: 5G (oggetto, da tempo, di forti critiche da parte degli ambientalisti, che lo reputano pericoloso per ambiente e salute umana), investimenti cinesi nel sistema infrastrutturale italiano, opportunità per le imprese italiane nel mercato cinese, nuova "Via della seta" (questione storica, di cui già si discusse a lungo nella visita di Xi JinPing a Roma del marzo 2019, con firma di un Memorandum preliminare Italia-Cina), posizione italiana su Hong Kong, Tibet e anche Taiwan.

In effetti, sembrano lontani i tempi dei tappeti stesi a Xi Jinping nella capitale. E non poteva essere diversamente, con "in mezzo" lo scoppio dell'epidemia di Covid-19, e le forti polemiche sulle presunte responsabilità cinesi quantomeno nell'iniziale sottovalutazione della pericolosità del virus, sottovalutazione che ha avuto conseguenze enormi per tutto il mondo.

Per Wang "Oggi gli interlocutori principali sono gli stessi di allora – il presidente del Consiglio Conte e Di Maio, ...nel frattempo divenuto titolare degli Esteri – ma a Roma", ha sottolineato, in un'intervista a una testata specializzata in politica internazionale, il sinologo Giovanni Andornino, docente di Relazioni internazionali dell’Asia orientale all’Università di Torino e vicepresidente del Twai (Torino world affairs institute), "prevale un sentimento assai più disincantato, che mi pare orientato più a un "tagliando" degli accordi di un anno e mezzo fa,che non a un loro rilancio"

Mentre terminava a Roma la visita del ministro cinese, e mentre, all'interno della Santa Sede, si intensificano le voci di una piena disponibilità vaticana verso la Cina, per la firma del rinnovo dell' Accordo provvisorio sulle nomine dei vescovi, "Il Partito comunista cinese sta rubando la tecnologia americana e la sua proprietà intellettuale per costruire il suo potere militare ed economico", ha scritto @USinHolySee, tweet ufficiale dell'Ambasciata USA, sopra una foto che ritrae il presidente Xi Jinping. Il tweet , a chi sa leggere tra le righe, sembra destinato proprio al Vaticano, come avvertimento del tipo “Guarda chi frequenti!” (e, diremmo, anche implicito invito a non ripetere, con Pechino, gli errori commessi negli anni ’70-’80,quando la Chiesa cattolica, in nome del progressismo, non esitò ad accordarsi coi regimi dell’Est Europeo sulla testa della “Chiesa del silenzio”, perseguitata da quei regimi, acconsentendo alla nomina di vescovi e arcivescovi fedeli al potere comunista). E rilancia un articolo di "ShareAmerica" che racconta del furto subìto, dalla società americana Avago, di tecnologie volte al miglioramento delle reti wireless da parte di un dipendente, proprio "a vantaggio del governo cinese". "I funzionari statunitensi - si legge nell'articolo - hanno citato quel furto come un esempio di 'approccio espansivo' del Partito comunista cinese al furto di tecnologia e proprietà intellettuale. Il suo obiettivo? Far avanzare il proprio potere militare ed economico e raggiungere il dominio scientifico globale".


di Fabrizio Federici
redazione@vivereroma.org





Questo è un articolo pubblicato il 28-08-2020 alle 19:59 sul giornale del 29 agosto 2020 - 188 letture

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