Coronavirus: Crisanti, docente di microbiologia a Padova, al lavoro per un "Piano nazionale di sorveglianza" voluto dal Governo

6' di lettura 31/08/2020 - Cosa ci riserva l'autunno, sul piano della battaglia contro il Coronavirus? L' OMS delinea tre possibili scenari per i prossimi mesi, con diverso livello di gravità, e differenziati anche secondo le varie aree del mondo: ponendo però l'accento anche sul rischio di un aumento di casi legato, un po' in tutto il mondo, alla riapertura delle scuole.

Intanto, in Italia, uno studio per un "Piano nazionale di sorveglianza" sul Coronavirus, per quadruplicare il numero di tamponi che quotidianamente vengono fatti, dai 75/90.000 attuali a 300.000, è stato chiesto dal ministero della Salute - come riferito da alcuni quotidiani e agenzie di stampa - al prof. Andrea Crisanti, docente di Microbiologia all' Università di Padova, considerato il "padre" della strategia dei tamponi diffusi realizzata dalla Regione Veneto.

Scienziato di fama, già intervenuto in trasmissioni tv da luglio scorso, dedicatosi,negli ultimi mesi, a studiare attentamente la situazione del comune veneto di Vo' Euganeo (Padova), sul piano soprattutto del possibile "ruolo" dei pazienti asintomatici, Crisanti ha spiegato così l'origine del suo coinvolgimento: «Tutto è nato da un colloquio informale con il ministro D'Incà (Rapporti col Parlamento e Riforme, N.d. R.) ) e il sottosegretario alla salute Sileri, che mi hanno chiesto cosa fare per affrontare la nuova ondata di contagi. Ho dato il mio contributo di idee e loro mi hanno sollecitato a mettere tutto nero su bianco».

Il progetto, allora, da alcuni giorni sarebbe in valutazione da parte del ministero della Salute e del Comitato tecnico scientifico. La nuova strategia che l'Italia potrebbe adottare nei prossimi mesi prevederebbe una spesa iniziale di 40 milioni, più 1,5 milioni al giorno per la sua gestione ed esplicazione. Sull'aumento dei casi di Covid-19 registrato in Italia negli ultimi giorni, Crisanti ha voluto anzitutto tranquillizzare, per quanto possibile, l' opinione pubblica spiegando che "questa ripresa della trasmissione presenta delle differenze rispetto a quanto abbiamo osservato durante i terribili mesi di febbraio, marzo e aprile: la maggior parte delle persone infette sono giovani in grande maggioranza asintomatici o con sintomatologia molto lieve. E, cosa confortante, il numero delle persone ricoverate nei reparti Covid e rianimazione aumenta di poche unità al giorno senza mettere sotto pressione il sistema sanitario".

"Nel giorno in cui l'Italia è entrata in lockdown - ricorda il professore - i reagenti per i tamponi scarseggiavano, i test venivano eseguiti solo su persone ricoverate in ospedale che versavano in gravi condizioni e molti malati rimanevano a casa senza cure e diagnosi. Nessuna traccia allora degli asintomatici, la cui presenza e contributo alla trasmissione era negata con vigore da tutte le autorità sanitarie. Tutti ora concordano - aggiunge - che quei numeri erano una drammatica sottostima della realtà". Al contrario, "nella fase attuale, consapevoli del fatto che le persone infette possano essere asintomatiche o presentare una sintomatologia lieve, si eseguono test a persone che prima sarebbero state trascurate e quindi i dati sono molto più rappresentativi della reale trasmissione del virus". E' cioè normale, aggiungiamo, che , con un numero di tamponi quotidianamente effettuati in tutta Italia molto superiore a prima, si registrino piu' casi di infezione da Coronavirus: ma molto importante è appunto la diversa diffusione del virus stesso per classi d'età.Ora - se si eccettuano casi particolari, come il nuovo focolaio scoperto ultimamente in una RSA in Lombardia - gli anziani risultano complessivamente piu' al sicuro dalla malattia, data l'adozione a tappeto di misure preventive quotidiane: mentre son piu' colpite le classi d'età piu' giovani, che peraltro, senza voler criminalizzare nessuno, generalmente sono le le meno attente anche alle più semplici misure di prevenzione.

Ma come funzionerebbe il Piano di sorveglianza? Si prevede- ha spiegato ancora Crisanti - di attivare “venti nuovi laboratori in ogni Regione, in grado di arrivare a processare 10mila tamponi al giorno e coordinati dal Governo. Saranno supplementari alle Microbiologie già presenti e gestiti dalle Regioni. Parliamo di strutture fisse e mobili, cioè tir attrezzati per andare a fare i tamponi e ad analizzarli subito in aree remote o in difficoltà”. Crisanti ha insistito poi sull’ importanza di applicare la strategia in modo omogeneo in tutta Italia (e qui, aggiungiamo che proprio questa vicenda del virus dovrebbe far riflettere tutte le forze politiche sull'eccessivo trasferimento di competenze in sanità degli ultimi 40 anni alle Regioni, divenute vere e proprie "Repubbliche della salute"!); e di aumentare la sorveglianza in scuole, uffici pubblici e alle frontiere, per intercettare i "casi di importazione". Per questo - ha suggerito il microbiologo - bisognerà "stringere un accordo con Google, per utilizzarne i dati relativi agli ingressi in Italia dall’estero, che il portale registra attraverso il movimento dei telefonini. Chi arriverà alle frontiere o in aeroporto sarà invitato a sottoporsi a tampone e anche a quarantena, se sarà il caso”.

Un appoggio importante al "piano Crisanti" è venuto dal celebre infettivologo Massimo Galli , primario del "Sacco" di Milano: il quale ha spiegato alla stampa che «i conti fatti da Crisanti sono giusti», ed anzi, «Al momento un potenziamento di questo genere non è evitabile». Sottolineando come l’idea dei laboratori non sia però sufficiente per garantire, in tutta Italia, un’adeguata capacità diagnostica in caso di aumento di contagi e tracciamenti necessari. «Serve un potenziamento a larga scala della medicina territoriale in toto, partendo dalla rete di pediatri e medici di famiglia»: reti che negli ultimi anni, in varie regioni italiane, sono state invece smantellate, spesso a favore delle strutture private. E il caso anzitutto della Lombardia: assai meno del Veneto, dove, non a caso, è stato possibile un episodio positivo di lotta al virus come quello, ricordato, di Vo' Euganeo, dove sin dai primi di marzo la rapida creazione di una "Zona Rossa", una massiccia campagna di tamponi sulla popolazione e il controllo dei contatti dei soggetti positivi permisero di contenere al massimo la diffusione della malattia.

L’obiettivo di tutta l'operazione - ha precisato Galli - è individuare gli asintomatici, fondamentali «perché serbatoio di distribuzione del virus verso i più fragili».

Il discorso dell’infettivologo non cambia per le scuole, di prossima riapertura in tutto il Paese. «Il test sierologico per il personale della scuola è necessario per i medesimi motivi delle RSA», spiega. E proprio a proposito del rientro a scuola, Galli ha aggiunto che un’opzione potrebbe essere iniziare a lavorare su campioni di saliva degli studenti. Senza per forza effettuare tamponi in massa, in ogni scuola si potrebbe "chiedere ogni 7 o 15 giorni a tutti i ragazzi un po’ di saliva, mettere il materiale insieme e analizzare questo campione»: in pratica, solo in caso di risultato positivo scatterebbe la procedura del tampone per tutti.


di Fabrizio Federici
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Questo è un articolo pubblicato il 31-08-2020 alle 21:58 sul giornale del 01 settembre 2020 - 197 letture

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