L' ISTAT: nel secondo trimestre 2020, il calo del Pil italiano peggiore dal 1995, in una crisi che ha colpito domanda e offerta

3' di lettura 31/08/2020 - L' ISTAT ha comunicato i primi dati complessivi sull'andamento del'economia nazionale nel secondo trimestre dell'anno (aprile-giugno: quando il Paese stava faticosamante uscendo dall' "ora piu' buia" della lotta al Coronavirus). Soffermiamoci soprattutto sui dati relativi al Prodotto Interno Lordo, piu' signifcativi in termini di macroeconomia e di ragionamenti adeguati sugli effetti economici dello "tsunami" Covid-19.

Nel secondo trimestre del 2020 - informa l' ANSA - il Pil italiano è diminuito del 12,8% rispetto al trimestre precedente (gennaio-marzo), e del 17,7% nei confronti del secondo trimestre del 2019. La stima preliminare della variazione congiunturale del Pil diffusa il 31 luglio 2020 era stata del -12,4%, mentre quella tendenziale del -17,3%: il dato effettivo, come vediamo, è stato di poco superiore alla stima preliminare.

Il nostro Pil non aveva mai registrato un calo così consistente dal 1995. Lo sottolinea sempre l' ISTATprecisando, inoltre, che la variazione complessiva acquisita per il 2020 (contando, cioè, ambedue i trimestri) è pari a -14,7%. " La stima completa dei conti economici trimestrali - scrive l'Istat - conferma la portata eccezionale della diminuzione del Pil nel secondo trimestre per gli effetti economici dell'emergenza sanitaria e delle misure di contenimento adottate, con flessioni del 12,8% in termini congiunturali e del 17,7% in termini tendenziali, mai registrate dal 1995" (va tenuto presente, però, che il secondo trimestre 2020 ha avuto una giornata lavorativa in meno rispetto sia al trimestre precedente che al secondo trimestre del 2019).

Ma quali fattori, esattamente, calando fortemente rispetto al 2019, hanno causato la caduta del Pil? E' stata soprattutto la domanda interna, con un apporto particolarmente negativo dei consumi privati, e analoghi contributi negativi di investimenti e variazione delle scorte.Un quadro, osserviamo, da crisi economica globale: cioè, non da crisi legata soprattutto a un forte calo della produzione, dell'offerta (che pure c'è stato nell' Italia del 2020), nè, all'opposto, da crisi causata soprattutto da calo della domanda interna. La crisi che ha colpito l' Italia nel primo trimestre, e ancor piu' per buona parte del secondo trimestre 2020, ha agito, per evidenti motivi, sul fronte sia della domanda che dell'offerta ( e appunto per questo, aggiungiamo, poteva essere anche molto piu' grave di come è stata).

Anche la domanda estera ha giocato la sua parte, con la riduzione delle nostre esportazioni (- 26,4%) più decisa di quella delle importazioni (-20,5%).Insomma - "mutatis mutandis", è chiaro, e senza comunque arrivare a catastrofi di quel genere - la crisi italiana di quest'anno, se fosse proseguita e peggiorata, rischiava di riecheggiare insieme le situazioni della Repubblica di Weimar del 1923 e degli USA del '29.

In particolare, rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna sono stati in diminuzione, con cali dell'8,7% per i consumi finali nazionali e del 14,9% per gli investimenti fissi lordi.

Si registrano andamenti congiunturali negativi per il valore aggiunto in tutti i principali comparti produttivi, con agricoltura, industria e servizi diminuiti, rispettivamente, del 3,7% (ovviamente l'agricoltura è il settore che meno ha risentito della crisi), del 20,2% ( pensiamo a quante fabbriche hanno chiuso i battenti, anche solo temporaneamente) e dell'11%. Quanto invece alla spesa della famiglie, ha registrato una diminuzione in termini congiunturali del 12,4%. In particolare, gli acquisti di beni durevoli sono diminuiti del 21,4% ( dato, ovviamente, il loro costo piu' elevato rispetto agli altri), quelli di beni non durevoli del 4,4%, quelli di servizi del 15,8% e quelli di beni semidurevoli del 15,1%.


di Fabrizio Federici
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Questo è un articolo pubblicato il 31-08-2020 alle 22:08 sul giornale del 01 settembre 2020 - 133 letture

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