A Montecitorio, il Presidente Fico incontra i familari di Graziella De Palo e Italo Toni, i giornalisti scomparsi a Beirut 40 anni fa

4' di lettura 02/09/2020 - Mercoledì 2 settembre, il presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, incontrerà a Montecitorio i familiari di Italo Toni e Graziella De Palo, i due giornalisti italiani scomparsi - in circostanze , a tutt'oggi, ancora da chiarire - nel 1980 a Beirut. Con loro, esattamente nel quarantennale della scomparsa dei due giornalisti (2 settembre 1980),ci sarà una delegazione della Federazione nazionale della Stampa italiana, composta dal presidente Giuseppe Giulietti e dall'avvocato Giulio Vasaturo.

Il 2 settembre 1980, Graziella De Palo e Italo Toni escono dall’ Hotel "Triumph" di Beirut e salgono su un’auto mandata dall’organizzazione palestinese Al Fatah, la fazione da sempre maggioritaria dell' OLP. Di loro si perde ogni traccia. Sono passati quarant’anni, e la verità sulla loro sorte è ancora lontana. De Palo (24 anni) e Toni (50), compagni nella vita e vicini al Partito radicale, erano esperti di politica internazionale e si erano segnalati, poco prima del fatale viaggio in Libano, per inchieste clamorose (in particolare su "Paese Sera").

Lei aveva raccontato il traffico delle armi che partivano dall’Italia e, invece che ai destinatari "ufficiali", attraverso il perverso gioco delle "triangolazioni" finivano ( e finiscono probabilmente tuttora) a terroristi di vario genere, compresi i brigatisti rossi (e,a volte, anche neri). Lui aveva descritto i campi di addestramento in cui i miliziani palestinesi si preparavano (e tuttora si preparano) alla guerriglia. Il viaggio in Libano, organizzato con la collaborazione dei rappresentanti in Italia dell’OLP, li portava nel cuore delle loro indagini, in un Paese ancora devastato dalla guerra civile (che sarebbe terminata solo nel 1990, con la sostanziale vittoria dei siriani, nuovi padroni del Libano); e dove, perdipiu', il conflitto israelo-palestinese aveva uno dei suoi piu' intricati scenari (solo 2 anni dopo, proprio nel Paese dei cedri sarebbe avvenuta la quinta guerra arabo-israeliana, con Arafat costretto, poi, a prender temporaneamente la via dell'esilio).

«I familiari ribadiranno al presidente Fico l'accorata richiesta affinché vengano messi a disposizione dell'autorità giudiziaria e dei legali tutti i documenti tuttora conservati nell'archivio dell'Aise (l' Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna, il nuovo servizio segreto per l'estero creato nel 2007,.N.d.R.) riguardanti le attività in merito alla vicenda del capocentro Sismi in Libano dell'epoca, colonnello Stefano Giovannone», anticipa l'avvocato Vasaturo.

Richiesta che gli avvocati dei familiari e l'avvocato della FNSI hanno già avanzato: ricevendo ancora, lo scorso giugno, l'ennesimo diniego da parte del Presidente del Consiglio Conte, in ordine alla richiesta di accesso agli atti dei servizi segreti, di cui i legali hanno chiesto il sequestro da parte dell'autorità giudiziaria.

«È inaccettabile – afferma il presidente della FNSI Giulietti – che a 40 anni di distanza il governo ponga ancora il segreto rispetto ad attività e a depistaggi di Stato. I familiari dei giornalisti Italo Toni e Graziella De Palo attendono giustizia e verità da quattro decenni. Da quattro decenni non hanno neanche un posto dove poter piangere i loro congiunti. Il sindacato dei giornalisti continuerà a battersi per fare piena luce su ciò che è accaduto».

Quel 2 settembre 1980, Graziella e Italo spariscono nel nulla. I palestinesi, che controllano la parte Ovest della città in cui si trova l’albergo dei giornalisti, accusano le milizie cristiane che controllano la parte Est, e viceversa. In mezzo, la figura del colonnello Stefano Giovannone, capocentro del Sismi a Beirut,e già amico personale di di Aldo Moro, che da Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, negli anni '60- '70, si eraoccupato parecchio di Medio oriente: e che aveva nominato due volte Giovannone nelle lettere scritte dal "carcere" dei brigatisti.

Nel 1984 il Governo Craxi appose all’inchiesta il segreto di Stato, in seguito prorogato dal Governo Berlusconi. Nel 2014, essendo trascorsi i trent’anni previsti come limite massimo a tale provvedimento, una parte dei documenti è stata desecretata. Non però le carte decisive: tanto da spingere la FNSI, il 25 giugno scorso, a chiedere il sequestro, presso la Presidenza del Consiglio, di tutti gli atti relativi all’inchiesta.

A non arrendersi mai, in questi quarant’anni, sono stati i familiari dei due giornalisti, insieme ad alcuni esponenti politici e intellettuali. Nel dicembre 2019, su richiesta loro e di alcuni colleghi di Graziella e Italo, la Procura di Roma ha accettato di riaprire le indagini.

Come, in seguito, per il caso di Ilaria Alpi, cosa è successo veramente? Quale losco traffico, evidentemente imbarazzante per alte sfere politico-militari-finanziarie, non solo del Libano, avevano scoperto i due giornalisti? E soprattutto, chi, e perchè, ha interesse invece a tenere tutto nascosto?


di Fabrizio Federici
redazione@vivereroma.org





Questo è un articolo pubblicato il 02-09-2020 alle 01:08 sul giornale del 03 settembre 2020 - 215 letture

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