Il Comune di Nemi chiede alla Germania il risarcimento dei danni per il rogo nazista delle navi romane nel '44

4' di lettura 02/09/2020 - Esattamente 76 anni fa, la notte fra il 31 maggio e il 1 giugno 1944, a liberazione di Roma ormai imminente, un incendio doloso devastava il Museo delle Navi romane di Nemi. Inaugurato quattro anni prima, ad aprile del '40, alla presenza di Mussolini, per ospitare le due gigantesche navi cerimoniali romane, usate dall''imperatore Caligola (37- 41 d. C.), che, dopo aver giaciuto per secoli sul fondo del lago ( e dopo vari infruttuosi tentativi di recupero, dal XV al XIX secolo), erano state portate alla luce tra il 1928 e il '32, con operazioni complesse, giunte addirittura a svuotare parte del lago.

Oggi il Comune di Nemi ha votato recentemente una delibera, firmata dal sindaco Alberto Bertucci, in cui si chiede ufficialmente alla Germania il risarcimento finanziario per i danni morali e materiali subìti dallo Stato italiano ( per distruzione di un bene archeologico di grande importanza) e dalla stessa città di Nemi.La delibera, infatti, sottolinea la gravità del danno subito da tutto il "circondario" nemorense, per la distruzione appunto di un bene archeologico dotato anche di forti capacità di attrazione turistica: capacità che potevano suscitare legittime aspettative di sviluppo economico per gli abitanti e le imprese di tutta la zona (in termini di diritto civile, si potrebbe parlare di "probabili lucri cessanti").

"Quel danno irreparabile di un bene archeologico non fu il risultato di una imprevedibile azione bellica - spiega il primo cittadino, Albertucci - ma un consapevole gesto di sfregio. Per questo chiediamo il risarcimento". "Ma vorremmo - prosegue - che, con un gesto significativo di spirito europeo, le autorità tedesche collaborassero con noi per ricostruire ciò che emerse delle due navi ricorrendo alle nuove tecnologie di riproduzione. Grazie a un libro dell' Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato del tempo ( opera molto dettagliata, piu' volte ripubblicata nei decenni successivi, N.d.R.), abbiamo una grande mole di dati, misure, immagini per procedere a un’opera di riproduzione, in concorso col Governo tedesco e magari con la mediazione del nostro Ministero per i Beni e le Attività culturali".

Il recupero delle navi rappresentò una grande impresa archeologica, che permise anche di capire meglio molte tecniche navali dell'epoca romana. Dopo la ristrutturazione postbellica, il Museo (che sorge proprio sulle rive del lago, e dal 2014 è gestito dal MIBACT tramite il Polo Museale del Lazio, oggi Direzione Regionale dei Musei) è stato adibito ad ospitare un tratto dell'antica Via Sacra, i modelli in scala 1:5 delle navi fatti, dopo l'incendio, sulla base dei disegni eseguiti dagli ingegneri della Marina all'epoca del recupero, pannelli illustrativi, il poco materiale scampato all'incendio e reperti del vicino Tempio di Diana Aricina, in epoca romana importante centro religioso e politico (tutta la zona dei laghi dei Castelli, dalla romanità al Medioevo e Rinascimento, è stata sempre luogo di raduni e rituali mistico-magico-esoterici, con probabili sconfinamenti addirittura nel satanismo). Le navi di Caligola, secodo la maggior parte degli storici, non venivano usate solo a scopi di piacere, ma anche per vere e proprie cerimonie religiose.

Negli ultmi giorni di maggio del '44, una batteria tedesca di artiglieria composta da 4 cannoni, appartenente al 163mo Gruppo antiiaereo motorizzato, si era posizionata nei pressi del museo; i soldati si erano sistemati all'interno, allontanando i custodi e le loro famiglie. La notte fra il 1 31 maggio e il 1 giugno del '44, dopo una giornata di violenti bombardamenti alleati e cannoneggiamento della zona, un incendio devastò il museo. Dopo la liberazione di Roma viene istituita una Commissione d'inchiesta, che esclude che l'incendio sia stato provocato da bombe di aviazione o proiettili d'artiglieria; e conclude per l'origine dolosa, considerati anche i danneggiamenti volontari inflitti già in precedenza dai soldati tedeschi al patrimonio archeologico del museo e il mancato uso dei sistemi di spegnimento in dotazione.

La Repubblica tedesca non si è ancora pronunciata sulla domanda del Comune di Nemi: che rientra in pieno nella grande campagna di recupero dei beni culturali illegalmente confiscati dai nazisti, o almeno di richiesta risarcimento nel caso di beni andati distrutti, che, a 75 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, ancora non può dirsi conclusa. Mentre va detto che uno dei massimi esperti delle navi di Nemi, l'architetto Giuliano Di Benedetti (autore di vari saggi sul tema), da un lato ipotizza che ci fosse probabilmente, anche una terza nave, tuttora giacente sul fondo del lago. Dall'altro, mette in discussione che la distruzione delle navi sia stata opera dei nazisti: osservando che, sin da subito dopo l'incendio, sul pavimento del Museo non furono trovate tracce di benzina, tipico combustibile da sempre usato per roghi del genere.


di Fabrizio Federici
redazione@vivereroma.org





Questo è un articolo pubblicato il 02-09-2020 alle 01:15 sul giornale del 03 settembre 2020 - 266 letture

In questo articolo si parla di attualità, redazione, articolo

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/buKR