A 7 mesi dalle nuove elezioni comunali, a Roma è già campagna elettorale: scontro Raggi-Alemanno sulla passata gestione dei campi Rom

4' di lettura 05/09/2020 - A circa 7 mesi dalle nuove elezioni comunali a Roma, l’atmosfera politica nell’ Urbe inizia già ad entrare in fibrillazione. Dato che Virginia Raggi, dopo alcune esitazioni, ha annunciato ultimamente la sua intenzione di ricandidarsi escludendo, però (almeno per il momento), l’ipotesi di un accordo col PD, centrodestra e centrosinistra si stan buttando anima e corpo nella ricerca di un candidato autorevole, appoggiato da tutto il rispettivo schieramento e possibilmente vicino alla società civile.

E’ del 5 settembre ,la rinuncia ufficiale a candidarsi come sindaco da parte di David Sassoli, Presidente del Parlamento europeo ( che insistenti voci davano come possibile candidato di spicco del PD); mentre sempre il 5, Paolo Ciani, coordinatore nazionale di Demos - Democrazia Solidale e consigliere regionale del Lazio nella coalizione di Zingaretti, ha dato la sua disponibilità per il Campidoglio. Ad annunciarlo è stato lo stesso Ciani, storico esponente della Comunità di Sant'Egidio, in un'intervista al quotidiano “L’ Avvenire”: dicendo di voler "aggregare le tante realtà che non si sentono rappresentate in politica" per "restituire alla Capitale una visione, un ruolo internazionale, culturale e religioso. La città deve ritrovare la sua anima".

Ma intanto il clima politico si va arroventando anche per lo scontro “retrospettivo” tra l’attuale sindaco, Raggi, e il suo predecessore dal 2008 al 2013, Gianni Alemanno: «Ho dato mandato ai miei legali di querelare Virginia Raggi per diffamazione”, ha annunciato l’ex-Primo cittadino.

. “Il sindaco, parlando alla trasmissione “In Onda” su La 7, ha detto il falso quando mi ha accusato di aver aperto, insieme a Berlusconi, i campi nomadi a Roma»; «È vero esattamente il contrario”, ha precisato Alemanno. “Nel 2008, quando ci siamo insediati in Campidoglio la situazione era la seguente: i campi tollerati erano 15, gli autorizzati 7, i campi abusivi e micro insediamenti erano oltre 1.200 e la popolazione nomade presente era stimata intorno alle 9.000 persone. Dopo i cinque anni della nostra amministrazione - ricorda ancora Alemanno - i campi tollerati erano 8, gli autorizzati 8, quindi sono stati chiusi 6 campi tra tollerati e abusivi, tra cui quelli con la più alta pericolosità sociale come Casilino 900, La Martora e Tor de’ Cenci. Inoltre sono stati sgomberati 1.100 campi abusivi e micro insediamenti e la popolazione nomade presente alla fine del nostro mandato si era ridotta a circa 5100 persone, fotosegnalate e conosciute».

Alemanno – forte, tra l’altro, della sua assoluzione a luglio scorso, da parte della sezione regionale laziale della Corte dei Conti, dall’accusa di presunto danno all’erario pubblico di 1.351.713 euro (secondo la procura di viale Mazzini il Patto per Roma siglato con il Ministero dell'Ambiente nel 2012 non sarebbe stato rispettato), conclude la sua precisazione, che ora finirà in Procura. «I campi nomadi non solo non li ho aperti, ma al contrario ho chiuso una buona parte di quelli che avevo ereditato dalle precedenti giunte. Non sono disponibile a essere lo strumento con cui Virginia Raggi pensa di scaricare le responsabilità del completo fallimento del suo mandato in vista della campagna elettorale comunale».

Secondo gli ultimi sondaggi accurati tra i romani (accreditati dagli stessi grillini), Virginia Raggi oggi si trova ad avere un potenziale di successo elettorale di poco superiore al 30%: è la stessa base di partenza di cui disponeva agli inizi del 2016. Dato passibile di letture diverse: incoraggiante per i pentastellati, ma infausto a un esame piu’ attento, perché vanno tenuti presenti gli “indici di gradimento”, ben superiori, raccolti dalla sindaca nei primi anni del suo mandato. Mentre tra tutti i nomi avvicendatisi sulla poltrona di sindaco nell’ultimo trentennio, il piu’ apprezzato resta Francesco Rutelli (sia per alcuni obbiettivi successi della sua Giunta, sia, osserviamo, per la lunga “scia” mediatica che accompagnò la sua amministrazione): all’ultimo posto, resta, senza rimedio, il “sindaco marziano” Ignazio Marino (rimpianto solo dal 6 % degli intervistati).


di Fabrizio Federici
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Questo è un articolo pubblicato il 05-09-2020 alle 19:56 sul giornale del 06 settembre 2020 - 193 letture

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