All'Atelier Montez di Pietralata, fervono i preparativi per la piu' grande collettiva d'arte del mondo (1500 artisti)

4' di lettura 08/09/2020 - Può sembrare una semplice operazione di "Minimal art". Invece, per il progetto '"Be**pArt'', del giovane artista romano Giò Montez ( al secolo, Giorgio Capogrossi,si tratta di un obbiettivo di portata mondiale: che riprende, al tempo stesso, la grande tradizione innovativa occidentale di movimenti come il futurismo, l'espressionismo mitteleuropeo, lo sperimentalismo dadaista del primo trentennio del '900; e, specificamente nell' Urbe, della storica "Scuola romana" di prima e dopo la Seconda guerra mondiale.

A Pietralata, da circa 10 anni Montez ha aperto un atelier che si occupa di produzione artistica contemporanea, interdisciplinare e relazionale: in sostanza, uno spazio polifunzionale che vuole proporre un prodotto made in Italy, ma in collaborazione con una grande rete internazionale di produttori Indipendenti. L’arte contemporanea, ha sottolineato recentemente Montez in un'intervista a una testata specialistica, nei vari decreti del governo per rilanciare l'economia dopo il Covid-19 "non è neanche considerata. Pare vogliano convincerci che sia un inutile bene di consumo, qualcosa di secondario. Vorrebbero farci credere che sia più importante mangiare che lavorare! Io mi vergogno di questa ignoranza, che non mi rappresenta affatto... Eppure il nostro è “il paese dell’arte” per antonomasia e l’arte contemporanea è un business da miliardi di euro. Come se essere artista fosse un diletto e non una professione. Come se l’arte contemporanea non fosse importante come il Teatro dell’Opera o gli spettacoli circensi, a cui invece sono destinati diversi milioni di euro".

Rimasto chiuso durante la pandemia, l' Atelier Montez - informa l'ANSA -riapre ora, con questo progetto "Be**pArt'' che vuole far capire - a un'opinione pubblica, una scuola, dei massmedia spesso distratti o stregati dagli "idola" del nostro tempo - l'importanza dell'arte, come via di elevazione creativa e spirituale dell' individuo e promozione sociale dei cittadini. E' in programma la mostra d'arte al tempo stesso piu' grande, ma con le opere piu' piccole, del mondo: 1500 artisti coinvolti, ognuno con 30 opere di piccolo formato, massimo 10x10 cm., che possono essere appese a un chiodo, per un totale finale di 45 mila lavori. Il tutto, con l'aiuto di venti curatori-ambasciatori in tutti i continenti, per proporre al pubblico la più imponente collettiva mondiale della storia dell'arte.

Nell'atelier in via di Pietralata sono già arrivate 27 mila opere - per lo più pitture, collage, tecniche miste, foto - spedite dai 900 artisti indipendenti che hanno aderito sinora, e che sono riusciti a spedirle a Roma dopo la riapertura delle frontiere. ''Tutto l'emisfero australe è ancora bloccato - spiega Montez - e non sappiamo quando da quei Paesi la corrispondenza, tra cui il materiale destinato alla mostra, riprenderà ad essere consegnata''. Salvo imprevisti legati anche al prolungamento del periodo di emergenza, Giò conta di arrivare al vernissage il 29 ottobre, durante la manifestazione ''Rome Art Week'' (che si apre il 26) e di tenere aperta la mostra fino a dicembre. Le opere resteranno di proprietà degli autori che potranno, eventualmente, rispondere alle proposte di acquisto. Tappa successiva sarà il varo, a gennaio, di una start up per rendere fruibile la mostra anche a distanza a tutti i partecipanti, consentire la tracciabilità delle opere, includere i lavori che si aggiungeranno successivamente e consentire agli interessati di contattare gli artisti.

''Da ogni Paese - osserva Montez - sono arrivati lavori che esprimono tendenze e stili particolari. Alcuni offrono spunti interessanti di riflessione, perché realizzati nei mesi in cui i negozi erano chiusi e, quindi, con materiali di recupero e con tecniche improvvisate. Nei mesi di isolamento in casa la fantasia e l'estro degli artisti non si sono arrestati, anzi, sono state trovate soluzioni creative sorprendenti'' (come del resto, osserviamo, per tante altre professioni). Nella tradizione internazionale del futurismo, diremmo, son stati utilizzati i materiali piu' impensabili: un' artista italiana, ad esempio, ha usato rotoli di carta igienica, e un giovane pittore egiziano ha inviato trenta quadretti dipinti non su papiro, ma su pelle.

Tra quanti hanno raccolto finora la sfida di ''Be**pArt'', il gruppo degli italiani spicca con 150 iscritti.Dalla Germania le adesioni sono una sessantina, come quelle dal Marocco e dall'Egitto. Una decina gli artisti in rappresentanza degli USA ( nel solco di Man Ray e Jackson Pollock), ma, appunto, molti che pure hanno assicurato la partecipazione mancano ancora all'appello.

'In un contesto storico così difficile, conclude Montez, "Gli artisti sono una fascia debole, non tutelata e a serio rischio di estinzione. Con questa proposta non passeremo inosservati; ...in un periodo in cui le mostre d'arte incontrano tantissime difficoltà". Sperando che "questo potente effetto di rete... potrà garantire un crescente numero di adesioni e di consensi che saranno fondamentali per controbilanciare gli effetti negativi della crisi''.


di Fabrizio Federici
redazione@vivereroma.org





Questo è un articolo pubblicato il 08-09-2020 alle 22:50 sul giornale del 09 settembre 2020 - 140 letture

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