Roma, "emergenza cinghiali", Comune pronto ad applicare l'intesa con Città Metropolitana e Regione: proteste dell' Organizzazione Internazionale Protezione Animali

5' di lettura 12/09/2020 - Alcuni cinghiali sono stati avvistati ultimamente nel quartiere Aurelio a Roma, mentre passeggiavano accanto ai cassonetti dei rifiuti. Gli animali sono stati filmati addirittura nella trafficata Via Baldo Degli Ubaldi (sede anche di fermata Metro A), da alcuni automobilisti costretti a fermarsi in strada per consentire loro di attraversare.

In molte zone d'Italia, dalla Lombardia al Lazio e alla Sicilia (dove, pochi anni fa, fece scalpore il tragico caso di un ragazzo urtato, di notte, da un grosso cinghiale, svenuto cadendo a terra e poi divorato dallo stesso!), un'eccessiva presenza di questi ungulati, anche in zone urbane, sta creando seri problemi. In Lombardia, una recentissima legge regionale - peraltro impugnata dal Governo - addirittura autorizza i residenti ad abbattere questi animali, fattore di danneggiamento dei raccolti agricoli e di insicurezza per la circolazione.

Nel Lazio il problema è minore ma comunque consistente: soprattutto nella capitale, dove tutta Roma nord è ormai "colonizzata".Ma le presenze ingombranti dei cinghiali non mancano anche a Roma sud e nel quadrante ovest; insomma, in tutte le zone in corrispondenza di grandi parchi o riserve naturali. Specie nel XV Municipio, la questione è all’ordine del giorno: interi quartieri sulla Cassia sono assediati dalla "Sus Scrofa Linnaeus" (nome scientifico di questa specie animale, secondo la nota classifica settecentesca dello zoologo svedese Carlo Linneo). Da Ottavia e Tomba di Nerone (dove chi scrive ha visto personalmente cartelli esortanti i cittadini a fare attenzione, affissi all'entrata di condomìni confinanti con aree verdi) all’Olgiata; ma neanche i quartieri sulla Flaminia,come Labaro e Prima Porta, ne sono esenti.

Il fenomeno non è colpa degli animali, chiaramente, ma di uno sviluppo economico dissennato, caotico, che in tutta Italia,negli ultimi decenni, ha perseguito quasi esclusivamente la logica del profitto a tutti i costi: infischiandosene di ambiente, ecosistema, mantenimento dell'equilibrio tra le varie specie animali (affidato, quest'ultimo, alla sola azione degli enti locali, coi loro programmi di caccia a scopo, appunto, solo riequilibrativo fra le tante specie animali). E il problema non riguarda, chiaramente, solo i cinghiali: basti pensare agli orsi che da un po' di tempo, a mò di cittadina americana del North Carolina, si aggirano tranquillamente per Trento e in altre citta' del Trentino, o alla crescita eccessiva di faine,volpi (ovviamente affamate di pollame), tassi, procioni in varie zone dell' Italia centrale.


A Roma, la sindaca Raggi ha dato ultimamente l'ok all'attuazione del protocollo d’intesa sottoscritto dal Comune con la Città Metropolitana e la Regione Lazio il cui testo era allegato alla delibera 190 della Giunta capitolina del 27 settembre 2019 in tema di “controllo numerico” sulle strade cittadine della citata "Sus Scrofa Linnaeus". Stando alla delibera, “sia la periferia cittadina che, di recente, anche i quartieri meno periferici, costituiscono….una forte attrattiva per questi animali, per il facile reperimento di risorse trofiche: rifiuti depositati intorno ai cassonetti, microdiscariche che si formano ai bordi delle strade, siti di foraggiamento per animali domestici, orti ed anche volontaria somministrazione di cibo da parte dei cittadini.”


Ne consegue che “La presenza diffusa del cinghiale all’interno del tessuto urbano costituisce un effettivo pericolo per i cittadini e per i loro animali domestici, sia per l’eventualità di aggressioni, sia per la possibile diffusione di malattie infettive/infestive anche a carattere zoonotico, nonché per il serio rischio di possibili collisioni stradali”, si legge ancora nella delibera. Che tra gli esempi specifici di zone urbane interessate dal problema cita anche il ricordato Municipio XV. Proprio nel XV, infatti, per circa il 50% ricadente nel Parco Regionale di Veio, dal 2013 sono stati attuati interventi di controllo faunistico del cinghiale, tramite cattura. Come recita il provvedimento, però, “la diffusa disponibilità di alimenti di origine antropica avrebbe ridotto il potere attrattivo dell’esca (usata appunto per catturare i cinghiali, N.d.R.) e di conseguenza comportato una sensibile riduzione dell’efficacia di tale attività.”

Sembrerebbe allora che, almeno nel XV Municipio e soprattutto in alcuni punti piu' "infestati"(come Via Panattoni, vicino a Via dell' Acqua Traversa e alla Cassia), le autorità siano prossime ad applicare il citato protocollo d’intesa: sulla base del quale i cinghiali che invadono le strade di Roma possono essere abbattuti oppure, ove possibile, catturati e inviati “a scopo alimentare” a due allevamenti convenzionati (il che, però, significa - puntualizzano soprattutto i movimenti animalisti - essere, prima o poi, comunque abbattuti).

Per i cinghiali del XV, e per tutti gli altri, insorge allora l’OIPA, l’Organizzazione Internazionale Protezione Animali: contro la “condanna a morte dei poveri cinghiali che starebbe per essere eseguita … nel XV Municipio … con sentenza passata in giudicato senza possibilità di appello né diritto di difesa per i poveri ungulati divenuti invisi a molti (ma non a tutti) non certo per colpa loro. Perché se l’antropizzazione e la distruzione degli habitat a causa della cementificazione selvaggia imperversano, se i rifiuti urbani non vengono raccolti, se la cura del verde urbano è oramai inesistente, certo non dipende degli animali la cui unica colpa è obbedire all’istinto di sopravvivenza, la naturale necessità di procacciarsi il cibo e la riproduzione per la continuità della specie“. Certo, prosegue l' OIPA nel suo intervento, "ammazzarli è più comodo e veloce e, diciamolo, magari riscuote anche un certo consenso dell’opinione pubblica alla quale si da la sensazione che il problema si stia risolvendo , anche se in realtà non si risolverà affatto“.

“Ma tutto questo è proprio necessario, specialmente in questo periodo di emergenza sanitaria?” si chiede ancora l'Organizzazione; sottolineando che l’emergenza rifiuti a Roma ora sembra cessata, o almeno ridimensionata, che non ci sono più cumuli d’immondizia a ridosso dei cassonetti e che i cinghiali, anzi, “nella zona dove inizierà la strage è un pezzo che non si fanno più vedere.” “Non è tardi per ripensarci, per bloccare questa inutile crudeltà", è l’appello conclusivo dell' Organizzazione: che esorta Roma Capitale a studiare e mettere in pratica tutte le possibili soluzioni alternative alla soppressione degli animali.


di Fabrizio Federici
redazione@vivereroma.org





Questo è un articolo pubblicato il 12-09-2020 alle 13:07 sul giornale del 14 settembre 2020 - 252 letture

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