A Poggio Catino, vicino Rieti, la Digos scopre deposito clandestino delle Brigate Rosse

4' di lettura 14/09/2020 - Nei boschi di Poggio Catino, vicino Rieti, una segnalazione (su cui, almeno per ora, non è dato sapere nulla)ha permesso a un reparto della Digos di Roma, di trovare - dopo giorni di scavi e perlustrazioni - un deposito segreto delle Brigate Rosse. Questa la notizia diramata dalle agenzie stampa tra ieri ed oggi stesso: sulla via Tancia, dove una grande quercia separa la strada nei pressi di “Casale Ferri”, si trovano un bosco e un sentiero che si addentra tra i monti. A poche centinaia di metri dalla strada, il rinvenimento, da parte di Polizia (con uso anche di metal detector), vigili del fuoco con un escavatore e unità cinofile.

Documenti e volantini delle BR, centinaia di proiettili e munizioni per pistole e fucili, calibro 7,65 e 308 (ma non armi), giubbotti antiproiettile e indumenti vari, tra cui anche divise militari (per possibili travestimenti), frammenti di giornali risalenti agli “anni di piombo”. Sono stati trovati anche materiali come timbri, targhe, e reperti ormai deteriorati dal tempo e dalle intemperie, da oltre 40 anni, probabilmente, conservati in scatole ed involucri dove le infiltrazioni d'acqua avevano iniziato a rovinare irreparabilmente i contenuti.Questo il contenuto del deposito, il cui ritrovamento ricorda, inevitabilmente, i tanti altri depositi clandestini, soprattutto di armi, che dopo la Seconda guerra mondiale furono ritrovati in tanti luoghi soprattutto dell' Emilia Romagna, frutto del minuzioso lavoro di occultamento fatto, negli ultimi tempi della Resistenza, d quei settori dell' apparato clandestino comunista che pensavano, per il dopoguerra, a un' improbabile insurrezione per la conquista del potere, sul modello (fallimentare) della Grecia del '44-'45.

Una lastra metallica arrugginita dalle infiltrazioni d'acqua, coperta da terra e foglie in mezzo a una selva di querce: è lì che la Digos di Roma ha aperto, perla precisione, due pozzetti rivestiti di eternit, in mezzo a una radura tra gli alberi, coi nascondigli distanti tra loro poche decine di metri uno dall’altro.

A datare con esattezza i reperti rinvenuti, penserà ora la Polizia Scientifica. Ma dalle primissime informazioni circolate, vagliate da esperti di storia del terrorismo, sembra che il materiale leggibile si fermi al 1977, un anno prima prima del sequestro e del delitto Moro. Documenti con la classica stella a cinque punte, schede con nomi di politici di allora, e alti funzionari dello Stato. Si tratta, probabilmente, di materiale non successivo agli anni 1978- '82: quando le BR, ormai allo sbando dopo l'offensiva scatenata dai carabinieri di Carlo Alberto Dalla Chiesa nell' 80-'81, trovavano però ancora le forze per sferrare pericolosi colpi di coda (come l'assassinio del generale Galvaligi (31 dicembre 1980) e il sequestro del generale USA Dozier ( primi mesi dell' 82). Negli stessi primi anni '80, tuttavia, l'organizzazione si scindeva, irreparabilmente, tra 'ala classicamente marxi-leninista ( capeggiata da Moretti) e quella piu' favorevole a una "guerriglia di popolo" di stampo sudamericano (Senzani). "In mezzo", l'ala "movimentista", piu' attenta ai fenomeni sociali e alla contestazione universitaria, fatta in gran parte di reduci di "Autonomia Operaia" e "Potere Operaio", con leader Valerio Morucci e Adriana Faranda: proprio da quest' ultima area, ricordiamo, proveniva il nucleo delle BR romane.

l seguito, dal dopo delitto Ruffilli ( aprile '88, ultima azione di rilievo delle BR "storiche"), è altra storia: una storia (dai delitti D'Antona e Biagi del '99 e 2002 all' uccisione, in treno, del graduato della Polfer Emanuele Petri da parte della brigatista Desdemona Lioce, 2003) che con quella delle BR classiche, tolta l'identità della sigla, ha ben poco in comune.

Ma come e perchè tutto questo materiale è finito in quel bosco? Probabilmente, ritengono ancora gli esperti, è stato portato lì da qualche covo abbandonato, e poi è rimasto interrato per decenni: materiale, peraltro, ritenuto poco importante dai brigatisti (nessuno, infatti, è piui' andato a ricercarlo). Per gli inquirenti, però, questa scoperta potrebbe dare molte risposte alle domande sorte tra gli anni ’70 e ’80, e in parte ancora senza risposta, nell' Italia tuttora alle prese con terrorismo islamico e anarco-insurrezionalisti.


di Fabrizio Federici
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Questo è un articolo pubblicato il 14-09-2020 alle 19:19 sul giornale del 15 settembre 2020 - 171 letture

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