"Lucha y Siesta", storica casa di accoglienza per le donne a Cinecittà, in lotta col Comune per mantenere la sua sede

5' di lettura 15/09/2020 - La Casa delle Donne "Lucha y Siesta", in via Lucio Sestio al quartiere Cinecittà, è - sottolineano le attiviste di L. y S. in una nota ufficiale - un "laboratorio di pratiche transfemministe attivo dall’8 marzo 2008. È un progetto multiplo e multiforme: una casa di accoglienza per donne in fuoriuscita da situazioni di violenza, un centro antiviolenza, un centro politico e culturale (con attività, tra l'altro, di cineforum, ad esempio sui temi del conflitto mediorientale, N.d.R.), una biblioteca, uno sportello di sostegno psicologico, una sartoria, un orto, uno spazio bimbi, un luogo di incontro, confronto e crescita collettiva

Questo spazio, che occupa una palazzina di proprietà dell’Azienda del Trasporto Pubblico Locale (ATAC), è continuamente minacciato di chiusura: è stato inserito nel patrimonio in dismissione dell’azienda e messo all’asta. La prima convocazione dell’asta è andata deserta, la seconda ancora si deve consumare; noi auspichiamo che le istituzioni facciano la loro parte e sottraggano un patrimonio fisico e simbolico alla speculazione e all’ulteriore consumo di territorio per rimetterlo a disposizione della città”.

Comunque si vogliano valutare le sue attività, "Lucha y Siesta" resta un importante spazio di aggregazione sociale e iniziative culturali in un quartiere (Cinecittà,appunto) da sempre - diversamente dall'altro, vicino, quartiere Appio - abbastanza spoglio. Già la primavera-estate 2019 vide le attiviste di L. y S. scendere in campo per far valere in Campidoglio le proprie ragioni: ora, è al via, sabato 19 e domenica 20 settembre, un "Laboratorio di progettazione partecipata verso un nuovo modello di bene comune aperto e transfemminista", promosso da questo Centro per ottenere una "dichiarazione di evidenza pubblica" che permetta di evitare la cessione ai privati dell'intero immobile e del giardino circostante (visto il totale disinteresse dell' ATAC), e la stesura di un Regolamento di Autogoverno.

“La Casa", prosegue la nota di L. y S., "che non ha mai fermato le sue attività – né per le minacce di sgombero, né nei tristi giorni del lockdown – che ha sempre continuato ad accogliere e a lavorare, oggi apre una discussione sulla destinazione pubblica dello spazio, in un processo aperto e partecipato. Vogliamo allargare il ragionamento portato avanti finora costruendo le possibili traiettorie future di una Lucha 2.0 alla luce del pensiero accumulato dal Movimento dei Beni Comuni, che ha trovato nella creazione di percorsi condivisi di gestione della città la chiave per alternative possibili.Vogliamo situare questo ragionamento all’interno del pensiero transfemminista che abitiamo”.

Al di là del linguaggio prettamente "femministese", diremmo, il documento di L.y S. fa un chiaro riferimento al Movimento dei Beni Comuni: cioè a quell'insieme di iniziative, sorto in italia negli ultimi 13 anni (a partire dalla conclusione dei lavori della Commissione ministeriale presieduta dallo scomparso Stefano Rodotà, istituita dal secondo governo Prodi nel 2007), che ha cercato di contrastare l'offensiva del "liberismo d'assalto" rivalutando appunto il concetto di bene di proprietà comune, e di uso pubblico del medesimo. Vedi,ad esempio, il Referendum del 2011 contro la privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici locali, e l'importante legge 168 del 2017 sui Domini Collettivi, gli ex usi civici: riconoscente il diritto delle Comunità originarie di autogovernare le proprie terre (che, in totale, rappresentano ben l’11% del suolo agricolo nazionale).

Secondo le attiviste di L. y S., allora, occorre “immaginare nuove forme di gestione della cosa pubblica, che valorizzino l’esistente lasciando spazio a progetti futuri; sentiamo la necessità di osare e andare oltre categorie di pensiero oramai inapplicabili. Sono molte le esperienze come Lucha y Siesta che, nel valorizzare spazi in disuso e abbandonati, rappresentano pienamente quell’idea secondo cui un bene comune è innanzitutto un luogo dove si ridisegnano bisogni fondamentali e cittadinanza". Il 19 e 20 settembre, allora, "si avvia un percorso di riflessione, formazione e confronto con tutte le soggettività singole e organizzate che in questi anni hanno attraversato l’esperienza della Casa, aderendo anche al Comitato Lucha alla Città. Un percorso che si confronti in maniera orizzontale con le amministrazioni pubbliche, che – anche attraverso gli strumenti messi a disposizione dalla Legge sui Beni Comuni della Regione Lazio – tenga alto l’obiettivo di una Casa delle Donne come primo bene comune transfemminista riconosciuto della Città di Roma”.

La due giorni, che si terrà in via Lucio Sestio 10 a Roma, prenderà avvio alle 10.30 di sabato 19 con un’assemblea plenaria dedicata a "Beni comuni, città solidali e partecipate, diritto alla città, case delle donne come beni comuni trasfemministi". Oltre alle attiviste di Lucha, parteciperanno al dibattito la storica Casa Internazionale delle Donne di Roma (Trastevere) ; l’ex asilo "Filangieri di Napoli"; il "Macao" di Milano; l’Osservatorio permanente dei Beni Comuni della città di Napoli (proprio il capoluogo campano ha deciso, tempo fa, la ripubblicizzazione dei servizi idrici e il riconoscimento ad uso civico urbano di una serie di grandi complessi immobiliari!); e, appunto, il Movimento dei Beni Comuni.

Sono previsti gli interventi di Federica Giardini, docente di Filosofia politica all’Università Roma Tre e presidente del Comitato "Lucha alla Città’ "; Fabio Giglioni, docente di diritto amministrativo alla "Sapienza"; Adriana Goni Mazzitelli, docente di Urbanistica Partecipata all’Universidad de la Republica di Montevideo, Uruguay; Ana Mendez, coordinadora de programa de Ahora-Madrid; e Silvana Pisano, assessore all’Urbanistica di Montevideo.

Chiuderà la due giorni Domenica 20, alle ore 15, un’assemblea plenaria, per condividere il lavoro svolto nei gruppi tematici e proiettarsi verso le tappe successive.


di Fabrizio Federici
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Questo è un articolo pubblicato il 15-09-2020 alle 23:25 sul giornale del 16 settembre 2020 - 138 letture

In questo articolo si parla di cronaca, articolo, Fabrizio Federici

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