La Società di Studi fiumani celebra i 60 anni della sua rifondazione, a Roma il 22 settembre 1960

2' di lettura 21/09/2020 - Esattamente 60 anni fa, il 22 settembre 1960, a Roma, varie associazioni e gruppi di cittadini, rappresentativi degli esuli istriani, giuliani e dalmati, protagonisti del tragico Esodo post ’45, quando il regime comunista jugoslavo, vincitore della guerra antinazista e vincitore al tavolo della pace, aveva decretato la “deitalianizzazione” di Istria, Dalmazia e parte della Venezia Giulia, costringendo all’esilio centinaia di migliaia di persone (tra 250.000 e 350.000,.secondo gli storici), rifondavano la Società di Studi Fiumani. Istituzione poi riconosciuta con decreto dell’allora Ministro della Pubblica istruzione, Oscar Luigi Scalfaro, del 12 luglio 1972: in cui risulta la qualifica di archivio di “eccezionale interesse storico".

Pochi anni dopo, nel 1963, alla Società fu possibile progettare la costituzione di un Archivio-museo fiumano, grazie ad alcuni locali che l’Opera per l’Assistenza ai Profughi Giuliani e Dalmati mise a sua disposizione. L’ archivio oggi ha sede in Via Cippico 10, nel quartiere giuliano-dalmata vicino all’ EUR , e raccoglie circa 40.000 documenti di ogni tipo sulla storia appunto di Fiume e del tragico periodo 1943- 1954 “e dintorni”: con le vicende delle foibe (iniziate già nel ’43, nel caotico intervallo tra prima caduta del fascismo e scontro, in Istria, fra tedeschi e resistenti jugoslavi) e, appunto, del grande Esodo.

All’ Archivio-Museo storico di Fiume, la legge 92/2004, istitutiva del Giorno del Ricordo del 10 febbraio, riconosce la funzione di bene culturale della storia di Fiume e dell’esodo giuliano-dalmata.”L’Archivio”, sottolinea il Direttore, Prof.,Marino Micich, storico, figlio di esuli dalmati, “dopo tanti anni di silenzi e di difficoltà, rappresenta ormai una solida realtà in Italia capace di ben documentare in maniera organizzata e fruibile la storia del grande esodo della comunità giuliano-dalmata, testimone e protagonista di una storia di italianità plurisecolare. Il futuro è sempre incerto,ma con tale opera gli esuli fiumani lasceranno alla comunità nazionale italiana un patrimonio di grande valore e una testimonianza di amore per le proprie radici dopo la grande tragedia dell’esodo”.


di Fabrizio Federici
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Questo è un articolo pubblicato il 21-09-2020 alle 22:15 sul giornale del 22 settembre 2020 - 318 letture

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