A Roma riapre, il 9 ottobre,la storica "Sala Umberto", coi "cavalli di razza" Guidi e Ingrassia

2' di lettura 02/10/2020 - La “Sala Umberto” (così chiamata, a suo tempo, in onore del secondo re d’Italia, quell'Umberto I assassinato a Monza, dall’anarchico Bresci, il 29 luglio 1900), uno dei teatri storici di Roma insieme al “Quirino”, riapre il 9 ottobre. Mentre il Quirino ha già ripreso,almeno con l’iniziativa del teatro alla vicina Galleria Sciarra (ogni sabato sera sino a fine ottobre), e dovrebbe riprendere in pieno, se tutto andrà bene, poco prima di Natale.

Ad annunciare la riapertura, per la Sala Umberto, il direttore artistico Alessandro Longobardi, che come primo titolo di stagione ha scelto una sua stessa produzione: "Maurizio IV - Un Pirandello pop", pièce scritta da Edoardo Erba, in scena dal 9 al 25 ottobre. Pièce che, dopo aver debuttato nel 2019 al Napoli Teatro Festival, aveva appena iniziato la tournée quando è scattato il "black out” anti-Covid deciso dal governo

.Lo spettacolo vanta due cavalli di razza come Giampiero Ingrassia e Gianluca Guidi (figli, tra l’altro, di due “mostri sacri” come lo scomparso Ciccio Ingrassia e Johnny Dorelli): una coppia affiatata che ha più volte lavorato insieme e che condivide anche anni di amicizia al di fuori del palco. Con la regia dello stesso Guidi e le musiche di Massimiliano Gagliardi, il testo parte proprio all'interno di un teatro: espediente shakespeariano che rimanda ad alcune scene del mitico “Amleto” (il “teatro nel teatro”, alla corte appunto del “Prence danese”, per dirla con Petrolini).
Siamo in prova, sul palco dove dovrebbe andare in scena “Il Gioco delle Parti” di Pirandello. Maurizio, il regista dello spettacolo, si aspettava un altro tecnico per il montaggio e il puntamento delle luci, ma si presenta invece Carmine, siciliano di mezza età, indolente, che non sembra aver molto entusiasmo per il lavoro…

Con gioia e molta emozione”, dichiara la Direzione artistica del teatro, “proviamo a guardare con ottimismo al futuro senza dimenticare tutte le regole e le procedure necessarie per ripartire in sicurezza, cercando di riappropriarci delle nostre vite e della normalità. Con uno sguardo rivolto al passato culturale di cui andiamo fieri in Italia e in Occidente: che non può prescindere dal Teatro. E di cui non si può fare a meno per risorgere, per vivere”.


di Fabrizio Federici
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Questo è un articolo pubblicato il 02-10-2020 alle 09:35 sul giornale del 03 ottobre 2020 - 217 letture

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