A Villa Medici, l'Accademia di Francia apre il 15 ottobre la mostra "I Peccati", dell'eclettico scultore fiammingo Johan Creten

2' di lettura 02/10/2020 - Inizialmente prevista nella primavera scorsa e rimandata a causa dell'emergenza Covid-19, sarà finalmente aperta tra poco a Roma, all’Académie de France à Rome a Villa Medici, la mostra “I Peccati”, di Johan Creten, in programma da giovedì 15 ottobre 2020 fino a domenica 31 gennaio 2021.

Si tratta – informa l’ ANSA - di un'esposizione che raccoglie per la prima volta in Italia un insieme di cinquantacinque opere in bronzo, ceramica e resina: affiancate - in un singolare dialogo tra presente e passato - ad alcune opere storiche di Lucas Van Leyden (1494-1533), Hans Baldung (1484-1545), Jacques Callot (1592-1635), Barthel Beham (1502- 1540) e Paul van Vianen (1570-1614).

Classe 1963, fiammingo di nascita ma parigino per scelta, "cittadino del mondo", Johan Creten è un artista precursore, inclassificabile e controcorrente che si è distinto nel panorama artistico degli ultimi anni in quanto figura forte ed enigmatica, che ha saputo ritagliarsi uno spazio specifico all’interno della scena internazionale della creazione contemporanea. Distintosi fin dagli anni Ottanta per l’uso innovativo della ceramica, è attualmente considerato una figura di spicco nel campo dell’arte contemporanea.

Creten parla di “Slow art” e della necessità di un ritorno all’introspezione: il suo è un movimento che va dalla miniatura alle figure monumentali (nella tradizione, diremmo quasi, di Auguste Rodin, grande della scultura francese dell’ 800 che, nelle sue figure, seppe coniugare magistralmente monumentalità e introspezione psicologica), e che ci fa immergere in un’esplorazione del mondo con i suoi tormenti individuali e sociali. Tra le sue caratteristiche più peculiari vi è l’uso del bronzo nella realizzazione di sculture monumentali: un significativo esempio è rappresentato da “De Vleermuis - Il pipistrello”, che sarà esposto proprio nei giardini di Villa Medici nel corso della mostra.

Le sue sculture, realizzate appositamente per questa occasione tra il 2019 e il 2020, si aggiungono alle opere che scandiscono la sua carriera dagli anni Ottanta ad oggi e saranno abbinate a stampe, arazzi e bassorilievi del XVI XVII secolo, appartenenti alla sua collezione personale.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo con testi di Colin Lemoine e Nicolas Bourriaud, un’introduzione di Noëlle Tissier e fotografie di Gerrit Schreurs.


di Fabrizio Federici
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Questo è un articolo pubblicato il 02-10-2020 alle 09:44 sul giornale del 03 ottobre 2020 - 210 letture

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