A Roma, nelle sale, dal 12 al 14 ottobre "Maledetto Modigliani", docu-film su uno degli artisti più amati al mondo

3' di lettura 12/10/2020 - Solo il 12, 13 e 14 ottobre sarà nelle sale di Roma “Maledetto Modigliani”, documentario dedicato a uno degli artisti più bohémien del secolo scorso (1884-1920). Il docufilm, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital, diretto da Valeria Parisi e scritto con Arianna Marelli su soggetto di Didi Gnocchi, racconta – nel centenario della morte di “Modì” - le “opere e i giorni” di un artista d’avanguardia divenuto un classico contemporaneo, amato e imitato in tutto il mondo.

Livornese dalla vita breve e tormentata, ebreo italiano, ultimogenito di 4 figli, col fratello primogenito, Giuseppe Emanuele, deputato socialista riformista (che diverrà poi famoso come antifascista, morendo infine nel 1947), Dedo o Modì - come fu soprannominato - viene qui narrato da un punto di vista originale: quello di Jeanne Hébuterne, l’ultima giovane compagna, che si suicidò il 25 gennaio 1920, il giorno dopo la morte dell’amato.

È proprio a partire dalla sua figura e dalla lettura di un passo dei “Canti di Maldoror”, il libro (poema epico francese dell' 800) che Modigliani teneva sempre con sé, che si apre il docu-film. Che trae ispirazione anche dalla mostra "Modigliani – Picasso. The Primitivist Revolution" – curata da Marc Restellini e in programma all'Albertina di Vienna sino a gennaio prossimo – ed è arricchito dalle immagini di opere esposte sia all’Albertina, sia alla National Gallery of Art di Washington, nei musei e nelle collezioni di Parigi e nell’ altra grande mostra del 2019-2020 “Modigliani e l'avventura di Montparnasse”, al Museo della Città di Livorno.

Il film cerca le tracce dell’artista nei suoi luoghi più tipici: le strade, le piazze di Livorno, la sinagoga, il mercato centrale, le vicine montagne dell’Appennino e la campagna in cui impara il mestiere di pittore coi macchiaioli, e dove trova poi materia per le sue statue, l’arenaria e il marmo. Scopriamo Modigliani - nell'amata Parigi - nel confronto con le opere degli altri artisti a lui coevi: primi fra tutti, il rumeno Costantin Brancusi e Pablo Picasso, raccontati attraverso opere e spazi (l’Atelier Brancusi del Centre Pompidou e il "Musée Picasso- Paris"). Tra i pittori dell’École de Paris, c’è anche Soutine, ebreo come lui, con il quale, per un periodo, Dedo condivide una casa-studio, rimasta tuttora inalterata.

Modigliani, però, muore povero e non riconosciuto come grande artista, nella casa di Parigi dove vive con Jeanne Hébuterne, il 24 gennaio 1920. Solo in seguito diverrà uno degli artisti più quotati (e piu’ copiati”!) al mondo. Lo scopriremo al porto franco di Ginevra, nel laboratorio di Marc Restellini, tra i maggiori esperti al mondo di questo pittore: che nel docufilm racconta le cifre di mercato delle opere di Modì. Solo pochi decenni fa – nel 1984, a 100 anni dalla nascita dell’artista – le teste di marmo ripescate nei fossi livornesi (attribuite appunto a Modigliani, persino da storici dell’arte come Giulio Carlo Argan) hanno sconvolto il mondo dell’arte con una delle truffe più celebri che la storia ricordi: paragonabile davvero a quella che l’anno prima, nel 1983, aveva agitato invece il mondo della politica e degli studi storici con i falsi “Diari di Hitler” (anch’essi giudicati inizialmente autentici da esperti di prim’ordine, come lo storico inglese Hugh Trevor-Roper).


di Fabrizio Federici
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Questo è un articolo pubblicato il 12-10-2020 alle 07:47 sul giornale del 13 ottobre 2020 - 217 letture

In questo articolo si parla di cultura, articolo, Fabrizio Federici

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