Il Vangelo per tutti. Se vuoi puoi guarirmi. Mc 1,40-45

6' di lettura 14/02/2009 - Il Vangelo ci racconta che cosa accade durante il viaggio: il Maestro e Signore, insieme ai suoi discepoli, sta per raggiungere una nuova città, quando si avvicina a lui un lebbroso.

Mc 1,40-45

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. 

E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 

Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Il profeta Isaia proclamava che il Messia sarebbe venuto per annunciare la buona novella ai poveri. Gesù, commentando 
questo testo nella sinagoga di Nazaret, dice solennemente: “Questa parola della Scrittura... si adempie oggi” (Lc 4,18-19). 
Ma Gesù è venuto per guarire le malattie dei poveri, spesso in modo straordinario o prodigioso? Certo Gesù dà spesso prova della sua misericordia di fronte alle sofferenze umane. Ma, in ogni caso, questi sono segni del potere che il Figlio dell’uomo ha ricevuto da colui che lo ha mandato per liberare da una schiavitù più profonda, da una lebbra più cronica, per liberare dal peccato. 
Chi può perdonare i peccati, se non Dio? “Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati: alzati disse al paralitico, prendi il tuo letto e va’ a casa tua” (Mt 9,6). 
Cos’ha Gesù, che cosa irradia il Maestro per provocare nel lebbroso questa supplica colma di fiducia: “Se vuoi, puoi guarirmi”? Gesù si avvicina al lebbroso: “Lo toccò”; il lebbroso manifesta la sua fiducia, la sua gioia, la sua testimonianza, non può tacere. 

Per noi oggi è un po’ difficile riuscire a capire qual era la condizione di un lebbroso al tempo di Gesù. Questa malattia esiste ancora oggi, ma si può curare e guarire e quindi fa meno paura.
Eppure, anche oggi, quando ci si trova davanti qualcuno colpito da questa malattia, ci si spaventa, perché la lebbra colpisce la pelle e la fa cadere a pezzi, lentamente. Si rimane impressionati davanti al volto di un lebbroso, che può sembrare mostruoso.
Probabilmente questo è stata la ragione per cui, fin dai tempi più antichi, gli ammalati di lebbra sono stati messi da parte, allontanati dalle altre persone, mandati fuori dalla città: era una malattia che faceva paura e dobbiamo considerare anche che a quel tempo non sapevano curarla.
Perciò, riguardo alle persone malate di lebbra, la Legge di Mosè era precisa e dettagliata, come abbiamo ascoltato nella prima lettura di oggi, tratta dal Libro del Levitino: chi veniva colpito da questo male, doveva andare ad abitare fuori dall’accampamento, fuori dalla città, lontano da tutti gli altri. Doveva indossare vesti strappate e stare con il capo coperto e il volto nascosto, perché tutti potessero capire subito dal suo aspetto che era un lebbroso. Non doveva avvicinarsi alle persone, ma anzi doveva gridare la sua malattia, se per caso qualcuno che non ne sapeva nulla provava ad avvicinarsi.
Sono regole molto severe che non servono affatto a curare, né aiutano chi è malato: servono solo a far sentire al sicuro quelli che non hanno la lebbra.
Ai tempi di Gesù la situazione di un lebbroso era dunque questa, davvero triste: pochissime possibilità di guarire e l’obbligo ad una vita di solitudine, lontano dalla propria casa e dalle persone care.
Nel momento in cui uno scopriva su di sé i segni della malattia, doveva chiudere la sua vita di sempre e andare via, fuori dalle mura della città. Doveva separarsi da tutti coloro che amava, e andarsene, per stare da solo, lontano da tutti.
Dunque, come ci stava raccontando l’evangelista Marco, mentre Gesù sta per entrare in una città, un lebbroso gli si avvicina e lo supplica: “Se vuoi, puoi purificarmi!”, cioè: se vuoi, puoi guarirmi da questa malattia e puoi restituirmi la mia dignità di un tempo! Puoi liberarmi da questa prigione di solitudine e tristezza, così che, di nuovo sano, possa ritornare alla mia famiglia, alla mia casa, al mio lavoro, alla mia vita, che ho dovuto abbandonare dal giorno che mi sono ammalato!
C’è tutto questo nel grido dell’uomo lebbroso e Gesù lo ascolta, comprende profondamente questo suo desiderio di tornare ad essere una persona e non solo un malato e lo guarisce: “Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui”.
Dopo averlo risanato, il Signore Gesù gli dà anche un ordine: gli chiede con tono severo di non dire nulla a nessuno di quanto è avvenuto, di non parlare del miracolo.
Sa bene, il Rabbi di Nazareth, che se si sparge la voce di questo grande miracolo, anche in questa nuova città sarà come a Cafarnao, con tantissima gente che lo cerca per vedere i miracoli e i segni prodigiosi e non per ascoltare la Bella Notizia, che il suo cuore di Figlio non vede l’ora di condividere con tutti.
Invece, ci dice il Vangelo: “quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città”.
Ora, se permettete, vorrei dire una parola in difesa di quest’uomo che dopo chissà quanto tempo di malattia, è stato finalmente risanato. Certo, il Signore gli aveva chiesto di fare una cosa e lui ha fatto l’opposto, però secondo me non lo ha fatto per disobbedienza.
È che era una gioia troppo, troppo grande, che proprio non ce l’ha fatta a rimanere in silenzio!
Secondo me, mentre attraversava la città, per andare a ottenere il riconoscimento ufficiale di essere ormai guarito e poter così tornare alla vita di sempre, quest’uomo non ha camminato: correva, saltava, ballonzolava, per la gioia che lo invadeva!
Come faceva a restare zitto, quando tutto di lui era un canto di felicità?
Sì, il Maestro gli aveva ordinato di tacere e non dirlo a nessuno, ma lui proprio non ci è riuscito! Strada facendo avrà ripetuto cento volte il suo stupore: “Sono guarito! Guarito!... sapete? La mia lebbra è sparita! Non ho più piaghe, non ho più bolle bianchicce sul mio corpo! Sono di nuovo sano!... la mia pelle è intatta, normale, come un tempo! Adesso sono guarito! E posso tornare da mia moglie, dai miei figli! Posso tornare a casa mia!... Sì! Il Rabbi di Nazareth mi ha ridato la salute e mi ha restituito la mia dignità di persona!”
Uno che è attraversato dentro da una gioia così immensa, non ce la fa proprio a tenere la bocca chiusa!
Quindi credo davvero che Gesù, con il suo cuore capace di comprendere tutto quello che passa nelle nostre anime, avrà di certo perdonato la piccola disobbedienza di quest’uomo, che ha annunciato a tutti la sua felicità, con il cuore pieno di gratitudine.






Questo è un articolo pubblicato il 14-02-2009 alle 00:04 sul giornale del 14 febbraio 2009 - 1437 letture

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