Lotta alle mafie: impegno dalla Regione per riconvertire immobili confiscati

3' di lettura 25/02/2009 -

I Casali della Borgata Finocchio confiscati al boss Enrico Nicoletti, saranno trasformati in biblioteca e centro culturale, un immobile di 1.600 mq (VI Municipio) ospiterà un centro per i senza tetto, un edificio (a Gaeta)  diventerà un centro per anziani, una villa a Pantanelle (Ciampino)  sarà trasformata in una casa famiglia per ex prostitute, un casale a Valmontone   diventerà uno sportello comunale per la sicurezza.

Sono questi alcuni degli immobili confiscati alla mafia che la Regione ha deciso di riconvertire in strutture dedicate al sociale e alla cultura.  Per un totale di 329 immobili presenti in 37 Comuni del Lazio.




L\'impegno della Regione Lazio per il riutilizzo a fini sociali di questi beni è concreto: 6 milioni di euro nel triennio 2009-2011, a cui si aggiungeranno 300.000 euro l\'anno destinati a iniziative per la legalità, da tenersi proprio in queste strutture. Non solo. Nella giunta regionale, che si terrà venerdì prossimo, sarà approvato un protocollo d\'intesa tra la Regione Lazio e l\'ufficio del Commissario straordinario di governo per la gestione e la destinazione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali. Obiettivo: stabilire un costante flusso di informazione sulle confische e un coordinamento istituzionale per semplificare tutto il processo di assegnazione dei beni.
\"Sulla lotta alla criminalità organizzata - ha detto Marrazzo - c\'è bisogno di una forte coesione. Non tutti in questa regione avevano consapevolezza della pervasività della criminalità: con l\'Osservatorio regionale sulla sicurezza e legalità abbiamo finalmente collocato il fenomeno nella sua giusta dimensione\". \"Nel prossimo anno - ha annunciato Marrazzo - la regione Lazio proseguirà con queste attività e lo faremo in tutti i settori della sicurezza, dalla microcriminalità alla delinquenza da emarginazione sociale. Perché bisogna dire che la criminalità più pericolosa che c\'è è proprio quella organizzata\". Il Governatore ha ricordato che il Lazio \"è la seconda regione a firmare un protocollo d\'intesa con l\'Ufficio di governo per i beni confiscati. Ora è venuto il tempo di fare nomi e cognomi delle mafie. E\' evidente che non siamo a Reggio Calabria o in Campania, ma loro, i criminali, ci sono e per questo, più che nel passato, non daremo tregua alla criminalità. E a noi, più delle ronde, interessano le volanti\". Marrazzo ha poi avvertito: \" Sta arrivando una crisi economica senza precedenti e dove c\'è una crisi economica, la criminalità arriva come uno sciacallo a disarticolare la società\".

L\'assessore Fichera ha ricordato che nel Lazio operano \"70 cosche e che dei 329 immobili confiscati in regione, 223 sono stati già assegnati\". \"I progetti di ristrutturazione di beni presentati sono 13: 8 dai Comuni e 5 dalle associazioni e nel 2008 sono stati investiti 1,3 milioni di euro\". \"Il valore di questo intervento - ha detto - va al di là del suo pur importante effetto pratico. E\' il segno simbolico della contrapposizione delle istituzioni e della società civile alla cultura e al modo di essere e agire della criminalità organizzata\".

\"Il cittadini - ha spiegato il Prefetto Pecoraro - avvertono e denunciano di più la microcriminalità, mentre la criminalità organizzata si muove in modo sotterraneo ed è più difficile da cogliere\". \"Per combattere la mafia -ha commentato- non basta solo arrestare Brusca o Nicoletti, ma bisogna colpire il patrimonio delle mafie per non dare ulteriore linfa a chi vive coi guadagni illeciti\".

dalla Regione Lazio





Questo è un articolo pubblicato il 25-02-2009 alle 21:43 sul giornale del 25 febbraio 2009 - 1003 letture

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