Con l\'Angelus si è concluso il Sinodo per l\'Africa

2' di lettura 26/10/2009 - Con queste parole il Papa ha concluso il Sinodo Africano:\"Alzati, Chiesa in Africa, famiglia di Dio, perché ti chiama il Padre celeste che i tuoi antenati invocavano come Creatore, prima di conoscerne la vicinanza misericordiosa, rivelatasi nel suo Figlio unigenito, Gesù Cristo. Intraprendi il cammino di una nuova evangelizzazione con il coraggio che proviene dallo Spirito Santo\".

\"Occorre rinnovare il modello di sviluppo globale in modo che sia capace di includere tutti i popoli e non solamente quelli adeguatamente attrezzati\". Così, citando la sua ultima enciclica Caritas in veritate Benedetto XVI ha chiuso oggi nella basilica di san Pietro la seconda assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per lAfrica, ricordando che la globalizzazione è una realtà umana modificabile, e che la Chiesa lavora con la sua concezione personalista e comunitaria, per orientare il processo in termini di relazionalità, di fraternità e di condivisione.
La Chiesa si impegna anche ad operare, con ogni mezzo disponibile, perché a nessun africano manchi il pane quotidiano.
l tema del sinodo è stato “La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. ‘Voi siete il sale della terra... Voi siete la luce del mondo’ (Mt 5, 13.14)”.

Il pontefice sottolinea che la Chiesa è “sale” e “luce”, luogo in cui si costruisce un continente pieno di fraternità: “la Chiesa è Famiglia di Dio, nella quale non possono sussistere divisioni su base etnica, linguistica o culturale…. La Chiesa riconciliata è potente lievito di riconciliazione nei singoli Paesi e in tutto il Continente africano”, dalle molte “appartenenze religiose, etniche,linguistiche, culturali e sociali”.

Dopo la preghiera mariana, Benedetto XVI ha ricordato che a Milano, in questo giorno, è stato beatificato don Carlo Gnocchi. \"Egli - ha detto il papa - fu dapprima valido educatore di ragazzi e giovani. Nella seconda guerra mondiale divenne cappellano degli Alpini, con i quali fece la tragica ritirata di Russia, scampando alla morte per miracolo. Fu allora che progettò di dedicarsi interamente ad un’opera di carità. Così, nella Milano in ricostruzione, Don Gnocchi lavorò per \'restaurare la persona umana\' raccogliendo i ragazzi orfani e mutilati e offrendo loro assistenza e formazione. Diede tutto se stesso fino alla fine, e morendo donò le cornee a due ragazzi ciechi. La sua opera ha continuato a svilupparsi ed oggi la Fondazione Don Gnocchi è all’avanguardia nella cura di persone di ogni età che necessitano di terapie riabilitative. Mentre saluto il Cardinale Tettamanzi, Arcivescovo di Milano, e mi rallegro con l’intera Chiesa ambrosiana, faccio mio il motto di questa beatificazione: \'Accanto alla vita, sempre\'\".







Questo è un articolo pubblicato il 26-10-2009 alle 00:03 sul giornale del 26 ottobre 2009 - 1039 letture

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