L\'uomo fiammifero

5' di lettura 08/03/2010 -

L’uomo Fiammifero è una favola cinematografica nostrana, realizzata con pochi soldi e con tanta buona volontà. E’ un film tenero e gradevole. Per bambini, certo, ma anche per ragazzi e per adulti sensibili, ancora capaci di ricordarsi fanciulli.

di Edoardo Zaccagnini



E’ prima di tutto l’elogio della creatività infantile, l’omaggio a quell’età in cui la fantasia può impennarsi, se incontra un animo vivace che non ha paura di cavalcarla, sopra le montagne più alte senza provare mai fatica. La storia delicata che l’esordiente Marco Chiarini ci propone è capace di costruire con coraggio, tenacia e idee deliziose, un piccolo film magico e sospeso, semplice e artigianale nel senso più nobile del termine. Leggero, piacevole, animato da personaggi fantastici che abitano nella mente di un ragazzino sensibile e già attaccato duramente dalla vita. Simone, aiutato da compagni immaginari come lo Zio disco, che parla solo attraverso il giradischi, o come Mani grandi, che può far rivivere i ricordi alle persone. O come Giulio Buio o sua sorella Dina Lampa, che quando si emoziona prima si illumina e poi scompare, oppure ancora come il \"fincheriano\" Ocram, che fa tutto al contrario, che scrive con la gomma e cancella con la penna, che è nato vecchio ma ringiovanisce col passar del tempo. Personaggi immaginari, gli amici del protagonista, ma anche reali come la piccola Lorenza, l’amica speciale dagli occhi grandi e chiari che giunge come un regalo graditissimo dalla città a rendere ancora più speciali le giornate di Simone, e a fargli capire per la prima volta quanto è bello quando il cuore batte forte e ti fa sentir tanto felice.

 

Con L’uomo fiammifero piombiamo sorprendentemente (ma senza sentire il peso di un’ambizione eccessiva) in una pigra e luminosa campagna estiva abruzzese dalle atmosfere burtoniane. Buona la fotografia di un film che ci trasporta nel bel mezzo di un’estate lontana, quella del 1982. Campi coltivati, una bicicletta bianca, gli animali, le balle di grano appena mietuto, i casolari aperti, disordinati, senza inferiate nè recinti. Aria di libertà, anche se c’è stato un dolore enorme : la scomparsa della prima cosa bella, per usare una definizione cinematografica attuale, la perdita di una mamma giovane e affettuosa. Ma a quell’evento terribile sopravvivono le magiche risorse di un bambino scapigliato e comunque incantato, che vive lo stesso a briglie sciolte la propria meravigliosa e fugace stagione. Simone elabora in maniera particolarissima e commovente il lutto più terribile, e quell’Uomo fiammifero immaginato e raccontato da una tenera madre (efficaci i momenti visionari in cui il ragazzo ricorda la donna) domina il suo sogno ad occhi aperti, alimentando silenziosamente la speranza di un abbraccio impossibile, la fiducia nella ricomposizione, intimamente desiderata, di un’armonia tragicamente spezzata dalla natura. Il bel bambino, sensibile negli occhi e nei comportamenti, si lega alla speranza che l’Uomo fiammifero, essere magico dalle lunghissime gambe, gigante magrissimo con un cappello in testa a forma di cilindro, capace di accendere ogni sera tutte le stelle del cielo, e di esaudire ogni desiderio umano, possa passare dalle sue parti, un giorno, ad esaudire anche i bisogni della sua vita e della sua età. Ma in quell’intervallo di tempo e d’attesa, riempita d’avventure e stratagemmi continui, il sogno dell’uomo fiammifero già restituisce al protagonista tutta la bellezza e l’incantesimo dell’infanzia.

 

Simone vive con suo padre, un generoso e colorito Pannofino, ormai navigato nei panni del rustico campagnolo dopo la caricatura di Oggi sposi (Luca Lucini, 2009). Contro la bontà e lo stupore vivo del bambino sbatte l’infanzia senza sogno del prepotente Rubino, nemico nato adulto e già sensibile ad una vita di ricavi materiali e sopraffazione del prossimo. Ma accanto (e dentro) a Simone si muove un’armata di figure buone e belle, disegnate, prima che scritte, da una penna insolita nel nostro panorama cinematografico (l’unico altro nome che ci viene in mente è quello del bravissimo e poco famoso Flavio Moretti). E’ la mano di un giovane regista teramano, Marco Chiarini, appunto, che ha cercato di raccontare la storia che gli venisse meglio, quella che sentiva più sua. Tanto è vero che prima di scriverla per il film, e di dirigerla mostrando di saper usare bene sia gli strumenti digitali che le animazioni in Stop motion, l’ha dipinta simpaticamente, tratteggiata e colorata con lo stesso sentimento del film. Nasce da qui L’uomo fiammifero, dalle pagine di un libro illustrato nato per finanziare il lungometraggio, venduto 3000 volte e non meno delizioso di questa positiva opera prima, nella quale, per altro, il libro (che si può ordinare sul sito) è presente tramite utili e gustosi momenti d’animazione. In ottanta minuti di narrazione omaggiante anche il più grande sognatore della storia del cinema italiano, Federico Fellini, accompagniamo una crescita affettuosa fatta di scoperte e sentimenti, e pensiamo che questo film, originale anche da un punto di vista distributivo (un comune cittadino propone il film a un esercente, e se questo lo programma egli riceve una parte dei compensi) meriti decisi consensi ed uno spazio più ampio nelle nostre sale cinematografiche. In bocca al lupo.

 

Il film è in programmazione dal 20 Febbraio

tutti i giorni alle ore 16.30 e 18.00

al Nuovo Cinema Aquila, a Roma,

quartiere Pigneto.

Rimarrà in cartellone per i mesi di marzo e aprile.

 

 

Regia : Marco Chiarini ; Sceneggiatura : Marco Chiarini, Giovanni De Feo, Pietro Albino Di Pasquale ; Fotografia : Pierluigi Piredda ; Musiche : Enrico Melozzi ; Montaggio : Lorenzo Loi, Marco Chiarini ; Interpreti : Francesco Pannofino, Marco Leonzi Greta Castagna, Davide Curioso, Tania Innamorati, Matteo Lupi Effetti speciali digitali : Ermanno Di Nicola ; Animazioni stop motion : Marco Chiarini ; Produzione : Cineforum Teramo, Marco Chiarini, Dimitri Bosi, Fabrizio Cico Diaz ; Distribuzione : Social distribution ; webinfo : Sito ufficiale del film: http://www.uomofiammifero.it/













Questo è un articolo pubblicato il 08-03-2010 alle 22:56 sul giornale del 09 marzo 2010 - 852 letture

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