Laico e Chiesa

4' di lettura 03/04/2010 - Il termine laico ha diversi significati a volte in contrapposizione, vorremo con il nostro breve contributo chiarire il concetto in senso teologico. Il concilio Vaticano II ha dedicato il capitolo IV della costituzione dogmatica sulla chiesa ai laici e ha emanato il decreto sull'apostolato dei laici (Apostolicam actuositatem).

E’ la prima volta che nella storia della chiesa un concilio consacra uno spazio così rilevante ai laici. Fino a questo momento, soprattutto in occidente, erano rari i laici abbastanza preparati per poter intervenire nella vita intellettuale e spirituale della loro chiesa. Scienza e saggezza teologica erano privilegio delle abbazie e delle università ecclesiastiche.

L'Azione cattolica chiamava i laici verso il mondo ormai scristianizzato per sovvenire l'insufficienza del clero, ma l’intervento dei laici era concepito in termini di sostituzione.

Lo sviluppo tecnologico e culturale rende il cristiano più inserito nel mondo e lo fa più responsabile riguardo al posto che gli compete nella chiesa. In tal modo si fa presente il problema della vocazione cristiana del laico, come viene ampiamente approfondito dall'esortazione apostolica di Giovanni Paolo Il: Christifideies laici, quale atto conclusivo del sinodo dei vescovi del 1987 su vocazione e missione dei laici. Quale funzione devono svolgere i credenti negli eventi politici, nel progresso scientifico e nelle condizioni sociali e di fronte alle nuove situazioni economiche di guerra, di pace, d’ateismo?

Al compito importantissimo della gerarchia fa riscontro la cooperazione del resto dei fedeli, cioè dei laici, che sono la parte numericamente più rilevante della chiesa. Infatti la realtà del popolo di Dio si riferisce sia ai laici che ai religiosi e al clero; è importante dunque approfondirle



1. Senso e valore del laicato



LG 31 (EV 1/362) dà una chiara definizione del termine laico.



Col nome di laici si intendono qui tutti i fedeli ad esclusione dei membri dell'ordine sacro e dello stato religioso sancito dalla chiesa, i fedeli cioè che, dopo essere stati incorporati a Cristo con il battesimo e, nella loro misura, resi partecipi dell'ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, per la loro parte compiono, nella chiesa e nel mondo la missione propria di tutto il popolo cristiano.

La realtà secolare è propria del laico, mentre i membri dell'ordine sacro svolgono il loro ministero nell'ambito del sacro, ed i religiosi vivono la dimensione mondana nello spirito delle beatitudini.

I laici cercano il regno di Dio trattando delle cose temporali e ordinandole secondo Dio. Ogni cristiano è impegnato in tutti i singoli doveri e affari del mondo e nella concreta situazione familiare e sociale. All'interno del tempo presente, il credente è chiamato da Dio quasi come un fermento, a santificare il mondo sotto la guida dello

Spirito Santo, a manifestare con la propria vita Cristo agli altri. LG 31 riconosce la partecipazione dei laici basandosi sulla loro qualità di membri della chiesa, grazie al battesimo, e alla missione sacerdotale, profetica e regale di Cristo stesso. I valori

temporali, la realtà terrestre, possiedono una propria consistenza sia pure passeggera, in quanto sono stati creati da Dio e affidati all'uomo per una durata limitata. Dopo la caduta originale, il mondo

può esercitare sull'uomo un influsso negativo, allontanandolo dal suo fine eterno, mentre il concetto di creazione illumina di bontà il creato, rapportandolo a colui che ne è il creatore e Signore. Ora il

peccato dell'uomo nel mondo consiste nel cambiare l'ordine della creazione, mettendo le cose materiali o le persone, che sono relative e creature anch'esse, al posto di Dio, dando così ad esse un valore assoluto che non possiedono. Il cristiano, seguendo la luce della rivelazione, non deve permettere che cose o persone siano poste al di sopra dei valori profondi dello spirito e allontanino la coscienza dalle realtà superiori. Dionigi l’Areopagita attribuisce al nome divino di amore il significato di eros tale tradizione si rifà a Origene e

a Gregorio di Nissa che identificano l'eros con l'agape.

In Origene come in Gregorio l'eros-agape e' lo slancio dell'uomo spirituale (anima) verso il Logos divino. In loro è conservato il carattere cristiano, perché in questa

tensione entra la grazia, cioè il dono di Dio, ma la direzione rimane quella dal basso verso l'alto, che è caratteristica dell'eros platonico.

Con Dionigi l'eros è innanzi tutto un nome divino, e solo secondariamente una proprietà delle creature superiori. In tale prospettiva la peculiarità essenziale, comune di ogni eros, non è lo slancio verso l'alto, ma la capacità di uscire fuori da se‚ (l'estasi) per dirigersi verso gli altri. Dionigi riconosce anche un eros che discende. In Dionigi l'amore (eros e agape) comprende senza contrapporli l'amore dono che è l’aspetto dominante ma allaccia la sua missione per la vita del mondo (LG 37; cf. AA 24.25: EV

1/385; 998ss.).

Per tale intento sono sorti nella diocesi e nelle parrocchie i consigli pastorali, ove clero e laici sono riuniti per organizzare in armonia l'opera di evangelizzazione e di santificazione delle singole comunità

cristiane (AA 26: EV 1/1011-1012).





Questo è un articolo pubblicato il 03-04-2010 alle 01:45 sul giornale del 06 aprile 2010 - 1266 letture

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