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Conoscere la Biblioteca Vaticana: una storia aperta al futuro

Biblioteca Vaticana 2' di lettura 30/03/2011 -

Si è appena conclusa la mostra “Conoscere la Biblioteca Vaticana: una storia aperta al futuro”, dopo una proroga di ben due mesi rispetto alla conclusione precedentemente fissata, per via delle numerosissime richieste pervenute agli organizzatori.



Le sale allestite nel braccio di Carlo Magno sono state visitate da migliaia di visitatori, molti dei quali sono entrati così in contatto con una parte dello sterminato patrimonio grafico, numismatico e librario, custodito negli ambienti altrimenti inaccessibili della Biblioteca.

Per poter consultare gli ottantamila manoscritti – alcuni risalenti addirittura al III secolo dopo Cristo – a cui si aggiunge la cospicua cifra di un milione e seicentomila volumi stampati, bisogna infatti dimostrare di essere docenti o ricercatori di chiara fama. Tre anni di chiusura per i lavori di restauro hanno ulteriormente accresciuto sia l'attesa degli studiosi sia la curiosità dei più, che sulla scia di certi romanzi di successo ipotizzano libri perduti e altri sconvolgenti segreti custoditi nelle stanze dei sacri palazzi.

In effetti, ammiccano gli ottimi commenti filmati che hanno fatto da guida all'esposizione, un segreto c'è ed è gelosamente conservato da cinque secoli, ovvero sin dalla fondazione della Vaticana. Si tratta di una tecnologia ancora più antica, risalente almeno a tremila anni fa, capace di trasmettere informazioni superando immense distanze spaziali e temporali: la “parola scritta”, rivela trionfalmente la voce registrata, è questa la misteriosa invenzione che tuttora permette di entrare in contatto con le idee e le esperienze di uomini e mondi passati, vincendo in parte la fragilità dell'esistenza e la mutevolezza della storia.

Capita perciò di trovarsi di fronte ad una perfetta riproduzione del “Codice Vaticano B” del IV secolo, contenente la più antica versione completa del Nuovo Testamento, o ad una preziosa edizione delle opere di Virgilio, per non parlare di una “Divina Commedia” miniata del Quattrocento: una vertigine intellettuale che andrebbe moltiplicata per tutti i sessanta chilometri di scaffali – da Roma a Fiumicino – che contengono, senza timore di esagerazione, una parte considerevole di tutto il sapere prodotto dall'umanità.

Ecco perché la riapertura della Biblioteca Apostolica Vaticana è un fatto di rilievo internazionale, a conferma del ruolo insostituibile che questa istituzione svolge al servizio della crescita universale della cultura umana, alla continua e infaticabile ricerca della verità.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-03-2011 alle 17:09 sul giornale del 31 marzo 2011 - 2036 letture

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