Adiconsum: 'Una vergogna tutta italiana lo sciopero degli stabilimenti balneari'

5' di lettura 18/07/2012 - Una vera vergogna nazionale - dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum - lo pseudo-sciopero dichiarato dalle Associazioni imprenditoriali degli stabilimenti balneari, che con un’ipocrisia mai vista chiedono il supporto delle Istituzioni che da anni sfruttano e che riguarda poche ore della giornata, quelle di minor afflusso dei bagnanti. Fortunatamente - continua Giordano - la categoria ha anche un’imprenditoria sana che rispetta le leggi e che non opera oltre ed in dispregio di esse.

Imprenditoria che ha realizzato in alcune zone del Paese lo sviluppo di un turismo balneare quale quello della costiera adriatica rispettosa dei diritti dei consumatori quali, solo per fare pochi esempi:

· la fruizione dei cinque metri di spiaggia libera dalla battigia, senza tasse di accesso;

· il diritto di passeggiare e di godere di suolo pubblico in prossimità della battigia senza che ciò sia impedito da reti, da muri, da ombrelloni, fuori legge;

· la possibilità di godere di una bibita fresca senza dover pagare un ticket per accedere al bar dello stabilimento balneare.

Non è più sopportabile che intere zone di demanio pubblico vengano “sequestrate”, in violazione delle leggi vigenti, per decenni e che su tale suolo pubblico si realizzino strutture non removibili dedicate a ristoranti, discoteche, ecc. che nulla hanno a che fare con la destinazione d’uso prevista dalle leggi.

Non è possibile che le concessioni demaniali pubbliche non vengano messe a bando per decenni, realizzando una sorta di “casta” irremovibile che con qualche migliaio di euro produce redditi enormi che come dimostrano le cronache passate e speriamo non future, spesso evadono le tasse e la contribuzione previdenziale ed assistenziale dei tanti dipendenti stagionali, costretti a subire tali angherie.

Non è possibile continuare a violare per anni le indicazioni dell’Unione Europea che da tempo chiede che tali concessioni demaniali vengano messe all’asta.

Non è possibile che si continui una concorrenza scorretta tra i ristoranti che trovandosi fuori dalle concessioni demaniali hanno pagato per avere la proprietà dei fabbricati ove operano o che pagano affitti salati per svolgere la propria attività imprenditoriali, mentre pochi privilegiati oltre la strada di passaggio, paghino somme irrisorie per godere di centinaia di mq che producono redditi cospicui.

Non è possibile che km di suolo pubblico sia inaccessibile ai consumatori che non possono permettersi la spesa di decine di euro perché ostruite da muri, recinzioni e barriere, che impediscono l’accesso ad una striscia di spiaggia, così come previsto dalle leggi.

Non è possibile che, come accade ad Ostia, non si possa usufruire per km di una spiaggia libera, di una doccia e di un arenile pulito e controllato per la sicurezza dei bagnanti e che ove si riesca a trovare per raggiungerlo si debbano percorrere distanze enormi che lo separano dal posteggio ove si è lasciata la propria auto.
Basta con le “caste” di ogni tipo, il diritto alla balneazione ed al godere di una giornata di mare senza costi enormi è un diritto che va rispettato in un Paese civile.






Questo è un articolo pubblicato il 18-07-2012 alle 10:20 sul giornale del 19 luglio 2012 - 1158 letture

In questo articolo si parla di ostia, stabilimenti balneari, adiconsum, arenili

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