DAMA all’Archivio Centrale dello Stato: il dramma del Tibet nell’Archeorealismo di Evan De Vilde

3' di lettura 28/11/2012 - Con 40.000 soldati schierati, nel 1950 la Cina dilaga in tutto il Tibet orientale, da allora più di 6.000 monasteri, templi ed edifici storici sono stati razziati e rasi al suolo, le antiche opere d'arte ed i tesori della letteratura sono stati distrutti o venduti dai cinesi. Il Governo tibetano in esilio ha denunciato più volte la volontà del Governo cinese di cancellare definitivamente la cultura del paese con la repressione e con una propaganda martellante sui mass media e per le strade.

Proprio in questi giorni a Roma, presso l’Archivio Centrale dello Stato, la questione tra Tibet e Cina è affrontata nella mostra “La grande illusione: spazio-tempo e persistenza della memoria”, attraverso alcune opere dell’artista Evan De Vilde, fautore dell’archeorealismo, movimento d'avanguardia basato sui contrasti estetico-linguistici di oggetti archeologici inseriti in contesti contemporanei.

La mostra, visibile fino al 2 dicembre, è curata dal DAMA (Daphne Museum Art), museo d’arte contemporanea di Capua, che affianca a grandi maestri dell’arte le opere di talentuosi artisti emergenti. L’esposizione, inoltre, ospita anche la pop-cinetica di Nello Petrucci, che unisce il movimento dell’arte cinetica all’universalismo e al quotidiano della pop art.

“Lo lotta tra Tibet e Cina deve essere raccontata, anzi urlata al mondo, intendo l’arte figurativa come strumento di denuncia sociale - spiega De Vilde - Con queste opere, ho voluto vincere anch’io la morte di un popolo senza scampo, gridando come mille in un coro unico contro governi sordi, ma l’unico gioco che so fare meglio è quello di conservare la memoria di queste culture in Opere d’Arte che resteranno eterne nei Musei del mondo, affinché anch’io, in qualche strano modo, possa vincere la morte dell’oblio al di là della fine del mondo”.

Tra le opere da segnalare, il Buddha con la cravatta che rappresenta un’antica statua tibetana con al collo una cravatta prodotta in Cina, simbolo del nodo che il Tibet non riesce a sciogliere per liberarsi dall’invasione. Ma l’arte per De Vilde è intesa anche come strumento di recupero della memoria, è il caso dell’opera Carteris, nella quale vengono utilizzate vere antiche pergamene tibetane, forse ormai le uniche testimonianze religiose tibetane, simbolo della volontà di conservare la memoria di un intero popolo.

“Ogni azione umana, dall’atto naturale della procreazione a quello artistico, ha lo scopo di lasciare un segno duraturo della propria esistenza. – Ha dichiarato il curatore della mostra Ilario D’Amato. – Ogni atto, dunque, è un atto di Memoria, ossia un’archiviazione, voluta o implicita, di dati esperienziali che, per essere tramandati nel tempo, hanno bisogno di esplicitarsi in parole o simboli. L’oggettivazione della memoria è la facoltà del narrare attraverso il racconto scritto o, come nel caso dell’Arte, tramite la materializzazione di un’immagine. In particolare, l’Archeorealismo - continua D’Amato - si configura come tendenza contemporanea di eccezionale novità nel panorama culturale mondiale per l’originalità dei suoi contenuti e le metodologie di composizione artistica. L’opera contemporanea nasce sulle basi dell’oggetto antico e ne rappresenta una proiezione nel presente, uno sviluppo tendente a prospettive future. Archeorealismo è quindi l’evolversi dell’opera d’arte con una coniugazione dei tempi e delle culture in simboli potenti, in concetti di rispetto e continuità; è conservazione della memoria del passato da utilizzare come filtro per il presente”.

Informazioni sulla mostra:

La grande illusione: spazio-tempo e persistenza della memoria

14 novembre 2012 – 2 dicembre 2012

Archivio Centrale dello Stato - (EUR) Piazzale degli Archivi, 27 – ROMA

info@daphnemuseum.it

www.lagrandeillusione.com

DAMA - numero verde 800912792

0818147484

3386233911

Ilario D'Amato

Responsabile sezione arte contemporanea e Curatore DAMA

ilariodamato@daphnemuseum.it

Ingresso gratuito

http://youtu.be/8M2UCY9EffY





Questo è un articolo pubblicato il 28-11-2012 alle 09:00 sul giornale del 29 novembre 2012 - 737 letture

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