L'Iamic Cnr di Napoli e l'Ingv di Roma affemano, il Marsili é ancora attivo. Possibile eruzione vulcanica

2' di lettura 24/01/2014 - Si tratta del vulcano più grande d'Europa che si estende nei fondali marini tirrenici tra la Calabria e la Sicilia per una lunghezza di 70 chilometri ed un'ampiezza pari a 30 chilometri il cui monte si eleva per circa 3000 metri dal fondale raggiungendo con la sommità del cratere la quota massima di 500 metri a livello subaqueo.


A stabilirlo è lo studio di un gruppo di ricerca internazionale che comprende l'Istituto per l'ambiente marino costiero del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli (Iamc-Cnr) e l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Roma (Ingv).

Scoperto solo agli albori degli anni venti del XX secolo è stato battezzato “Marsili” in onore dello scienziato, geologo e botanico italiano Luigi Ferdinando Marsili. Le prime ricerche su tale fenomeno sono inziate nel 2005 nell'ambito progettuale strategico del CNR attraverso un sistema multibeam costituito da sonar multifascio in grado di irradiare il fondale marino con onde acustiche e reti integrate volte a monitorare l' attività vulcanica. Nel corso delle indagini, finalizzate ad acquisire nuovi dati sui prodotti emessi dal Marsili e sulla loro età, è stata prelevata a una profondità di 839 metri una colonna di sedimento che ha evidenziato due livelli di ceneri vulcaniche dello spessore di 15 e di 60 centimetri, la cui composizione chimica risulta coerente con quella delle lave del vulcano. Attraverso uno studio approfondito e realizzato con la tecnica del carbonio 14 sui gusci di organismi fossili contenuti nei sedimenti è stato possibile stabilire la datazione esatta delle ceneri che è di 3.000 e 5.000 anni. Questi livelli testimoniano la natura del vulcano già parzialmente esplosiva fin daitempi storici. Il Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio Federico II di Napoli in cui il Direttore Franco Ortolani a tal proposito ha dichiarato l'alto rischio di tsunami in tutta la fascia meridionale del Mediterraneo.

Sono quindi sempre più necessarie nuove ricerche per implementare un sistema di monitoraggio che possa valutare esattamente l’effettiva pericolosità connessa a una possibile eruzione sottomarina. Uno studio avviato dopo il maremoto del 30 dicembre 2002 aveva già evidenziato che, in base ai dati pubblicati (Tsunamis Research Team, Physics Dept – University of Bologna and National Institute of Geophysics and Volcanology (INGV) – Rome) negli ultimi del 2000 si sono verificati 72 movimenti anomali del mare che hanno interessato le coste italiane. A tal proposito non sono di certo rassicuranti neanche le parole di Enzo Boschi, Presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia che già dal 2011 annunciava lo stato di allerta in materia di eruzioni vulcaniche.


di Federica Tonti
redazione@viveresenigallia.it





Questo è un articolo pubblicato il 24-01-2014 alle 09:31 sul giornale del 28 gennaio 2014 - 589 letture

In questo articolo si parla di Federica Tonti





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