L’importanza della figura professionale di Psicologo del Lavoro

3' di lettura 29/01/2015 - Rispetto a quella che è la gestione degli “equilibri personali” all’interno di un ambito lavorativo la Valle d’Aosta può ritenersi un’isola felice. Poche aziende e tutte di piccole dimensioni fanno sì che il rapporto personale tra proprietà e forza lavoro, tra dirigente e sottoposto, venga sempre assicurato con tutti i vantaggi che ne derivano.

Ovviamente fuori dalla piccola realtà locale non è sempre così. Non sempre il fatto di avere un lavoro viene per forza visto come “una fortuna” da parte del dipendente, così come non sempre chi occupa ruoli dirigenziali si ritrova ad avere la lucidità e la capacità per farlo.

Questi meccanismi sono stati recepiti bene e per prime dalle grandi aziende che proprio al fine di evitare di avere in pancia collaboratori che non sono perfettamente allineati rispetto a quelli che sono i target industriali, si sono dotate di professionisti ad alta specializzazione nell’ambito della psicologia del lavoro.

Volendo spiegare in due parole qual’è il compito finale di tali professionisti si potrebbe dire che è una via di mezzo tra lo psicologo tradizionale ed uno statistico. Il loro obiettivo è infatti quello di conoscere le persone e le dinamiche aziendali, e di filtrarle e prevederle sfruttando tutta una serie di metodi e di competenze che derivano dalla statistica di settore.

Per accedere a questo specifico ambito, molto settorializzato, si possono o intraprendere i classici corsi di studio in psicologia ed orientarsi verso l’ambito lavorativo, oppure si possono scegliere vie innovative, come il corso in scienze e tecniche della psicologia del lavoro online, all’interno di atenei tecnologicamente più avanzati.

Quali sono gli sbocchi professionali pratici e reali di chi proviene da tali percorsi formativi?

Si va dalle risorse umane al reclutamento, dalla definizione dei ruoli di una singola posizione lavorativa fino all’ottimizzazione dell’organizzazione interna. E poi ancora orientamento, valutazione della produttività e delle crescita professionale del singolo dipendente, aiuto nella definizione delle comunicazioni nella linea di comando, sicurezza del lavoro e comunicazione.

Bisogna considerare che mentre in Italia solo le aziende più grandi hanno avuto l’intelligenza di dotarsi di tali figure professionali, altrove, ad esempio negli Stati Uniti, la loro presenza è divenuta ormai famigliare da decenni.

Il punto infatti è il seguente: è vero che dotarsi di un tecnico psicologo del lavoro è un costo interno, ma anche un dipendente non motivato lo è, e lo è anche un dirigente che non sa comunicare con il suo gruppo.

Lavorando su queste tematiche con il supporto di un professionista l’azienda ottimizza i suoi processi interni e finisce per aumentare produttività e qualità del proprio risultato. Ecco quindi che l’investimento derivante dalla assunzione di un tecnico della psicologia del lavoro si rivela a lungo termine redditizio, sempre e comunque superiore rispetto a quello che può essere il suo costo.






Questo è un articolo pubblicato il 29-01-2015 alle 09:56 sul giornale del 29 gennaio 2015 - 1104 letture

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