L'Associazione Stampa Romana ricorda, a quasi 20 anni dal barbaro assassinio in Afghanistan, la collega Maria Grazia Cutuli

2' di lettura 20/11/2020 - La Commissione Pari Opportunità dell’ Associazione Stampa Romana ricorda la giornalista, caduta sul lavoro, Maria Grazia Cutuli, inviata speciale del “Corriere della sera”: che fu assassinata, a 39 anni, proprio il 19 novembre 2001, in Afghanistan.

Maria Grazia fu uccisa mentre si trovava sulla strada che da Jalalabad porta a Kabul, a circa 40 chilometri dalla capitale afghana, insieme all’inviato di “El Mundo”, Julio Fuentes, al reporter australiano Harry Burton e all’operatore afghano Azizullah Haidari, dell’agenzia Reuters. Lo stesso giorno, il “Corriere” pubblicava il suo ultimo articolo: sulla scoperta di un deposito di gas nervino nella base di Osama bin Laden.

La Cutuli era alla sua prima importante missione come inviata del “Corriere della Sera”, assunta a tempo indeterminato da due anni. Dall’Afghanistan è cronista di guerra con gli occhi puntati sulla condizione delle donne: "Non ci sono donne tra chi fa la guerra, gestisce il potere, decide il futuro. In un’intera mattinata, appaiono tra le botteghe del suk solamente tre sagome avvolte dal burqa, dal passo silenzioso e discreto, coperte come sempre dietro la cortina di un poliestere", scrive in quei giorni.

Come già Mauro De Mauro, Mario Francese (uccisi entrambi dalla mafia,1970 e 1979). Walter Tobagi (prima vittima del “Corriere”, 1980, ucciso dai terroristi di Prima Linea), Giuseppe Fava, Ilaria Alpi, Anna Politkovskaja, Daphne Caruana Galizia, Maria Grazia Cutuli è stata uccisa, in definitiva, solo perché svolgeva con passione e rigore il suo lavoro di giornalista. La Corte di Cassazione italiana si è definitivamente pronunciata sul movente politico del suo assassinio (I^ Sezione Penale Cass., n.16808/04), "in quanto diretto a contrastare idee e tendenze politiche proprie degli Stati occidentali, tra i quali l’Italia, che in vario modo si opponevano al regime dei talebani".

Per decisione di un tribunale afghano, nel 2004 un uomo di 29 anni, principale indiziato, è stato fucilato; mentre il 15 novembre 2018 è stata confermata in appello,, dalla prima Corte d’Assise di Roma, la condanna, a 24 anni di reclusione, per altri due afghani accusati dell'omicidio.

A Maimanà e ad Herat, in Afghanistan, due scuole sono state intitolate a suo nome.“La sua passione per il mestiere, la sua acuta visione siano da esempio”, sottolinea .la Commissione Pari Opportunità dell’ ASR.






Questo è un articolo pubblicato il 20-11-2020 alle 09:42 sul giornale del 21 novembre 2020 - 196 letture

In questo articolo si parla di attualità, articolo, Fabrizio Federici

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