Epatite C: il ministro Speranza firma lo schema di decreto per lo screening nazionale gratuito

3' di lettura 26/11/2020 - "È un'ottima notizia, non ce la aspettavamo in piena pandemia, ma ci ha fatto molto piacere". È il commento rilasciato da Claudio Leonardi, presidente della SIPaD (Societa' Italiana Patologie da Dipendenza), in merito alla firma da parte del ministro della Salute, Roberto Speranza, dello schema di decreto per lo screening nazionale gratuito per il virus dell'epatite C: che ora sara' inviato alla Conferenza delle Regioni.

Ora si spera che le Regioni, nonostante siano impegnate in prima linea a combattere l'emergenza sanitaria, non facciano passare troppo tempo, mettendo velocemente a disposizione delle Asl i fondi dedicati alle attivita' di screening precoce per l'epatite C. A febbraio, poco prima dell’emergenza Covid, ricorda un comunicato ufficiale della SIPaD, era stato approvato un emendamento al decreto “Milleproroghe” con cui venivano stanziati 71,5 milioni di euro nel biennio 2020-2021,per introdurre appunto lo screening gratuito necessario a individuare i potenziali malati di epatite C per l'eradicazione dell'HCV dal nostro Paese.

"Finalmente il ministro Speranza ha firmato il decreto attuativo e ha offerto alle Regioni un nuovo strumento”, ha spiegato il presidente della SIPaD. “Adesso ci sara' una ripartizione della cifra totale tra le varie Regioni, le quali a loro volta potranno attuare dei decreti per poter utilizzare tali fondi".

In questo modo sara' possibile attuare una serie di screening su un doppio binario: "Da una parte i Servizi per le Dipendenze dovrebbero e potrebbero essere messi nelle condizioni di poter fare la diagnosi precoce direttamente nei loro locali; dall'altra, i laboratori delle varie aziende Asl, che oggi non sono in grado di poter fare la diagnosi biologica del virus dell'epatite, potranno avere la possibilita' di acquistare, oltre ai test rapidi salivari, ulteriori strumenti che permettano una valutazione ulteriore della positivita', quindi di ottenere una piu' approfondita informazione sulla carica virale del paziente".

In questo modo, sempre secondo Leonardi, i pazienti potranno essere inviati "presso i centri di Infettivologia praticamente gia' 'studiati' e pronti per iniziare un trattamento"; e sara' consentito, in linea generale, fare una diagnosi di HCV ad un "maggior numero di persone rispetto a quello che si e' fatto finora".

Intanto proseguono sul territorio nazionale le tappe (che saranno in totale 16) di HAND, il primo progetto pilota di networking a livello nazionale, patrocinato da quattro diverse societa' scientifiche, che coinvolge i Servizi per le Dipendenze e i relativi Centri di cura per l'HCV afferenti a varie citta' italiane.

Dopo Roma e tante altre città, la dodicesima tappa si e' svolta in Molise, con il corso di formazione ECM dal titolo 'Buone prassi e networking nella gestione dell'epatite C in soggetti con disturbo da addiction al tempo del Coronavirus', organizzato dal provider “Letscom E3” con il contributo non condizionante di AbbVie. Ad intervenire all'incontro il dottor Giuseppe Antonio Scioli, direttore dei Ser.D. della Regione Molise: "Il progetto HAND ci ha fornito uno strumento di lavoro molto efficace- ha commentato- ma soprattutto ci ha 'costretti' a ripensare a delle strategie piu' snelle di intervento. La mia sensazione e' che tutto sommato questa epidemia da Covid-19 possa lasciare un'eredita' positiva, perche' di fatto ci ha indotto a pensare a nuove strategie, che in passato avremmo adottato molto piu' lentamente".

"Purtroppo per via del Covid-19 – ha concluso Scioli - questi pazienti hanno subito una battuta di arresto nelle diagnosi e soprattutto nell'inizio delle terapie. Il problema e' che l'infezione da HCV e' una delle principali cause delle malattie epatiche, come cirrosi e carcinoma epatocellulare, che possono condurre a insufficienza epatica e a trapianto del fegato. Tutto questo ha poi dei costi umani, sociali ed economici elevatissimi". Finalmente, con queste scelte, l’Italia inizia ad allinearsi, anche in questo campo, agli altri Paesi piu’ avanzati della UE: che, al di là delle singole, specifiche scelte terapeutiche, hanno in comune un approccio alla malattia epatite C basato sempre su un forte raccordo con la sanità territoriale.






Questo è un articolo pubblicato il 26-11-2020 alle 09:56 sul giornale del 27 novembre 2020 - 204 letture

In questo articolo si parla di attualità, articolo, Fabrizio Federici

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