In Toscana, Lazio ed Emilia, "grazie" al Covid-19, forte sviluppo della telemedicina

4' di lettura 04/12/2020 - Così' come la tragedia dell'11 settembre 2001 ha avuto anche la conseguenza positiva della nascita, in gran parte degli Atenei del mondo, dei corsi di laurea in mediazione interculturale, della cui indispensabilità le democrazie industriali (o postindustriali) si stanno accorgendo proprio ora, quasi vent'anni dopo, analogamente (l'accostamento è singolare, certo, ma motivato, sul piano del passaggio da un' epoca culturale a un'altra), la tragedia mondiale del Covid- 19 , in gran parte dei Paesi colpiti, ha determinato l'accellerazione dello sviluppo della telemedicina.

La storia, insomma, spesso conferma il vecchio detto popolare "Non tutto il male viene per nuocere". "Le risorse per la telemedicina sono state una manna dal cielo, in questo momento in cui i medici di famiglia sono tornati a essere centrali, per soddisfare i bisogni di cura non solo del Covid, ma di tutte quelle patologie per le quali i pazienti non riescono ad accedere in ospedale a causa appunto del Covid". A dirlo, all'agenzia stampa "DIRE", è stata Valeria Zurlo, medico di continuita' assistenziale e coordinatrice della Regione Molise per la SIMG, Società Italiana Medicina Generale e cure primarie.

"Il nostro compito con la telemedicina diventa quindi preventivo e anche organizzativo", prosegue, "perche' possiamo fare teleconsulti e indirizzare verso il giusto specialista. Se il paziente non puo' accedere alla visita in ospedale, costruire una rete integrata tra medici, piattaforme e specialisti che validino le diagnosi diventa la sfida del presente".

E' evidente, infatti, che il Covid, non solo in Italia, ha portato alla luce delle crepe nel sistema di medicina territoriale. Non solo in Italia, ma, diremmo, in Italia in modo particolare: essendo la nostra sanità, ormai da circa 40 anni (esattamente dalla "riforma sanitaria" realizzata con la legge 833 del '78, ma che, è bene ricordare, fu fortemente criticata soprattutto dalle organizzazioni professionali dei medici e da quelle poche forze politiche allora non facenti parte della maggioranza governativa "di unità nazionale") gestita dalle Regioni. Fenomeno, quest'ultimo, accentuatosi dal 2001 in poi, con quella riforma del Titolo V della Costituzione, fortemente voluta dai governi del nuovo centrosinistra, che ha finito col produrre, negli anni, le varie "Repubbliche della salute": in alcune delle quali (vedi anzitutto la Lombardia) la sanità territoriale è stata fortemente depredata e ridimensionata, e in altre (Veneto, ad esempio), molto meno. Dove e come bisogna intervenire, allora, con i nuovi servizi strutture di telemedicina? "Il virus - risponde ancora la Dr. ssa Zurlo alla "DIRE" - ci ha dato la possibilita' di riflettere su alcuni punti, strategici, di forza e di debolezza del sistema: nessuno aveva mai pensato che un saturimetro, ad esempio, potesse avere un'importanza fondamentale. Esistono invece saturimetri bluetooth che possono mandare i dati al medico di medicina generale, a partire dai wearable, per un telemonitoraggio in cui i medici di famiglia possono avere un riscontro immediato e fornire un'assistenza di prossimita'. In questo modo il paziente puo' sentirsi maggiormente sostenuto e assistito: la tecnologia si integra nella medicina territoriale, non solo per il Covid ma soprattutto per le patologie croniche, per cui il saturimetro puo' servire".

Ma esistono delle piattaforme per la gestione dei dati? "Si', ci sono dei gestionali per integrare i dati, di cui i medici di famiglia sono gia' in possesso; ma ci vorranno anche delle linee guida per creare integrazione tra le altre app disponibili. E' ancora un capitolo tutto da scrivere, in questo senso, affinche' ci sia protezione dei dati del paziente, ma anche un utilizzo trasversale su diverse patologie e vari specialisti: serve fare rete. Esiste poi il teleconsulto, con cui il paziente puo' accedere alle visite con specialisti: in Toscana ci sono gia' delle piattaforme utili, cosi' come la Regione Lazio che si sta attrezzando su questo e l'Emilia-Romagna. In Toscana pero' c'e' un sistema tricamerale con cui il paziente puo' essere seguito sia dal medico specialista che dal medico di base".

Infine, il punto decisivo quanto (speriamo il meno possibile ) dolente: ci sono risorse destinate alla telemedicina da parte del ministero della Salute:? Sì, conclude la Zurlo. "Ci sono 236 milioni di euro per la diagnostica di primo livello che verranno gestiti dalle Regioni, le quali stanno rendendo operative queste risorse con la costruzione di un'organizzazione di rete attraverso un catalogo a cui potra' accedere il medico di famiglia".






Questo è un articolo pubblicato il 04-12-2020 alle 14:44 sul giornale del 04 dicembre 2020 - 197 letture

In questo articolo si parla di cronaca, articolo, Fabrizio Federici

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