Intelligence: colpo di stato in Myanmar, arrestata Aung San Suu Kyi

2' di lettura 01/02/2021 - Prima tegola sulla testa del neo presidente Joe Biden, che mette subito alla prova la nuova amministrazione USA in politica estera. Ci siamo infatti svegliati stamane con la notizia di un golpe militare in MYANMAR (ex Birmania), con l'arresto del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi Presidente in carica, da parte del generale Myint Swe.

Dal comunicato stampa emesso dallo stesso Generale, si apprende che l'esercito ha posto agli arresti la Presidente, con lo scopo di portare entro un anno a libere elezioni; libere ovviamente si fa per dire, poichè come tutte le cancellerie sanno, difficilmente da questi regimi militari ne scaturisce poi un voto pienamente democratico.

Senza riassumere la tormentata storia politica di questo Paese, esprimo una telegrafica sintesi geopolitica che, come ho anticipato, funge subito a pochi giorni dall'elezione di Joe Biden quale test-stress per la neo Amministrazione.

Inevitabile è stata subito la presa di posizione del Segretario di Stato americano Antony Blinken, che con un comunicato ufficiale ha intimato ai responsabili militari    il rilascio immediato della Presidente e il ritorno alla normalità. Se ciò non avverrà quanto prima -segue la nota- gli USA si riserveranno tutte le opzioni per il ripristino della democrazia.

È mia opinione, che sarà del tutto inevitabile per gli Stati Uniti l'uso del pugno duro; osservando attentamente la cartina geografica, non è difficile comprendere che la posizione strategica di questo Stato, confinante per la maggior parte del suo territorio con la Cina, assume una posizione troppo ghiotta al gigante comunista, che con lo sbocco nel golfo del Bengala comprometterebbe il dominio USA in tutta la regione asiatica.

E più sara dura la presa di posizione Statunitense nella crisi, più sarà sospetta e forse certa l' intrusione cinese dietro al questo colpo di stato che obbliga a mio giudizio il neo eletto Biden ad una risposta anche militare (Dio non voglia!) per una veloce soluzione.

Determinante saranno ovviamente le analisi dell'Intelligence americana (CIA), che con la sua massiccia presenza ai confini cinesi monitora attentamente l'evolversi della situazione offrendo puntuali e precise indicazioni per scelte politiche e militari alla neonata Amministrazione.

È mia opinione e termino, che  questo pericoloso scenario asiatico obbligi la Superpotenza Americana ad una scelta dura e veloce, anche se pericolosa, per un robusto contrappeso geopolitico al gigante comunista, quale Conquistatore sempre più minaccioso e spietato per il predominio economico e militare su scala planetaria.


da Francesco Macrì
esperto di intelligence





Questo è un articolo pubblicato il 01-02-2021 alle 16:57 sul giornale del 02 febbraio 2021 - 122 letture

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