9,10,11 Febbraio: tre date significative della storia di Roma e di tutta Italia

4' di lettura 12/02/2021 - Forse pochi ci hanno pensato, ma i 3 giorni appena trascorsi, 9, 10 e 11 febbraio, rappresentano 3 date altamente significative nella storia di Roma e di tutta Italia.

Esattamente l'8 - 9 febbraio 1849, infatti, poco piu' di 170 anni fa, si teneva, nella Roma ribellatasi a Pio IX e volta a proclamarsi Repubblica, di stampo fortemente laico, democratico, ma rispettoso di tutte le fedi, la prima seduta della neoeletta Assemblea Costituente. In cui, all'una di notte, il decreto istitutivo della Repubblica Romana, proposto da Quirico Filopanti, fu messo in votazione e approvato (contrario, anzitutto Terenzio Mamiani, già Primo ministro dell'ultimo governo del Papa), con 118 voti favorevoli, 8 contrari e 12 astenuti. La mattina del 9 febbraio stesso, il decreto fu proclamato solennemente e pubblicamente dal Campidoglio alla presenza della popolazione: proclamava il papato "decaduto di fatto e di diritto dal governo temporale dello Stato Romano", il cui governo sarebbe stato "la democrazia pura", assicurando comunque al pontefice "tutte le guarentigie necessarie per l'indipendenza nell'esercizio della sua potestà spirituale". L'atto portava le firme del Presidente dell'Assemblea costituente, Giuseppe Galletti, e dei segretari Giovanni Pennacchi, Ariodante Fabbretti, Antonio Zambianchi e Quirico Filopanti; alla votazione e alla proclamazione assistette la giornalista americana Margaret Fuller, corrispondente del "New-York Daily Tribune", che ne fece un' interessante descrizione ai propri lettori.

Cinque mesi dopo, il 4 luglio del '49, la Repubblica Romana crollava, sconfitta - com'è noto, dopo un'eroica resistenza - dagli eserciti di Napoleone III. L'Assemblea Costituente approvò un decreto di resa: aggiungendo però che "L'Assemblea Costituente Romana … resta al suo posto", tanto che approvò la nuova Costituzione, letta dal balcone del Palazzo del Campidoglio, il pomeriggio del giorno dopo, dal generale Galletti. Mazzini, e con lui l'intero triumvirato, non sottoscrissero alcuna resa, limitandosi a dare le dimissioni. Mentre Garibaldi iniziava, partendo da Piazza S.Giovanni, la celebre, epica anabasi verso l'Adriatico e Venezia,ancora repubblicana e che ancora resisteva agli austriaci, la Repubblica Romana non cessava formalmente di esistere, e poteva continuare a vantare la sua legittimazione popolare (anche perchè Pio IX, negli anni successivi, non avrebbe mai provveduto ad alcuna nuova elezione).La Costituzione della Repubblica del '49, d'impianto democratico, laico e fortemente centrato, alla francese, sui diritti del cittadino e sulla dignità dei lavoratori, avrebbe fortemente influito sulla cultura politica dell' Italia postunitaria, sino alla Costituzione della Repubblica italiana di un secolo dopo (1948).

E veniamo al 10 febbraio: dall'apposita legge nazionale del 2004, consacrato a Giorno del Ricordo (di cui questa testata s'è piu' volte occupata) in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra, e della più complessa vicenda di tutto il nostro confine orientale. La data del 10 febbraio ricorda il giorno in cui, nel 1947, era firmato il trattato di pace dell'italia con gli Alleati, che assegnava alla Iugoslavia l’Istria e la maggior parte della Venezia Giulia. “I crimini contro l’umanità scatenati in quel conflitto”, ha ricordato, il 10 febbraio, il Capo dello Stato Sergio Mattarella, “non si esaurirono con la liberazione dal nazifascismo, ma proseguirono nella persecuzione e nelle violenze, perpetrate da un altro regime autoritario, quello comunista. Tanto sangue innocente bagnò quelle terre”. Roma, pur non essendo stata direttamente toccata da queste tragedie, è legata fortemente al loro ricordo; avendo realizzato nell'immediato dopoguerra, nei pressi di Via Laurentina, il Quartiere giuliano-dalmata, che ha accolto migliaia di profughi di quelle terre.

Nel nuovo piano regolatore degli anni immediatamente successivi al dopoguerra viene definitivamente stabilito l’adattamento dell’ex Villaggio Operaio dell’E42 (fortemente voluta dal fascismo, poi mai partita a causa della guerra) come uno dei 109 ambiti in cui far confluire i profughi provenienti dai Territori Orientali dell’Italia ceduti alla Jugoslavia.Tra il 1946 e il 1948, Oscar Sinigaglia, ingegnere e industriale romano, e l’Opera Profughi raccolgono i fondi, 40 milioni, per la ristrutturazione dei padiglioni e la creazione di circa 120 mini-appartamenti entro cui collocare le famiglie che continuano ad affluire dall’Istria e dalla Dalmazia. La cerimonia di inaugurazione dei nuovi alloggi, con benedizione ed assegnazione delle chiavi alle famiglie dei profughi, viene inaugurata, nel 1948, da un giovanissimo Giulio Andreotti, all'epoca Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

L' 11 febbraio 1929, infine, 92 anni fa, venivano conclusi, a Roma,i Patti Lateranensi: che presero nome dal palazzo di San Giovanni in Laterano in cui furono firmati. Li sottoscrissero il Cardinale Pietro Gasparri, Segretario di Stato della Santa Sede, e Benito Mussolini, Capo del Governo del Regno d'Italia.Comprendevano il Trattato (che rientrava, in complesso, ancora nella tradizione laica e liberale, cavouriana e risorgimentale, della "Libera Chiesa in libero Stato"), la Convenzione finanziaria (che cercava di chiudere i conti tra Chiesa e Stato, dopo la lunga stagione, sabauda e postunitaria, della liquidazione dei beni ecclesiastici) e il Concordato Stato - Chiesa: che, però, sanciva troppi privilegi ed esenzioni a favore della Chiesa, in campo fiscale, tributario, della Pubblica Istruzione. Il Concordato sarebbe stato infine sostituito dagli accordi di Villa Madama: stipulati il 18 febbraio 1984 con l'Italia, a firma del cardinale Agostino Casaroli, Segretario di Stato della Santa Sede, e dal Presidente del Consiglio, Bettino Craxi.






Questo è un articolo pubblicato il 12-02-2021 alle 02:22 sul giornale del 13 febbraio 2021 - 194 letture

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