Le donne a Roma: la loro educazione e il loro ruolo nella società romana

4' di lettura 26/02/2021 - "Comandiamo a tutti gli uomini ma obbediamo alle donne", disse Catone. La storia romana così come ci viene raccontata resta, tuttavia, quella dei romani più tradizionali, quelli fautori di un regno e di una dominazione in cui le donne venivano spesso dimenticate lì.

Cicerone rimprovera alla costituzione romana di aver trascurato l'istruzione pubblica, questo rimprovero è particolarmente vero per l'educazione delle donne. Nelle diverse testimonianze storiche non vediamo che lo Stato se ne sia mai occupato seriamente, e gli individui sui quali adempie questo dovere non compaiono. Abbiamo informazioni così brevi e vaghe su questo argomento che una delle cose dell'antichità che conosciamo meno e che vorremmo conoscere meglio, è come a Roma allevavano le figlie femmine. Partiamo dalle informazioni settoriali che ci hanno lasciato in eredità gli eccelsi testimoni del tempo e proviamo a farci un’idea in merito.

Diritti delle Donne

In epoca arcaica la donna era dipendente, ma in seguito durante il periodo etrusco divenne uguale all'uomo, ebbe le stesse libertà dell'uomo.

Le donne dell’antica Roma non avevano diritti civili rimanevano minorenni per tutta la vita. Non potevano partecipare alla vita politica o sociale della città.

Il segno più tangibile di disinteresse per le donne era sicuramente la non era iscrizione alle anagrafe cittadine (non erano affatto conteggiate nella popolazione); fu solo durante il III secolo che l'imperatore Diocleziano cercò di includerle nel censimento. La donna romana non aveva tempo libero, allevava solo i bambini e si prendeva cura della casa.

Vita quotidiana, famiglia

Nell’antica Roma vigeva una sorta di obbligo di fondare una famiglia, perché il dovere del cittadino romano era quello di dare almeno tre figli allo Stato. Quest'ultimo ha immesso un bonus di nascita istituito all'inizio del regno dell'imperatore Augusto. Questo bonus è stato pagato solo alle donne in possesso della cittadinanza.

La donna romana era soprattutto una matrona che aveva come compito quello di dare un erede alla famiglia. Viveva sotto l'autorità di suo padre prima e poi di suo marito, il passaggio di consegne tra gli uomini avveniva molto presto: a 15 anni in media, ma talvolta poteva succedere a 12 anni. Il matrimonio romano assumeva due forme che mostrano perfettamente la scarsa importanza accordata alle donne: o erano sotto l'autorità della propria famiglia "sine manu"; oppure è sotto quella del marito "cum manu". Le donne avevano un solo nome, il nome femminile del padre, a differenza degli uomini, che ne hanno tre. L'età massima per la prima maternità era di 20 anni e 25 per la prima paternità.

Le vesti delle donne

I vestiti delle donne erano tuniche più elaborate, con molti gioielli (per le famiglie più ricche), rispetto agli uomini. Sopra di loro indossavano una veste più ampia come a coprire la loro tunica, detta "stola", stretta in vita e ricadente fino ai piedi. Per uscire indossavano un cappotto, chiamato "pallio", il cui drappeggio copriva la testa. Le tuniche tinte di viola erano sempre più apprezzate, ma erano molto costose e quindi riservate ai più abbienti.

I vari mestieri

  • Nel mondo del lavoro, la maggior parte del lavoro nei campi è stato affidato alle donne (viti, grano, lino);

  • Il lavoro di ristorazione e gastronomico non era considerato idoneo per le donne;

  • L'industria tessile era interamente riservata a loro;

  • C’era possibilità di esercitare le professioni di ostetrica, infermiera, precettore e persino medico;

  • Anche la professione di gladiatore era possibile per le donne.

  • La prostituzione era riconosciuta e regolamentata. La legge considerava "meretrix" qualsiasi donna che vendesse il proprio corpo in una casa, in una locanda, in un luogo pubblico. Molte si prostituivano senza nascondersi. Questo tipo di professione era molto più comune allora di quanto non lo sia adesso, ed era anche meno tabù.

Ad oggi invece le donne si presentano come accompagnatrici, come compagne di cene di lavoro e alleate per trascorrere insieme una serata all’insegna del lusso, cercale qui a Roma.

Le prostitute, che non includevano le attrici o le ballerine, di una reputazione detestabile (era meglio non frequentarle, almeno se si dava valore alla propria reputazione). Queste ultime erano tenute a presentarsi ai magistrati di polizia per l'iscrizione in un registro, che le condannava a pagare una tassa (un specie di dazio statale).






Questo è un articolo pubblicato il 26-02-2021 alle 18:59 sul giornale del 26 febbraio 2021 - 7 letture

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