Un anno fa, la scomparsa di Giacomo Ricci, nome storico del teatro italiano, campano per nascita, piemontese e romano per adozione

4' di lettura 05/03/2021 - Un anno fa, scompariva, dopo lunga malattia, Giacomo Ricci, nome storico del teatro italiano, amico e collaboratore stretto di Carmelo Bene e Giorgio Albertazzi, regista e interprete che aveva lavorato con nomi come Eduardo e Sandro Bolchi. Autore – negli anni ’80- ’90 e oltre – di testi come “La gabbia scotta” (sul ’68), “Incubosperanza in un tempo” (sul dramma della droga, più volte rappresentato nel circuito delle manifestazioni degli enti locali) e “Nerone.Autodifesa di un mostro” : sull’istrionico imperatore che la critica storica più avveduta da tempo vede in un’ottica più obbiettiva, inquadrando la sua vicenda nella complessa trama del conflitto tra i Cesari e il Senato, vero e proprio “leitmotiv” della storia romana, da Romolo a Cesare e ad Adriano.

Nato nel 1933 a Morcone (Benevento, il paese di San Pio da Pietralcina), Ricci – parente, tra l’altro, di Antonio, “padre” di “Striscia la notizia”- e vissuto a lungo in Piemonte, negli anni ’50 aveva fatto, inizialmente, una vita da “bohemien” a Roma, con altri giovani di allora come appunto Bene, e un artista, oggi molto quotato, il pittore Ferdinando Paonessa. Dopo una lunga collaborazione con la RAI, per la quale aveva lavorato in più sceneggiati (come “Scene dai Promessi sposi”, nel ruolo del Cardinale Borromeo), e la partecipazione a vari film (come "Omicidio per vocazione", un giallo del '67) Giacomo si era dedicato soprattutto al teatro: calcando spesso le scene, in modo anche avventuroso, insieme a Carmelo Bene.

A gennaio del ’63, è tra gli interpreti di “Cristo ’63”: pièce teatrale, opera di Bene, che nel clima dell’incipiente Contestazione, e forzando il vento di rinnovamento del Concilio, arriva ad affrontare in modo dissacrante anche la figura del Cristo (un po’ come, nello stesso anno, fa Pasolini con “La ricotta”, prima del capolavoro “Il Vangelo secondo Matteo”). "Alle porte del Vaticano (il teatrino era in Prati, n.d.R.), uno spettacolo degno di Nerone", titola, scandalizzato, un noto quotidiano conservatore.

Nel ‘64, sempre Ricci è tra i più stretti collaboratori di Gian Maria Volontè, che cerca di portare in scena in un altro teatrino di Roma, la controversa pièce del tedesco Rolf Hochhuth “Il Vicario”, denunciante i rapporti tra Vaticano e regime nazista: la rappresentazione viene impedita da un intervento della polizia, che contesta la violazione di un articolo del Concordato del 1929.

Nei primi anni ’80, Giacomo fonda la compagnia teatrale “L’alternativa” (ma il nome – ricorda Violetta Charini, altra figura storica del nostro teatro – si riferiva anche alla ricerca di un’alternativa più equilibrata e di stile al teatro di allora, spesso incagliato nelle esasperazioni dissacranti del “carmelobenismo”). E porta in scena “Il Paese. Oggi, non domani”: testo del giornalista Albetto Jacometti (che dal ’48 al ’49, dopo gli errori del Fronte Popolare, era stato Segretario nazionale del PSI, con Riccardo Lombardi Vicesegretario) centrato sulla difficoltà, nell’immediato dopoguerra, dei rapporti, anche solo umani, tra ex-partigiani ed ex-fascisti.

Negli anni ’90, è la volta di “Incubosperanza”, rappresentato in tutta Italia; poi, tra i ’90 e i primi anni del 2000, l’altra pièce su Nerone Claudio Cesare.Che nel 1999 viene presentata a Lettere alla “Sapienza”, in occasione della riapertura al pubblico (dopo decenni di lavori di restauro) della “Domus Aurea”: dopo la pubblicazione in volume (Marconi editore, Roma), con saggi introduttivi di Luca Canali, latinista, Massimo Fini, giornalista specialista della figura di Nerone, Franco Ferrarotti, Mons. Luigi Di Liegro,Maria Luisa Spaziani, e dello storico rumeno Eugen Cyzek. Negli ultimi anni, infine, Ricci – uomo schieratoma sempre libero – si era dedicato, in vari teatri romani, a spettacoli per ragazzi e alla riscoperta della poesia sui temi dell’amore e della solidarietà umana, da Garcia Lorca a Bertolt Brecht.

“Con Ricci – sottolinea Franco Ferrarotti, “decano” dei sociologi italiani – è scomparso un autore, regista e interprete teatrale di profondo valore, che a una grande capacità innovativa sapeva unire perfetta padronanza dei testi classici, riattualizzandoli senza snaturarli”. “Ricci – aggiunge Violetta Chiarini, oggi Presidente, a Casperia(Rieti) del Centro culturale “Piccolo Teatro del Violangelo”,attiva nella salvaguardia di forme musicalteatrali tipiche dell’identità culturale italiana ed europea - ha rappresentato, direi, un saggio punto d’incontro tra “follia” (in senso positivo) innovativa di Carmelo Bene e degli altri esponenti dell’ Avanguardia teatrale e la tradizione più misurata e classica, di attori come Giorgio Albertazzi e vari altri (tra cui, modestamente, la sottoscritta)”.






Questo è un articolo pubblicato il 05-03-2021 alle 11:24 sul giornale del 06 marzo 2021 - 147 letture

In questo articolo si parla di cultura, redazione, articolo, Fabrizio Federici

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