Pasqua 2021: è possibile, e che significato ha per l'uomo d'oggi, credere nella Resurrezione di Cristo?

7' di lettura 05/04/2021 - “Il primo giorno della settimana, Maria Maddalena andò al sepolcro la mattina presto, mentre era ancora buio, e vide che dal sepolcro, era stata tolta la pietra…”. Così inizia il capo XX del Vangelo di Giovanni, dedicato alla Resurrezione di Gesu’. Ma è veramente avvenuta, questa Resurrezione di Cristo, dopo il “calvario” del Getsemani, dei due processi (ebraico e romano, con annesse torture) e della Crocifissione sul Calvario? E soprattutto, che significato ha, per gli uomini d’oggi, credenti e non?

Per uno storico, dimostrare la storicità della Resurrezione di Cristo, per evidenti motivi è pressochè impossibile: perché in un avvenimento come questo entrano in ballo fattori d’ogni tipo, vari dei quali non valutabili col solo ausilio della ragione e della ricerca storico-archeologica e scientifica. Lo storico può accertare, ad esempio, se Napoleone o Mussolini, negli ultimi anni di vita, si siano o no ravvicinati al Cristianesimo, religione della propria infanzia (e qui chi scrive dissente da altri - come Corrado Augias – che ritengono, invece, del tutto inutile una ricerca del genere). Ma è impensabile che uno storico possa arrivare a dire con sicurezza matematica (che, tra l’altro, a volte manca anche per fatti assai piu’ ordinari e facili da indagare) se la Resurrezione è stata un avvenimento reale o un’abile costruzione a tavolino: é chiaro che, su temi come questo, l’ultima, decisiva parola spetta alla fede. Può però un ricercatore, anzi, deve, scandagliare il contesto – culturale e religioso, sociale, anche politico - in cui si propagò, iniziando da Gerusalemme, la notizia della Resurrezione stessa, e cercare di capire psicologia e motivazioni dei protagonisti di tale diffusione, e cioè i piu’ stretti seguaci di Gesù (Maria e le altre pie donne, e gli apostoli).

Andiamo con ordine. “Gesù è davvero morto sulla croce?”, si domandava il 26 aprile 2020, in un intervento sul blog ildolomiti.it, il saggista Riccardo Petroni, autore di vari saggi su Cristo e sul noachismo. “Taluni autori”, scrive ancora Petroni, “in base ai testi evangelici canonici, hanno cercato di dimostrare che Gesù non morì sulla croce, ma che – diversamente - sarebbe stato deposto ancora vivo, ragionevolmente in “coma reversibile”. E grazie anche agli unguenti utilizzati, si sarebbe poi ripreso dal tremendo trauma che aveva subito…”; “non essendo all’epoca conosciuto il “coma reversibile”, il “riapparire” di Gesù sarebbe stato interpretato da tutti come una vera e propria “resurrezione”. Ed anche lo stesso Gesù, riavutosi, avrebbe inevitabilmente pensato – in perfetta buona fede - di essere risorto.

Per suffragare questa tesi si afferma che la permanenza di Gesù sulla croce, secondo la descrizione dei Vangeli, è durata “solo” sei ore, periodo non sufficiente per morire. Quindi dalle nove di mattino (l'ora terza) alle tre del pomeriggio (l'ora nona)… Ma per spirare sulla croce, atroce supplizio, si ritiene fosse necessario più di un giorno, ove alla persona crocifissa non si spezzassero le gambe, procurando la morte per asfissia... Ed a Gesù non furono spezzate le gambe, come avvenne per i “due ladroni” che gli stavano accanto sulla croce”.

Ma, per procedere nella nostra riflessione, diamo per sicuro che Gesù, come appunto attestato dai Vangeli, sia effettivamente morto in croce, anche se dopo un’agonia piu’ breve di quella media dei condannati alla crocifissione dell’epoca (è probabile che la resistenza sia Cristo sia stata minore di quella di altri: venendo egli da giorni di forte tensione psicosomatica, per fatti come il confronto col Tempio, il tradimento di Giuda, la cattura, i due processi, e lo scontro con l’establishment ebraico e romano).

Passiamo, allora, ai resoconti evangelici sull'evento della Resurrezione, testimoniato dalla constatazione della tomba vuota e dalle apparizioni alle discepole prima, e agli apostoli poi. Le differenze (peraltro non di rilievo) esistenti tra le quattro narrazioni della Resurrezione anzitutto sono spiegabili con quelle che furono le diverse impostazioni della redazione dei Vangeli canonici, quanto a cronologia e zona geografica, nonché ai diversi destinatari cui ciascun evangelista si rivolge (Matteo agli ebrei, Luca ai Greci e ai Romani). Poi, osserviamo, contrariamente a quanto si può pensare, posson rappresentare, invece, proprio un punto a favore della storicità: perché se i primi cristiani avessero voluto a posteriori inventare la Resurrezione, sarebbero stati attenti a renderla piu’ credibile, accordandosi tra loro per evitare che ci fossero differenze significative tra le versioni (a maggior ragione, quelle scritte dei Vangeli) rilasciate dai vari testimoni dell’avvenimento. Così fanno, infatti (come ben sanno operatori giudiziari e cronisti di cronaca nera), protagonisti di fatti criminosi in vista del prevedibile (prima o poi) interrogatorio da parte degli inquirenti.

La storia insegna, poi, che le discordanze tra le varie ricostruzioni di uno stesso episodio, se si tratta di fatti particolarmente traumatizzanti, posson spiegarsi anche con le devastazioni emotive subite dai testimoni - a maggior ragione, se anzitutto protagonisti - dei fatti in questione (esempio tipico, le dichiarazioni dei superstiti della Shoah: che, anche a pochi anni di distanza dai fatti, spesso non coincidevano pienamente tra loro nella ricostruzione di episodi, circostanze, personaggi; situazione, questa, naturalmente poi evidenziata dai negazionisti della Shoah).

Nè, infine, ha alcun valore l’ulteriore tesi “telogica”, cioè che la resurrezione di Cristo sia stata inventata per far coincidere gli ultimi fatti della sua vita coi passi dell’ Antico Testamento riguardanti il Messia: perché, per le concezioni ebraiche, la resurrezione dalla morte - per qualsiasi persona, non solo Gesù - era assolutamente impensabile, quasi una bestemmia (e infatti, i passi biblici che parlano del Messia non accennano minimamente a una sua Resurrezione post mortem).

Sia Riccardo Petroni che un giornalista specializzato in temi storico-religiosi come il cattolico Vittorio Messori (in Dicono che è risorto”, approfondito studio, edito da SEI nel 2000, che è parte della sua serie di saggi su Cristo) si soffermano molto sull’argomento che una costruzione “a tavolino” del racconto della Resurrezione sarebbe stata fatta davvero meglio. Messori in particolare, sulla circostanza - da pochi considerata - del rilievo che, in tutto il racconto, hanno le donne (Maria Maddalena e le altre): a maggior ragione considerando che, all’epoca, le donne non erano neanche ammesse a testimoniare in tribunale!

Altro argomento proposto a favore della Resurrezione, infine (dal tedesco Martin Dibelius,1883-1947, pastore protestante e docente di Teologia del Nuovo Testamento), è quello della "causa proporzionata”: secondo il racconto biblico, prima della Resurrezione gli apostoli e i discepoli se ne stanno nascosti impauriti, dopo le apparizioni di Gesù risorto diventano audaci. Una semplice truffa volontaria, insomma, non può aver spinto i primi cristiani a scendere in campo dedicandosi totalmente alla diffusione della nuova fede, cambiando completamente modo di vivere e rischiando addirittura la vita, da allora in poi, al punto di poter morire per una menzogna. Proprio la Resurrezione di Cristo sarebbe stata la causa di questo radicale cambiamento, proporzionata all'effetto ottenuto.

Non va dimenticato, infine, che lo stesso San Paolo (I Lettera ai Corinti, XV, 6-8), in una delle sue Lettere (testo, com’è noto, redatto prima dei Vangeli) parla esplicitamente di un’apparizione di Gesu’,dopo la Resurrezione, a ben 500 persone in una sola volta: persone di cui è verosmile pensare che la Chiesa di allora, ai suoi primissimi passi, abbia provveduto a stilare un preciso elenco, aggiornandolo periodicamente ogni qualvolta qualcuno di loro moriva.

In ultimo, non possiam che confermare, sulla Resurrezione di Cristo, quel che dicevamo prima, riprendendo quanto scrive sempre Riccardo Petroni: “per chi ha fede la resurrezione di Gesù è reale (“fisica” ed “in spirito”). Per chi invece non ha fede è comunque la resurrezione “delle sue idee”, incredibilmente antesignane della “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’ Uomo” (ONU, 10 dicembre 1948, N.d.R.)… In “ambedue i casi, ovvero che ci si creda o meno, Gesù ci propone con la sua “resurrezione”, dopo la morte in croce, la ricerca in noi di un “uomo nuovo”. Un uomo proiettato verso il futuro, che abbandona metaforicamente il suo “vecchio involucro”, ovvero il suo corpo, fatto di odio, violenza, vendetta, sopraffazione e crudeltà e lo lascia inchiodato su quella croce, in quanto zavorra”.






Questo è un articolo pubblicato il 05-04-2021 alle 17:44 sul giornale del 07 aprile 2021 - 236 letture

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