Roma ha ricordato, il 29 giugno, San Pietro e San Paolo: alla ricerca della verità storica

7' di lettura 30/06/2021 - Il 29 giugno è stata la festa cittadina di Roma, in onore dei Santi Pietro e Paolo. Ma quali luoghi, e quali resti archeologici, sono maggiormente legati, nell'Urbe, alla memoria di questi due giganti del Cristianesimo?

La celebrazione di questa festa è di antica origine cristiana: la data scelta è l'anniversario della morte dei due santi, o della traslazione delle loro reliquie. Festa concordataria sino al 1976, questa ricorrenza, con la riforma generale delle festività del 1977, è rimasta come festa patronale di Roma (mentre ad esempio in Svizzera, in quello che è il "Cantone italiano", cioè il Canton Ticino, è tuttora festa statale).

Non è possibile, ovviamente, parlare a fondo qui di queste due grandissime figure del Cristianesimo: le cui vite hanno avuto come punto focale il rapporto con Gesu' Cristo, Colui che - comunque si voglia definire la Sua figura, sul piano soprattutto della fede o, invece, solo storico - religioso - ha cambiato per sempre la storia..Diciamo solo che Pietro,,all'inizio noto come Simone, galileo di Betsaida (o, secondo altre fonti, di Cafarnao, sulle rive del Lago di Tiberiade, dove tuttora esiste una casa ritenuta, dalla tradizione, quella dell' apostolo), nel Vangelo piu' volte confermato da Gesu' come leader del nuovo movimento cristiano, secondo gli Atti degli Apostoli, nel 49- 50 d. C. incontra, a Gerusalemme, Paolo di Tarso. Il "Civis romanus", greco di cultura, reduce dalla folgorazione avuta da Cristo sulla via di Damasco, che l'ha portato a diventare uno dei suoi piu' ardenti seguaci. I due apostoli sono protagonisti del Concilio di Gerusalemme, che affronta la grossa questione se la nuova fede, oltre agli ebrei, possa accogliere (come del resto indicato da Cristo agli apostoli poco prima dell'Ascensione) anche pagani disposti a convertirsi. Pietro, che inizialmente ha pensato al Cristianesimo come semplice rinnovamento interno dell 'Ebraismo, è aderito poi alla tesi ecumenica, la piu' fedele agli insegnamenti di Gesu': che concretizzano una linea che oggi definiremmo di "Rivoluzione permanente" nonviolenta mondiale. Prevale decisamente la linea petrina, attenuata e mediata da Giacomo, che, essendo il responsabile della Chiesa cristiana di Gerusalemme, e' a più stretto contatto con gli ambienti ebraici: accesso anche ai pagani purché si adeguino a quelle norme e condizioni delle leggi mosaiche riconosciute e applicate anche dai cristiani - giudaici (non cibarsi della carne offerta nei sacrifici, divieto di matrimonio fra parenti, non mangiare animali morti per soffocamento, ecc.: non c'è bisogno della circoncisione).

Secondo il Padre della Chiesa Lattanzio, Pietro in seguito va Roma quando già e' salito al trono Nerone, dunque dopo il 54 D. C. (i due apostoli, leader del movimento cristiano, hanno capito che lo scontro decisivo col potere romano non può essere che nell'Urbe) . Ma stupisce la mancanza di riferimenti alla vita di Pietro a Roma negli Atti degli Apostoli (che, invece, narrano la permanenza di Paolo) e nelle lettere paoline ai Colossesi e a Filemone, nelle quali l'uomo di Tarso ringrazia i compagni che lo sostengono nella città. Altre notizie sugli avvenimenti dall'arrivo di Pietro nella città eterna sino al suo martirio sono nei testi apocrifi "Atti di Pietro" (composti in greco nella seconda metà del II sec.): di contenuto, però, abbastanza favolistico, poco fedeli alla realtà. Testimonianza comunque d'una devozione molto antica, che vedeva in Pietro il padre evangelizzatore della città eterna.

A Roma, Pietro viene arrestato nella persecuzione neroniana del 67d. C., e, secondo antiche tradizioni, rinchiuso all'interno del Carcere Mamertino (su cui poi sorgerà la chiesa di S.Pietro in Carcere). La tradizione non sembra, però, troppo fondata, perché il Mamertino era destinato a prigionieri che si dovevano custodire con attenzione (basti pensare a Giugurta e Vercingetorige), e non certo a un uomo come Pietro, che al momento era solo uno dei tanti immigrati nella capitale, assai meno noto al Governo romano di Paolo: a meno che Nerone non lo ritenesse talmente pericoloso da scatenare una rivolta della comunità cristiana. Benché non esistano prove certe della permanenza dell'apostolo nel carcere, la tradizione è comunque molto antica, e la trasformazione del carcere in chiesa si fa risalire al IV sec. d. C., con Papa Silvestro I.

E' importante ricordare che per Paolo, invece, prima dell'arresto nel 67. la permanenza a Roma era stata assai meno difficile: gli Atti degli Apostoli parlano d'un suo regime di "arresti domiciliari", guardato da un milite romano che, però, gli faceva, in definitiva, piu' da attendente che da carceriere. Quest'apostolo, del resto, era cittadino romano, ma la situazione potrebbe avvalorare la tesi - sostenuta nel tempo da alcuni studiosi - di possibili incontri segreti tra Paolo e Nerone, grazie alla mediazione del filosofo Seneca. Nei quali Paolo si sarebbe impegnato a portare avanti, nel cristianesimo da poco nato, una linea "morbida" verso l'Impero romano, annacquando parecchio il vino rivoluzionario nonviolento della nuova fede. L'ipotesi, osserviamo, è ancora oggi da dimostrare veramente: però è significativo che la celebre Lettera ai Romani (in cui Paolo quasi divinizza il potere politico) era stata già scritta vari anni prima, tra il 55 e il 58 d.C. (con probabile conoscenza, quindi, da parte delle autorità romane): ed anche che altre tradizioni parlano addirittura di un presunto viaggio di Paolo in Spagna e altri luoghi dell' Impero, a fini di predicazione, tra il 63 e il 65 d.C.

Fuggito dal carcere, Pietro si dirige verso la via Appia, ferito per la stretta delle catene, pensando inizialmente di fuggire dall' Urbe. e qui, ecco l'episodio, riportato da varie tradizioni, relativo all'incontro lungo la via Appia con Gesu', che lo invita a tornare a Roma per morirvi martire (sul luogo del presunto incontro, sarebbe poi stata eretta la chiesetta del "Domine, quo vadis?"). Catturato nuovamente dai soldati dell'imperatore, Pietro è crocifisso, secondo la tradizione trasmessa da Girolamo, Tertulliano, Eusebio e Origene, a testa in giù - per sua stessa richiesta - probabilmente sempre nell' anno 67 (benché l'autenticità di tale evento sia ancora oggi fonte di grande dibattito fra alcuni studiosi).

Un punto controverso è poi la questione se i due apostoli siano stati martirizzati nello stesso giorno e nello stesso anno. Il "Martirologio Romano" e testi delle Chiese orientali, nonché il "Decretum Gelasianum", tradizionalmente attribuito a Papa Gelasio(492-496), affermano: «Non in un giorno diverso, come vanno blaterando gli eretici, ma nello stesso tempo e nello stesso giorno Paolo fu con Pietro coronato di morte gloriosa nella città di Roma sotto l'imperatore Nerone»,: fissandone la data al 29 giugno dell'anno 67.

L'apocrifo "Atti di Pietro e Paolo" (dopo il IV secolo) riferisce che la decapitazione (modalità di esecuzione riservata appunto ai cittadini romani) di Paolo avvenne presso la via Ostiense lo stesso giorno della morte di Pietro, il 29 giugno. Ma la data deriva probabilmente dal fatto che il 29 giugno 258, sotto l'imperatore Valeriano (253-260), le salme dei due apostoli furono trasportate nelle Catacombe di S.Sebastiano, e solo quasi un secolo dopo Papa Silvestro I (314-335) fece riportare le reliquie di Paolo nel luogo della prima sepoltura.

Nel luogo dove secondo la tradizione avvenne il martirio paolino, le Aquæ Salviæ, in seguito fu edificata l'abbazia delle Tre Fontane (nei pressi dell'attuale EUR): mentre sul luogo del sepolcro è stata costruita la Bailica di S. Paolo. Per secoli il sepolcro era rimasto nascosto sotto al pavimento della Basilica: lavori archeologici svolti tra il 2002 e il 2006, sotto la guida dell'archeologo Giorgio Filippi, l' hanno finalmente riportato alla luce.

Testimonianze apocrife individuano, invece, il luogo della crocifissione di Pietro nei pressi dell'obelisco del Circo di Nerone (quello che anticamente si trovava all'esterno dell'attuale sagrestia della Basilica, ed ora è situato al centro di Piazza S.Pietro). L'apostolo fu sepolto nelle vicinanze dell'obelisco: Col ritorno delle sue spoglie in San Pietro, nel terzo secolo, fu eretta la sua tomba. Molti secoli dopo, durante gli scavi sistematici effettuati nelle grotte vaticane dal 1939 (fortemente voluti da Pio XII), fu individuata, in corrispondenza dell'altare della Basilica, un'edicola, poggiata su un muro intonacato di rosso, su cui era leggibile il graffito in caratteri greci “Πετρ(ος) ενι” (“Pietro è qui”), Con tutta probabilità, è questo il luogo effettivo della tomba dell'uomo di Cafarnao.






Questo è un articolo pubblicato il 30-06-2021 alle 11:14 sul giornale del 01 luglio 2021 - 141 letture

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