6 Gennaio: chi erano i Magi, visitatori di Cristo bambino e strumento della sua Epifanìa

7' di lettura 07/01/2022 - L'Epifania (nome completo: Epifania del Signore) è una festa cristiana che celebra la manifestazione di Dio incarnato in Gesù Cristo al mondo: la stessa festa nelle Chiese cristiane di riti orientali è nota con il termine equivalente di Teofania. Il termine "epifania" è presente anche nell'Islam, dove indica la comparsa, alla fine dei tempi, di persone chiamate da Allah a mettere fine alle ingiustizie e alle inadeguatezze umane.

Nelle Chiese cristiane occidentali, l'evento che esprime tale manifestazione è la visita a Gesù Bambino dei Magi, come rappresentanti simbolici di tutti i popoli della terra; nelle chiese orientali, invece, l'evento celebrato è il battesimo di Cristo, momento in cui Gesù adulto viene manifestato come Figlio di Dio dalla voce del Padre e dalla colomba dello Spirito Santo.La data della festa è il 6 gennaio, per le Chiese che seguono il calendario gregoriano, e il 19 per quelle - anzitutto l'ortodossa - che adottano il vecchio calendario giuliano (quello della riforma attuata, da Giulio Cesare, nel 46 a, C.; col calendario giuliano, appunto, anche il Natale cade in data diversa dal nostro 25 Dicembre, e cioè il 7 gennaio, comunque sempre 12 giorni prima dell'Epifania).

Il termine "Epifania" deriva dal greco antico, verbo epifàino (ἐπιφαίνω, che significa "mi rendo manifesto"), e dal sostantivo femminile epifàneia. Sin dai tempi di Giovanni Crisostomo (344/354 - 407 d. C., arcivescovo di Costantinopoli e teologo, tra i Padri della Chiesa), il termine assunse una valenza ulteriore, associata alla natività di Gesù. Nelle Chiese cattolica, anglicana e ortodossa è una delle massime solennità dell'anno liturgico, come Pasqua, Natale e Pentecoste, e per i cattolici è festa di precetto. In Italia, dal 1985 è nuovamente festività civile, dato il suo genuino radicamento popolare, che va al di là del solo aspetto religioso (e investe, com'è noto, anche la tradizione popolare della Befana: il cui nome deriva da "bifanìa" e "befanìa". corruzione lessicale di "Epifanìa").

Ma chi erano i Magi, che secondo il Vangelo di Matteo (capo II) e altre fonti, visitano Cristo bambino addirittura nella capanna - o grotta - di Betlemme? Magi è la traslitterazione del termine persiano antico magūsh, passato al greco màgos (μάγος, plurale μάγοι). Si tratta di un titolo riferito specificamente ai sacerdoti dello Zoroastrismo, tipici dell'Impero persiano: da intendere, nel caso dei Magi di Betlemme, come sapienti, saggi, anche scienziati, senza riferimenti alle arti magiche (anche se diversi dei Magi zoroastriani le praticavano)..

ll passo di Matteo - l'unica fonte cristiana canonica che parla dei Magi - non dice il numero esatto di questi visitatori , ma la tradizione più diffusa, basandosi sul fatto che vengono citati tre doni ("oro, incenso e mirra") parla di tre uomini. In realtà, il testo greco dello stesso Vangelo (opera sempre di Matteo, traduttore, in un secondo tempo, del suo testo originale in aramaico) non ne indica né il numero né tantomeno i nomi; parla solo di "alcuni Magi dall'Oriente" (μαγοι απο ανατολων, magoi apo anatolōn). Il testo non specifica neanche l'intervallo di tempo trascorso tra la nascita di Gesù e l'arrivo a Betlemme dei Magi. Dall'altro Vangelo di Luca (l'unico evangelista, insieme a Matteo, a parlare delle circostanze della nascita di Cristo), sappiamo che Giuseppe, Maria e Gesù rimasero a Betlemme 40 giorni, cioè sino alla presentazione del bambino al Tempio; non è chiaro se la visita dei Magi sia avvenuta prima o dopo quest'episodio. Secondo alcuni autori che hanno proposto l'armonizzazione degli eventi raccontati dai Vangeli (operazione piu' volte tentata dalla critica neotestamentaria, ma con scarso successo, data la divergenza di notizie, tra i 4 Autori, su alcuni punti importanti della vita di Gesu', e l'impostazione diversa di ogni Vangelo, secondo la platea dei destinatari), la visita dei Magi e l'immediata fuga in Egitto (al termine della quale, com'è noto, la famiglia di Gesù sarebbe rientrata a Betlemme) dovrebbero aver avuto luogo dopo la presentazione al Tempio. In contrasto con la tradizione liturgica, che lascia solo dodici giorni tra Natale e l'Epifania. Basandoci sul passo di Matteo che riguarda la Strage degli innocenti (II, 16), una delle poche cose certe, insomma, è che la visita sia avvenuta entro due anni dalla nascita di Cristo. Perché Erode, inizialmente informato, dai Magi in buona fede, sulla nascita di Gesu', decide di uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù.

Chiaramente, è difficile trovare prove storiche sicure di questo racconto, anche depurandolo dei particolari piu' inverosimili (come, anzitutto, la stella cometa che. guidando i Magi, si ferma proprio sulla capanna - o grotta - dove Maria l'ha deposto, appena nato, in una mangiatoia). L'esegesi storico-critica, a partire dal XIX secolo, ha proposto criteri abbastanza precisi per distinguere, nei Vangeli, i fatti storici probabilmente accaduti da altri racconti creati dalle primitive comunità cristiane o dagli stessi evangelisti: il cui fine nello scrivere i loro testi, non dimentichiamolo mai, non era storico nè giornalistico, ma essenzialmente teologico e kerigmatico.

Per alcuni studiosi, il racconto della visita dei Magi può essere nato da un avvenimento realmente accaduto e tramandato dalla tradizione, ma poi rielaborato da Matteo. Può ben esser successo che, nel clima di attesa messianica dominante la Palestina di allora, oppressa dai romani ma non dimentica delle antiche glorie, alcuni Magi, quasi sicuramente zoroastriani, appunto, dimoranti entro l'lmpero partico, retto dalla dinastia arsacide (246 a.C.- 224 d.C.) ed erede di quello persiano, avuta notizia da viaggiatori, o mercanti (ovviamente non a poche ore dal fatto), della nascita, come profetizzato dalla Torah, di un possibile futuro Messia a Betlemme, già patria del re Davide, abbiano deciso di mettersi in marcia per andarlo a conoscere, portandogli doni e prendendo contatti con la sua famiglia e suoi possibili, futuri, discepoli. Ma su tutto il resto (incontro dei Magi con Erode, strada indicata dalla stella, Strage degli innocenti, fuga della Sacra Famiglia in Egitto, ecc...), il condizionale è d'obbligo. Gli studiosi più legati alla tradizione, peraltro, anche se ritengono l'avvenimento storicamente accaduto, fanno comunque notare che non si tratta di un aspetto centrale della fede cristiana.
Molti autori - e anche esegeti, come il teologo cattolico e importante biblista USA Raymond Brown (1928- 1998), e il teologo protestante tedesco Rudolf Bultmann (1884 -1976), fautore d'una netta separazione tra il Gesu' storico e il Cristo della fede - ritengono che la narrazione della nascita di Gesù sia stata modellata su tradizioni ispirate all'Antico Testamento e alla nascita di Mosè (da qui il racconto di Matteo della permanenza in Egitto di Cristo adolescente, sorta di nuovo Mosè), a sua volta derivate da precedenti tradizioni di altri popoli; conseguentemente anche le figure dei Magi e della stella descritte da Matteo non sarebbero storiche. Anche il biblista Mauro Pesce, dal 1987 a lungo docente ordinario di Storia del Cristianesimo all'Università di Bologna, osserva che "tutto lascia pensare che la vicenda dei Magi sia solo un artificio letterario-propagandistico. Matteo scrisse intorno all’anno 80, quando la nuova religione si stava diffondendo fuori dalla Palestina. Probabilmente il suo vangelo volle lanciare un messaggio ai non-Ebrei, dicendo che Gesù si era rivelato anche e soprattutto a loro: infatti per gli Ebrei i magi erano «gentili», cioè pagani; eppure, secondo Matteo, seppero dell’arrivo del Messia prima del clero di Gerusalemme".

Infine, anche se non è citato nel Corano, il racconto dei Magi era ben conosciuto in Arabia. L'enciclopedista arabo al-Tabari, nel IX secolo, riferisce dei doni portati dai Magi a Gesu'. Attribuendo loro il simbolismo che ci è noto (oro, regalità di Cristo; incenso, il suo futuro sacerdozio: la mirra, pianta selvatica,usata nella preparazione dei corpi per la sepoltura, indica l'espiazione dei peccati attraverso la morte); e citando, come fonte, il tradizionista perso - arabo yemenita del VII secolo Wahb ibn Munabbin.






Questo è un articolo pubblicato il 07-01-2022 alle 10:26 sul giornale del 08 gennaio 2022 - 220 letture

In questo articolo si parla di cultura, roma, lazio, articolo, Fabrizio Federici

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