Via Acca Larenzia: 44 anni dopo, nessuno ha veramente pagato per quella barbara strage

6' di lettura 07/01/2022 - E' il gennaio 1978. In una Roma che da piu' d'un anno è quasi quotidianamente sconvolta - ancor piu' di altre città d'Italia teatro delle stesse vicende - dalla violenza politica, si sta mettendo lentamente (ma, come ormai sappiamo, non inesorabilmente: qualcosa si sarebbe potuto fare, per impedire quella tragedia!) in moto il diabolico meccanismo che, poco piu' di 2 mesi dopo, porterà alla strage di Via Fani.

Ma per il momento, non si parla ancora di "geometrica potenza" e di "attacco al cuore dello Stato": l'attenzione di forze dell'ordine, massmedia e "cossighiana" gente comune si concentra sugli scontri, spesso sanguinosi, tra opposti estremisti, rossi e neri. Fenomeno certo non nuovo, nella storia d'Italia: ma che da qualche anno, specie da quando il sistema politico sembra avvitato nell'empasse seguìta alle elezioni amministrative del '75 e politiche del '76 (che han visto la vittoria dell'opposizione che non può essere alternativa di governo, quella comunista), ha avuto un'escalation davvero preoccupante.

Dal 1973 in poi, Roma è stata teatro di un'incredibile sequenza di episodi di violenza politica, uno piu' grave dell'altro, il piu' delle volte sanguinosi. Ad aprile 1973, il tragico rogo di Primavalle (chi scrive, bambino nel 1968, ricorda ancora bene Mario Mattei, capofamiglia, segretario della sezione MSI di Primavalle, e il figlio Virgilio, che morirà nell'incendio insieme al fratellino di 8 anni, Stefano,.mentre si occupavano di ristrutturare la nostra casa di allora, vicino Piazza Tuscolo). Meno di due anni dopo, a febbraio del '75, l'uccisione dello studente greco Mikis Mantakas, militante del FUAN, colpito da due proiettili davanti alla sezione missina di via Ottaviano, in Prati, nel corso degli scontri per strada durante il processo proprio agli imputati per il rogo di Primavalle. Ancora, la mattina presto del 28 Dicembre 1977, sempre a Roma, un gruppo che si autodenomina "Nuovi Partigiani" uccide Angelo Pistolesi, 31 anni, missino che era stato presente, un anno e mezzo prima, ai tafferugli di Sezze Romano contro il comizio del deputato della Fiamma Sandro Saccucci, sfociati nella morte del giovane comunista Luigi Di Rosa, colpito dalle rivoltellate esplose a casaccio da un fedelissimo del parlamentare...

Verso le 18:20 del 7 gennaio 1978, un sabato, cinque giovani militanti missini, che si apprestano a uscire dalla sede del Movimento Sociale Italiano in via Acca Larenzia, nei pressi di Via delle Cave, per pubblicizzare con un volantinaggio un concerto del gruppo di musica alternativa di destra "Amici del Vento", sono investiti dai colpi di armi automatiche sparati da un gruppo di fuoco di cinque o sei persone. Uno degli attivisti, Franco Bigonzetti, ventenne iscritto al primo anno di Medicina e chirurgia, rimane ucciso sul colpo. Il meccanico Vincenzo Segneri, ferito a un braccio, rientra nella sede del partito e, insieme ad altri due militanti rimasti illesi, riesce a chiudere dietro di sé la porta blindata, sfuggendo all'agguato: ma altrettanto fortunato non è un altro giovane, lo studente diciottenne Francesco Ciavatta: che, pur ferito, tenta di fuggire lungo la scalinata vicino all'ingresso della sezione, ma, inseguito dagli aggressori, è colpito nuovamente alla schiena (morìrà in ambulanza durante il trasporto in ospedale).

Ma il pomeriggio di sangue e terrore non è finito: poche ore dopo, una folla sgomenta di attivisti missini organizza un sit - in di protesta sul luogo della tragedia. Qui, sembra per il gesto distratto di un giornalista (che avrebbe gettato un mozzicone di sigaretta nel sangue, rappreso sul terreno, di una delle vittime), nascono tafferugli e scontri che provocano l'intervento delle forze dell'ordine, con cariche e lanci di lacrimogeni. Secondo alcune testimonianze, i carabinieri sparano colpi in aria, mentre il capitano Eduardo Sivori spara ad altezza d'uomo: centrando in piena fronte l'altro missino, diciannovenne, Stefano Recchioni, militante della sezione di Colle Oppio, che morirà dopo due giorni di agonia. Inizialmente i compagni di partito delle vittime tentano di raccogliere firme per denunciare l'ufficiale, ma, sempre secondo varie testimonianze. i dirigenti del MSI rifiutano di testimoniare per non pregiudicare i buoni rapporti in corso con le forze dell'ordine. L'ufficiale sarà indagato, in seguito, per una denuncia presentata individualmente, in Questura, dalla futura terrorista dei NAR (nonche' compagna dell' ex - bravo bambino televisivo Giusva Fioravanti) Francesca Mambro. La catena tragica, putroppo, non è finita: alcuni mesi dopo, il padre di Francesco Ciavatta, Mario, portiere di uno stabile in via Deruta 19, si uccide per la disperazione bevendo una bottiglia di acido muriatico.

Secondo il politologo e storico Giorgio Galli, recentemente scomparso, l'agguato di Via Acca Larenzia potrebbe esser stato addirittura "commissionato" da elementi esterni al terrorismo politico, proprio con la finalità di elevare il livello dello scontro ideologico di piazza. Così, infatti, avvenne (a prescindere, sottolineiamo, dalla pur cruciale vicenda Moro, per la quale le BR si stavan preparando da almeno un anno e mezzo): dopo Via Acca Larenzia, giovani di destra e di sinistra continueranno a scontrarsi sanguinosamente per le strade d'Italia, con un'altra impressionante catena di morti di cui l'ultimo (?) anello sarà, il 2 febbraio 1983 a Viale Libia, l'aggressione all'altro giovane militante di destra Paolo Di Nella. Solo molti anni dopo, vari di questi ex - giovani, e con loro buona parte dell'opinione pubblica, capiranno d' esser caduti in pieno nella trappola di un potere che, dai primi anni '70, secondo la piu' cinica logica del "Divide et impera" spesso aveva alimentato artificiosamente lo scontro ideologico, e armato, tra le opposte fazioni per poter continuare a regnare indisturbato.

Per molti militanti neofascisti, comunque, le cose cambiarono totalmente dopo quel 7 gennaio 1978: molti di loro, proprio dopo gli avvenimenti di quel giorno, decisero infatti di intraprendere il percorso della lotta armata (come ha raccontato, ad esempio,,sempre la Mambro in un'intervista del gennaio 2008, rilasciata al "Corriere della sera"): stanchi della linea legalitaria e istituzionale del partito in cui militavano da anni. Fenomeno, del resto, perfettamente simmetrico a quello già in corso, da anni, a sinistra nell'area comunista: col passaggio di parecchi compagni alla rivoluzione violenta (o quantomeno, a un atteggiamento di ambigua condiscendenza nei confronti dei "compagni che sbagliavano").

E le indagini, su Via Acca Larenzia? Le prime non portarono a conclusioni di rilievo.Il capitano dei Carabinieri Sivori, inizialmente indagato per la morte di Recchioni, pochi anni dopo una perizia balistica a lui favorevole veniva prosciolto, dal giudice istruttore Guido Catenacci il 21 febbraio 1983, con sentenza di proscioglimento definitivo. Nel 1987, in seguito alle confessioni d' una pentita, Livia Todini, si arrivò all'arresto di cinque militanti di Lotta Continua, accusati per il duplice omicidio: Mario Scrocca, Fulvio Turrini, Cesare Cavallari e Francesco de Martiis.. Daniela Dolce, ultima accusata, scappò all'arresto fuggendo in Nicaragua (che, ricordiamo, tuttora non ha un trattato di estradizione con l'Italia);.Scrocca, il giorno dopo esser stato interrogato dai giudici, si toglieva la vita in cella, in circostanze sospette. Gli accusati, comunque, un po' come nel processo per la strage di Piazza Fontana,furono poi assolti in primo grado, per insufficienza di prove:

Una delle armi utilizzate nell'agguato, una mitraglietta Skorpion ("gemella", tra l'altro, di quella poi usata nel caso Moro), fu poi rinvenuta, nell'88, in un covo delle BR, in via Dogali a Milano..Gli esami balistici svelarono che quella stessa arma , dopo Via Acca Larenzia, era stata utilizzata in altri tre omicidi, firmati dalle Brigate Rosse: quello dell'economista Ezio Tarantelli nel 1985, dell'ex - sindaco di Firenze Lando Conti, nel 1986, e dell' accademico e senatore democristiano Roberto Ruffilli, nel 1988. E da allora, tante altre pagine si sono aggiunte, al "Libro nero della Repubblica".






Questo è un articolo pubblicato il 07-01-2022 alle 10:27 sul giornale del 08 gennaio 2022 - 238 letture

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