A Roma, con l'UNETCHAC, la mostra del fotografo Mohamed Keita sui bambini vittime di conflitti armati

4' di lettura 09/03/2022 - “La mostra di Mohamed Keita assume oggi un significato estremamente attuale alla luce di quello che sta accadendo nel Mondo, e considerata la volontà degli esseri umani di auspicare la pace e una buona convivenza, specie per i bambini. Stiamo lavorando molto ma c’è ancora tanto lavoro da compiere per essere portatori di una cultura di convivenza pacifica. In tal senso, questa mostra ha un valore ancor più profondo”.

Così Andrea De Priamo, Vicepresidente della Commissione Cultura del Comune di Roma, ha introdotto la Conferenza Stampa “Networking for a brighter future! Women and girls in the Sub- Saharan Africa: Transforming Education for a Sustainable Future”, organizzata dall’Universities Network for Children in Armed Conflict - UNETCHAC , Rete di Università e altre istituzioni culturali che da tempo si batte contro il coinvolgimento dei minori nei conflitti armati, in collaborazione con l’Istituto di Studi Politici “S. Pio V” e l’Accademia della Legalità.

Quasi in concomitanza con l'8 Marzo, l’evento, svoltosi presso la Sala del Carroccio del Campidoglio, è stato il primo lancio della mostra del Fotografo Mohamed Keita, dedicata alle giovani donne e ai minori che, a causa di questi conflitti, sono vittime di abusi e continuano ad essere privati dei loro diritti fondamentali. “Il Ministero degli Affari Esteri lavora attivamente con l’Universities Network e, insieme alla Rappresentanza Permanente d'Italia presso le Nazioni Unite a New York presenteremo questa mostra nell’ambito della 66° Commissione sullo Status delle Donne (CSW), il principale forum internazionale sui diritti delle donne”, ha dichiarato, in rappresentanza del MAECI, il Ministro Plenipotenziario Gianluca Alberini. “Sono le scene di guerra a cui assistiamo quotidianamente - prosegue - e la devastazione nel cuore dell’Europa, che minaccia soprattutto i bambini, che ci spingono ancora di più a lavorare per assicurare la loro protezione. La mostra di Mohamed Keita è un esempio incoraggiante di come anche la più dolorosa storia di vita possa diventare un modello positivo per far riflettere sulla difesa dei diritti umani e della pace. L’Italia intende riaffermare il proprio impegno sull’empowerment femminile come asset essenziale per la cooperazione e la costruzione di un futuro sostenibile”.

A portare i saluti del Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, l’Assessore alle Politiche Sociali e alla Salute Barbara Funari: “Ci auguriamo di poter ospitare presto questa mostra presso una sede capitolina. Ribadiamo il nostro lavoro come Amministrazione Comunale per la pace. Oggi stiamo mettendo in campo un’accoglienza ancor più solida nei confronti dei rifugiati dall’Ucraina. La fotografia è un altro importante strumento per insistere in questo lavoro, per non scoraggiarsi mai e portare avanti un messaggio di pace che troppo spesso abbiamo dato per scontato”.

"Sono nato in Costa d’Avorio nel 1993", spiega Mohamed Keita. "A 14 anni ho dovuto lasciare il mio Paese nel pieno della guerra civile e iniziare, da solo, un lunghissimo viaggio attraverso la Guinea, il Mali, l’Algeria, il Sahara, la Libia e Malta, per arrivare in Italia nel 2010, a 17 anni. Grazie alla frequentazione del centro diurno per minori "Civico Zero" di Roma, ho scoperto un' innata vocazione come fotografo e così ho iniziato la mia carriera artistica.Nel 2017 ho aperto un laboratorio fotografico per bambini di strada in Mali, e, da alcuni anni, seguo i ragazzi del centro Civico Zero. “Spesso i bambini e le donne che hanno un ruolo molto importante nella società vengono ignorati in situazioni di conflitto”, prosegue il protagonista dell’evento (che al suo attivo ha già la partecipazione a varie importanti mostre di fotografia, tra cui una anche,al Complesso del Vittoriano, nel 2014). “Ci sono passato e ho imparato molto. Ho cercato di trasformare il negativo che ho vissuto in positivo. Siamo ad un punto dove bisogna pensare che ogni vita umana persa è un dramma. Per questo, è fondamentale la condivisione. Non cerco di essere solo un fotografo, ma di mettermi sempre dalla parte dei soggetti delle foto. Una vera pace nel mondo e un tetto per tutti, mi ha detto un senzatetto conosciuto nella strada. Oggi voglio trasmettervi il suo messaggio. Spero davvero che unendo le nostre forze riusciamo a portare la pace nel mondo”.


“Il mondo accademico che lavora con i giovani - che sono il futuro - non poteva non essere sensibile al tema dei bambini in conflitto armato. Per questo è nato il Network, per questo, prosegue la nostra azione, come un moltiplicatore di forze per proteggere questi bambini”, ha dichiarato la prof. Laura Guercio, Membro del Comitato di Coordinamento dell’Universities Network. Con la moderazione della saggista Loredana Cornero, sono inoltre intervenuti Paolo De Nardis, Presidente Istituto di Studi Politici “San Pio V”; Fausto Pocar, Prof. Emerito Università di Milano e Membro del Comitato di Coordinamento UNETCHAC; Maria Cristina Federici (Università di Perugia), Isabella Gambini, Editrice; Simona Lanzellotto, Presidente di L.AW International e Membro del Comitato Organizzativo UNETCHAC; Paola Vegliantei, Presidente dell'Associazione Accademia della Legalità; Janet Serwah Boateng (Università di Cape Coast, Ghana), Thielo Souleymane Barry (Università di Guinea, Conakry).

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Questo è un articolo pubblicato il 09-03-2022 alle 10:48 sul giornale del 10 marzo 2022 - 216 letture

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